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Sigfrido Ranucci torna su Raitre con “Report”

A partire da lunedì 21 ottobre dieci puntate (una in più rispetto allo scorso anno) ricche di inchieste che spaziano tra diversi argomenti

Foto: Sigfrido Ranucci

17 Ottobre 2019 | 09:00 di Simona De Gregorio

Sarà una stagione lunga e impegnativa quella che attende Sigfrido Ranucci. A partire da lunedì 21 ottobre il conduttore di "Report" torna su Raitre con dieci puntate (una in più rispetto allo scorso anno) ricche di inchieste che spaziano tra diversi argomenti: dalla politica all’ambiente, dal lavoro alla salute.

Sigfrido, ci saranno cambiamenti?
«Abbiamo un nuovo studio con uno schermo più grande poiché l’immagine ha una forte valenza informativa e aiuta a comprendere meglio alcuni passaggi delle nostre inchieste più complesse».

Ci può anticipare gli argomenti della prima puntata?
«Parleremo di come viene gestito il Colosseo, dove finiscono i soldi dei biglietti venduti ai visitatori. Da lì analizzeremo la qualità delle cialde di caffè. Per concludere con lo scandalo “Moscopoli” (i presunti finanziamenti russi alla Lega,ndr) di cui mostreremo documenti e mail inedite».

Quali sono i temi che interessano di più ai telespettatori?
«Il pubblico ha una forte esigenza di verità su ciò che accade nel nostro Paese. E poi il tema del lavoro e della salute sono sicuramente molto sentiti».

Cos’ha Report rispetto ad altri programmi di inchiesta?
«La nostra caratteristica distintiva è il taglio più profondo, andiamo alla ricerca dei responsabili, facciamo nomi e cognomi. E questo a volte si “paga”: basta vedere le querele infondate che riceviamo».

Gira voce che lei potrebbe lasciare la Rai. Cosa c’è di vero?
«Non nego che ci siano stati interessi esterni alla Rai nei miei confronti. Ma io qui mi sento libero e vorrei che Report diventasse sempre più centrale nel palinsesto perché è un patrimonio pubblico».

Si sente mai sotto inchiesta?
«Sempre. E il primo a farlo sono io: mi faccio mille domande, mi pongo mille dubbi. Portare la verità in tv è una responsabilità enorme».