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Stella Pende torna su Rete 4 con “Confessione Reporter”

Da martedì 4 giugno in seconda serata su Rete 4 arrivano cinque nuovi episodi

Foto: Stella Pende

04 Giugno 2019 | 09:00 di Matteo Valsecchi

«Alla vocazione non si comanda». Una frase che Stella Pende ama spesso ripetere. E quella passione che la fa viaggiare in ogni angolo del mondo ancora non si è spenta. Così da martedì 4 giugno in seconda serata su Rete 4 arrivano cinque nuovi episodi di "Confessione Reporter". La prima meta sarà il Giappone.

Cosa ci racconterà da lì?
«Una vicenda dolorosissima che riguarda i padri divorziati. In Giappone ce ne sono milioni a cui vengono sequestrati i figli. Questo perché le famiglie delle madri ignorano diritti umani e leggi, ma seguono una tradizione che non prevede di andare in tribunale per decidere i termini dell’affidamento. Una realtà sconosciuta che abbiamo scoperchiato per caso...».

Ci racconti, com’è andata?
«Ero dal mio parrucchiere quando ho visto un signore magro, molto provato. Si chiama Toni. Gli ho parlato e ho scoperto che anche lui era una vittima di questa brutalità. Così siamo andati insieme a Tokyo e Nara, dove abbiamo indagato per trovare sua figlia. Fortunatamente ci siamo riusciti e li abbiamo fatti incontrare. È stato emozionante!».

Intanto Confessione Reporter è arrivato alla 12ª edizione...
«Rimango attaccata all’illusione di poter accendere una piccola luce su mondi che non sono illuminati. Mi basta anche un solo spettatore in più per essere felice».

Ma un viaggio di puro piacere riesce a farlo di tanto in tanto?
«Mai! Mio figlio Nicola mi dice sempre: “Prima o poi cambio madre”. Per esempio adesso vorrei partire per il Kenya per investigare sul caso della volontaria Silvia Romano, rapita lo scorso novembre. Un giorno magari andrò in Australia per una semplice vacanza, ma sono convinta che anche lì troverei un reportage da realizzare».

Qual è il sogno ancora irrealizzato?
«Sono ossessionata da Osama bin Laden e dalla sua famiglia. Io fui l’unica a riprendere le grotte in cui si nascondeva prima di essere ucciso. Quello che manca, però, è scoprire dove sono fuggiti la giovane moglie e i figli. So che sono in Pakistan e da anni li sto cercando. Sono loro la mia Moby Dick (dall’omonimo romanzo di Herman Melville, ndr).».