Home TvProgrammi«Superquark»: Piero Angela torna con nove puntate inedite

«Superquark»: Piero Angela torna con nove puntate inedite

Colonna portante della televisione italiana, re dei divulgatori, maestro di chiarezza su qualsiasi materia: dall’archeologia alla natura, dalla storia alla tecnologia, dall’economia alla scienza, anticipa a Sorrisi le novità

Foto: Piero Angela

28 Giugno 2018 | 13:54 di Giusy Cascio

Colonna portante della televisione italiana, re dei divulgatori, maestro di chiarezza su qualsiasi materia: dall’archeologia alla natura, dalla storia alla tecnologia, dall’economia alla scienza. Piero Angela, 89 anni portati con garbo, torna dal 4 luglio su Raiuno con un ciclo inedito di «Superquark» in nove puntate. E, durante una pausa in studio, anticipa a Sorrisi le novità.

Quali argomenti approfondirà quest’estate?
«Iniziamo con una serie della Bbc appena uscita, che in Gran Bretagna ha fatto il 41% di share e 10 milioni di spettatori. Si chiama “Blu Planet” ed è un’avventura alla scoperta dei mari, degli oceani, degli abissi. Esploreremo i tropici, gli atolli corallini, i poli ghiacciati. Incontreremo polpi e carangidi giganti. Grazie a speciali telecamere subacquee all’avanguardia (vedi le immagini nella pagina accanto, ndr), sembrerà di “cavalcare” gli squali, ripresi da molto vicino. La serie dura sette puntate. Nelle altre due serate, in apertura di trasmissione ci occuperemo del Messico selvaggio. Una scelta inedita, dato che in genere quando si parla di Messico in tv vediamo le piramidi, i deserti, i riti ma mai la natura rigogliosa. E poi c’è mio figlio Alberto, con i suoi servizi».

Quanti?
«Ne sta finendo di girare quattro, tra Bologna, Napoli e altri importanti siti italiani di grande interesse storico e archeologico».

Sono confermate anche le rubriche fisse?
«Sì, parleremo di storia con il professor Alessandro Barbero, di sessualità medica con il professor Emmanuele Jannini, di tecnologia con il direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia Roberto Cingolani e di alimentazione con la nutrizionista Elisabetta Bernardi. Naturalmente ci saranno gli esperimenti scientifici del fisico Paco Lanciano. Poi, qua e là, lanceremo le nostre “pillole”: notizie flash dal mondo scientifico internazionale. Sono piccole curiosità che faranno da cuscinetto tra i servizi. Lo facciamo anche per tenere alta l’attenzione, guai se chi ci segue inizia a sbadigliare».

Si è parlato molto di uno speciale sulla musica. Di che si tratta?
«Sì, è vero. Quest’anno occuperemo pure la seconda serata (ride)! Finito “Superquark”, inizia “Superquark Musica”, un viaggio insolito tra gli strumenti musicali. La prima puntata è dedicata al pianoforte. Mostreremo come viene costruito un “gran coda”, ospiteremo concertisti virtuosi e io, che sono un discreto pianista jazz, farò un breve duetto con un clavicembalista su un pezzo di Scarlatti. Poi parleremo di violino con Uto Ughi, di tromba con Paolo Fresu... Suonerò sempre un po’, accompagnando lo strumento in questione di puntata in puntata».

Che generi musicali?
«Jazz e classica. In studio avremo anche due critici musicali d’eccezione: Adriano Mazzoletti e Giovanni Bietti. “Superquark Musica” dura cinque puntate. Nelle altre quattro, in seconda serata, proponiamo “Superquark Natura” con un bel documentario sulla caccia».

Fra tutti gli speciali «figli di Quark», a quale è più affezionato?
«Ne ho fatti così tanti... Direi a quelli realizzati nel corso degli Anni 80 e 90. Il viaggio nel corpo umano, dove diventavo piccolo piccolo e mi infiltravo come un batterio. O “Il pianeta dei dinosauri”, che meraviglia! Mi ricordo che abbiamo realizzato 56 modellini. E senz’altro anche “Viaggio nel cosmo”, girato in assenza di gravità come nelle stazioni spaziali. Ci sono affezionato perché sono stati dei cicli di trasmissioni davvero molto impegnativi».

Secondo la sua esperienza, qual è la materia più ostica da divulgare?
«La matematica. Perché per illustrarla bisogna renderla “viva”. Va applicata a cose concrete, in modo da affascinare il pubblico. Per esempio, parlando di caso e coincidenze, oppure di teoria delle catastrofi».

C’è una scoperta recente di cui le piacerebbe occuparsi?
«Per fortuna la scienza va sempre avanti e noi ci occupiamo sempre delle ultime scoperte. Non a caso, in una delle prime puntate parleremo di fusione nucleare citando anche ricerche recenti di valenti studiosi italiani».

Lei ha collezionato 11 lauree honoris causa. Una disciplina che le manca e di cui andrebbe fiero?
«Pedagogia. In fondo in tv per tutta la mia vita ho sempre cercato di fare educazione».

E in famiglia? La cosa più importante che ha insegnato ai suoi figli Christine e Alberto?
«Mi creda, la conoscenza è importante, ma cambia nel tempo. Quello che resta sono i valori. Io ho provato a trasmettere ai miei figli gli stessi valori che mia madre ha trasmesso a me: la serietà, l’impegno, l’onestà, la schiena dritta».

E la cosa più importante che ha imparato dai suoi cinque nipoti?
«Difficile dirlo, finché sono giovani. Però i ragazzi ci mettono di fronte al fatto che il successo è effimero e che le cose si dimenticano facilmente. Anche i personaggi della tv. Ruggero Orlando, il primo corrispondente da New York, chi lo conosce fra i trentenni? Ma pensiamo anche a Corrado e persino a Raffaella Carrà, che non si vede in tv da qualche tempo. I più giovani non sanno chi sono. Per fortuna c’è “Techetechete’” a ricordarli».

Lei ha paura di essere dimenticato?
«Beh, quando sarò scomparso, non mi interesserà più» (ride).

Il 22 dicembre festeggerà i suoi 90 anni in televisione?
«Intanto devo arrivarci, mancano ancora sei mesi. Però, sì: credo proprio che mi intervisteranno tutti e mi si vedrà in onda su ogni canale».

Quale regalo vorrebbe ricevere?
«Ho tutto, che me ne faccio di pantofole, sciarpe, guanti? Mi piacerebbe ricevere un disegnino o una poesia dei miei nipoti. Un regalo dovrebbe esprimere creatività e suscitare curiosità».

Come allena la curiosità giorno per giorno?
«Sa, la curiosità, uno ce l’ha dentro. Non sono sicuro che si possa allenare. Io leggo sempre i giornali, leggo libri. E soprattutto chiedo tanti “Perché?” e “Come funziona?”. Il nostro mestiere è fare domande più che dare risposte».

Se potesse parlare con un alieno venuto da chissà dove nello spazio, che domande gli farebbe?
«Gli chiederei da dove viene e che tipo di società c’è dalle sue parti».