Stefano Accorsi su Prime Video in “Celebrity Hunted 2”: «Io corro più veloce»

Bisogna saperlo inseguire. In tv, al cinema, ma anche per intervistarlo

Stefano Accorsi  Credit: © Pigi Cipelli
17 Giugno 2021 alle 08:14

Stefano Accorsi bisogna saperlo inseguire. In tv, nella nuova edizione di "Celebrity Hunted", al cinema quando è Loris, che in “Veloce come il vento” (pluripremiato) sgasa nel campionato GT, ma anche per intervistarlo. Comunque sia, bisogna saper stargli dietro. E noi ci proviamo.

L’“inseguimento” comincia alla sede della Mondadori di Segrate (MI) dove sono state scattate le foto della copertina di Sorrisi n.24 in cui impersona perfettamente la figura dell’“action man” che vedremo su Amazon Prime Video nelle sei puntate del reality. Tra una foto e l’altra gli facciamo qualche domanda.

Stefano, perché hai deciso di fare “Celebrity Hunted”?
«Già da ragazzo ho sempre amato confrontarmi con modi differenti di comunicare. Se ci pensi, sono diventato famoso per la pubblicità di un gelato. Quindi mi piace farmi sorprendere dalle cose. Avevo visto alcune puntate della prima edizione e poi naturalmente per intero e ho capito che era un format innovativo, attraverso il quale si poteva raccontare qualcosa di sé che diversamente non sarebbe stato facile far venire fuori. E poi avevo voglia di divertirmi. E così è stato».

Si è rivelato faticoso?
«Sono stati 14 giorni intensi e ogni giorno ho cambiato luogo, quindi sicuramente è stato stancante. Inoltre gli inseguitori corrono come delle schegge, quindi nonostante io sia allenato e piuttosto veloce, non sono mancati i momenti in cui sono riuscito a sfuggire alla cattura per un soffio».

Ma, come dicevi, è stato molto divertente…
«Ah, sì, mi ha permesso di passare del tempo con amici che non vedevo da tempo e che mi hanno aiutato nella fuga, utilizzando ogni tipo mezzo, auto, moto, cavalli, un mezzo speciale a sei ruote motrici con cui abbiamo guadato un fiume. Insomma, credo che l’unica cosa che mi sono fatto mancare è il lancio col paracadute».

Come nasce la tua passione per i motori?
«Da un mio cugino meccanico che, quando ero ancora bambino, mi spiegava, disegnando sulla sabbia, cos’erano una biella o un pistone. E poi quando è arrivata la mia prima moto, un Fantic Caballero 50 che per me significava “libertà”».

Tornando a “Celebrity Hunted”, qual è il luogo più strano dove ti sei nascosto?
«In una fattoria in cui c’era una sorta di stalla-magazzino con pelli di pecora appese e davvero poco altro. Lì ho passato una notte davvero surreale».

Alla fine di questa esperienza, se dovessi dare qualche consiglio a chi volesse sparire per un po’, quali sono le regole da seguire?
«Sicuramente spegnere subito il telefono, anzi abbandonarlo, perché è rintracciabile anche da spento. Poi non andare in luoghi in qualche modo riconducibili a te. Infine, per il sostentamento devi fare un prelievo di contanti all’inizio, sapendo che individueranno subito la tua posizione dal bancomat. E poi correre. Dopo, puoi solo venderti degli oggetti che hai con te».

Nel frattempo è uscito il tuo libro, “Album Stefano Accorsi”, un volume di grande formato, 25,5X35,5 cm, pieno di foto inedite (Ed. Gruppo Editoriale, 25 euro) in cui racconti un po’ la tua vita fino a oggi, e contiene tante riflessioni importanti. E si parla anche di fuga, anche se più metaforicamente. Quella da Bologna per spiccare il volo nel tuo lavoro. E poi quella dall’Italia verso la Francia quando il successo, dopo “L’ultimo bacio” e “Le fate ignoranti”, era tale da rischiare di perdere un po’ l’equilibrio. Ma come dice Freccia nel tuo film diretto da Ligabue: «Da te stesso…».
«“…non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx»”. Sì, è così. E anche il fatto di concentrarmi così tanto nel lavoro, che certo amavo e amo molto, era anche un modo per distrarmi da altre cose. Cose con cui comunque prima o poi devi confrontarti. E grazie anche a queste fughe adesso mi sento molto diverso da allora».

Diverso in che cosa?
«Per esempio, ho cambiato approccio nel modo di vivere il mio lavoro. Mentre in passato mi è capitato di dire tanti “no”, adesso sono più aperto a valutare progetti anche molto diversi tra loro, come “Celebrity Hunted”, la direzione artistica della Fondazione Teatro della Toscana, le fiction, la regia del mio primo cortometraggio, la mia collaborazione con Peugeot che dura ormai da dieci anni e che mi coinvolge anche in veste creativa, il progetto di “Sogno Azzurro”…».

A questo punto il tempo è scaduto perché, finite le foto, Stefano deve scappare. Ma la nostra conversazione non è terminata, quindi l’inseguimento continua e questa volta il luogo in cui lo intercettiamo è uno storico bar milanese. Ci accomodiamo ai tavolini nel dehors e proseguiamo.

Stavamo parlando di “Sogno Azzurro”, la docufiction in cui fai da narratore e racconti il percorso di avvicinamento dell’Italia a questi Europei. Com’è nata l’idea?
«È una proposta che mi è arrivata poco tempo fa e io, anche se di solito non sono un grandissimo tifoso di calcio, i Mondiali e gli Europei non me li perdo mai. Il progetto mi è piaciuto da subito e farlo su Raiuno mi permette di parlare a persone appassionate di calcio ma non solo. Quindi non ho esitato».

Il tuo rapporto col calcio com’è?
«Come dicevo, non sono un tifoso sfegatato ma mi piace guardare le belle partite, lo faccio anche con mia moglie Bianca. Ma se devo scegliere uno sport da seguire in tv la mia passione è un’altra».

Cioè?
«Gli sport di combattimento, li guardo spesso su Internet. Io ho fatto judo sia da piccolo sia in seguito, ed è, come molte arti marziali, uno sport che va al di là dell’aspetto meccanico e muscolare, ma si regge su una vera e propria filosofia che lo rende affascinante».

Avevamo accennato al tuo libro “Album Stefano Accorsi”. Com’è nata l’idea di farlo?
«L’idea iniziale era quello di fare una raccolta di foto inedite, da qui il titolo, con brevi spiegazioni. Ma poi andando avanti e chiacchierando con Malcom Pagani, il giornalista che l’ha curato, mi è venuta voglia di raccontare non solo il backstage di certe scene, ma il backstage della mia vita e di 30 anni di carriera più in generale. Anche perché mi sono reso conto che alcune persone hanno un’immagine di me come di un attore serio, austero, cosa che io non sono, o meglio ho anche tante altre sfaccettature. E questa mi sembrava un’opportunità per offrire anche altri punti di vista, più privati».

E il ricavato di questo libro sarà destinato a una causa molto importante.
«Esatto. Il ricavato sarà devoluto ai genitori di Giulio Regeni (il ricercatore torturato e ucciso al Cairo nel 2016, per il quale quattro alti funzionari dei servizi segreti egiziani sono stati rinviati a giudizio, ndr) che dovranno sostenere molte spese di trasporto per il processo che si svolgerà a Roma e loro vivono in Friuli-Venezia Giulia».

Ma il tempo ancora una volta ci impedisce di portare a termine la nostra conversazione, Stefano deve andare sul set. Sì, perché la notizia è che sta girando una nuova fiction per Raiuno e proprio in questi giorni stanno filmando a Milano. Quindi mi promette che nella pausa delle riprese mi chiamerà per finire di parlare e raccontarmi di questa novità.

Ed eccoci all’ultimo atto del nostro inseguimento. Questa volta lo raggiungiamo telefonicamente, sul set e gli chiediamo di spiegarci cosa racconta la fiction.

«È una fiction che è tratta da un format israeliano, ma che è stato già proposto anche negli Stati Uniti (“Your Honor”, disponibile su Sky, ndr), in Francia e in Germania. È la storia di un giudice integerrimo che si trova nella situazione di dover coprire un’azione grave del figlio, che per questo rischia la vita. E questo giudice, con tutti i dilemmi morali che ne scaturiscono, si trova a dover proteggere il figlio per salvargli la vita».

Dov’è ambientata?
«In gran parte a Milano, dove verranno effettuate quasi tutte le riprese. E questo mi piace per tanti motivi, tra cui quello di poter stare con la mia famiglia, cosa insolita per me durante le riprese. Inoltre il regista, Alessandro Casale, sta facendo un grande lavoro anche a livello fotografico e sono sicuro che il risultato sarà sorprendente».
Abbiamo iniziato parlando di fughe e allora ti chiedo: ora dove “scappi”?
«Adesso scappo a girare, perché la troupe mi sta aspettando e qui il tempo è prezioso».

"Celebrity Hunted 2", dal 18 giugno

Dopo il successo della prima edizione, vinta a pari merito dalla coppia Claudio Santamaria e Francesca Barra e da quella formata da Fedez e Luis Sal, torna “Celebrity Hunted - Caccia all’uomo”. Il meccanismo del “real-life thriller” prodotto da Endemol Shine Italy rimane invariato. E prevede che un gruppo di celebrità, partendo quest’anno da Piazza San Marco a Venezia, si dia alla fuga in lungo e in largo per l’Italia nel tentativo di conservare l’anonimato e la libertà per 14 giorni, con pochissime risorse economiche.

Sulle loro tracce vengono sguinzagliati alcuni tra i più noti e abili analisti e investigatori professionisti, esperti di sicurezza informatica, psicologi criminali e pedinatori, provenienti dalle Forze dell’ordine e dai servizi segreti militari. I “cacciatori” possono utilizzare qualsiasi mezzo legale per rintracciare le celebrità, come per esempio tracciamenti telefonici, telecamere di videosorveglianza, sistemi di riconoscimento delle targhe e molto altro.

Per vincere, i fuggitivi devono raggiungere, senza farsi prendere, il “punto di estrazione” che può essere in qualsiasi luogo d’Italia e viene comunicato solo a loro 48 ore prima dello scadere del 14° e ultimo giorno di fuga. Il montepremi di 100 mila euro sarà devoluto in beneficenza a un ente scelto dal vincitore.

Le celebrità in fuga sono: Stefano Accorsi, Vanessa Incontrada, Diletta Leotta, le cantanti Elodie e M¥ss Keta in coppia, e Achille Lauro insieme con il chitarrista e produttore discografico Boss Doms. Per vedere “Celebrity Hunted” basta abbonarsi ad Amazon Prime Video il cui costo (che include altri servizi Amazon) è di 36 euro l’anno o 3,99 al mese. I primi 30 giorni sono gratuiti. Le prime tre puntate saranno disponibili dal 18 giugno le ultime tre dal 25.

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