Home TvProgrammiSilvia Toffanin: «Verissimo è un abito cucito su misura per me»

Silvia Toffanin: «Verissimo è un abito cucito su misura per me»

Ci spiega perché è così affezionata al suo talk show del sabato, che riapre il 15 settembre: «Qui ormai mi sento a casa». «Da noi c’è un clima accogliente, dove ci si può confidare» dice la conduttrice del programma pomeridiano di Canale 5

Foto: Silvia Toffanin presenta «Verissimo» dal 23 settembre 2006. Questa è la sua 13a edizione  - Credit: © Pier Paolo Ferreri

06 Settembre 2018 | 14:17 di Paolo Fiorelli

«Qual è l’ospite dei miei sogni? Le sembrerà pretenzioso e forse irraggiungibile, ma sogno d’intervistare la Regina Elisabetta». Certo che Silvia Toffanin e «Verissimo» puntano in alto. Ma visto che «per il momento la Regina non concede interviste...», e in attesa che casa Windsor cambi politica, al programma arriverà un altro re: quello di Roma. Ovviamente parliamo di... «Francesco Totti! Racconteremo la sua vita da calciatore, dirigente, padre, marito. Perché Francesco è un campione non solo sul campo, ma anche nella vita». Quello dell’ex capitano della Roma è il primo nome di una lunga serie di personaggi dell’attualità, dello sport e dello spettacolo che faranno visita a Silvia Toffanin nel talk show del sabato televisivo, cioè a «Verissimo», che riparte il 15 settembre. Ma prima resta ancora qualche giorno di ferie...

Silvia, siamo agli sgoccioli: come sono andate queste vacanze?
«Benissimo, le ho passate al mare. Mi sono rilassata e mi sono goduta appieno la mia famiglia ».

E niente social. Possibile che non posti neanche una fotuccia su Instagram?
«Non ho nessun profilo personale sui social perché sono molto riservata e poi, in confidenza, credo che a nessuno interessi sapere cosa mangio a pranzo, dove sono stata a cena o che esercizi faccio in palestra. Soprattutto, e qui divento seria, sono molto protettiva nei confronti della mia vita privata: da mamma le dico che non pubblicherò mai una foto dei miei figli sui social».

C’è pure chi l’ha paparazzata scrivendo che sarebbe «in dolce attesa» per via di un «pancino»...
«Forse hanno sbagliato persona, ma restiamo sempre in famiglia! È mia sorella Dayana che ha avuto una bambina. Sono diventata zia per la seconda volta!».

Adesso si riparte. Come affronta il passaggio dalle ferie al lavoro?
«Ci pensano i bambini a rimettermi in riga, con la sveglia alle 7 per portarli a scuola. Quest’anno Sofia comincia con l’asilo e Lorenzo farà la terza elementare».

Non sarà mica una di quelle mamme che fa i compiti al posto loro?
«Questo no, però mi piace seguirli. Sono più il tipo “mamma-organizzatrice”. Quella che dice: “Entro venerdì devi arrivare a pagina 30”».

E con «Verissimo» dove vuole arrivare? Siamo a 12 anni di conduzione, oltre 400 puntate e più di 2.000 ospiti intervistati.
«Dopo tanti anni “Verissimo” è ormai come un vestito fatto su misura per me. A chi mi chiede: sempre e solo “Verissimo”?, rispondo: “Sì, perché qui mi sento a casa”. Negli anni abbiamo costruito un rapporto di fiducia con gli ospiti e possiamo scegliere che temi trattare».

È così importante?
«Certo. Prenda tutte le polemiche sulle molestie. Dopo un’attenta valutazione, abbiamo scelto di non parlarne».

Perché?
«È un argomento troppo delicato. Non si scherza quando c’è di mezzo la vita delle persone e la loro rispettabilità. Magari trattando il tema in modo malizioso, pensando agli ascolti… No, non mi sembra corretto: meglio evitare di dare voce a certe accuse finché la giustizia non ha fatto chiarezza.

Chiarissima. Su cosa si concentrerà invece?
«Cercheremo ancora una volta di realizzare interviste che siano racconti di vita veri e sinceri. Chi è già venuto a “Verissimo” sa che troverà un clima accogliente in cui ci si può aprire, senza forzature, perché il rispetto per l’ospite per me e la mia squadra è imprescindibile».

Allora è meglio intervistare un ospite che ritorna o uno che si presenta per la prima volta?
«Sono due cose diverse. Con i “nuovi” c’è l’entusiasmo di scoprirli. Per esempio, nella scorsa stagione, Gianni Morandi mi ha travolto con la sua generosità, Shakira con la sua dolcezza, Carla Bruni con la sincerità... Con i “vecchi” invece c’è la magia di vederli crescere e cambiare. Penso a Emma, ad Alessandra Amoroso o ad Annalisa: la prima volta erano ragazzine timide, adesso sono donne e artiste forti, sicure di sé».

Vengono tutte da «Amici». Continuerà il «rapporto privilegiato» con i talent e i reality show?
«Sì, certo. Partiremo seguendo le vicende della versione vip di “Temptation Island”, e poi il “Grande Fratello Vip” e “Amici”. È sorprendente vedere come i personaggi cambiano dopo aver partecipato a questo tipo di programma. Arrivano in studio e li ritrovo cresciuti, più rilassati, a loro agio».

Finiamo con un gioco? Io le dico una coppia di aggettivi e lei sceglie quello in cui si riconosce di più. Per esempio... disciplinata o ribelle?
«Disciplinata. Vengo da una famiglia veneta vecchio stile: lavoro, serietà e messa alla domenica. La fase da ribelle l’ho avuta da ragazzina: reclamavo il diritto di poter tornare a casa dopo mezzanotte».

Decisa o indecisa?
«Sono decisa nelle cose importanti della vita, ma indecisa su quelle piccole, come scegliere un ristorante».

Emotiva o distaccata?
«È come nelle interviste a “Verissimo”: cerco di controllarmi finché posso, ma poi lascio vincere la commozione».

Ora però scusi se ci torno su, ma continuo a chiedermi... perché proprio la Regina Elisabetta?
«Perché è un’icona, un simbolo di donna forte e determinata e anche un esempio di modernità. Lo dimostra il “royal wedding” di Meghan e Harry d’Inghilterra, che abbiamo seguito con una puntata speciale di “Verissimo” (che ha toccato picchi d’ascolto record: 5.700.000 spettatori e il 28,33% di share, ndr)».

Sì però quei cappellini...
«Sono perfetti per lei. La regina non ha bisogno di seguire la moda, lei ha il suo stile unico e inimitabile».

Anche lei si è creata il suo stile.
«Grazie. Mi piace essere elegante e comoda. Niente minigonna e niente scollature esagerate. Mi vesto come se dovessi andare ospite io nelle case degli italiani. Che poi è quello che faccio ogni sabato, no?».