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I TheShow presentano «Prank And The City»

Dal 4 aprile su Mtv, Alessio e Alessandro saranno i protagonisti del prank-show più irriverente della tv. Dagli esperimenti sociali su YouTube agli scherzi nelle città italiane, li abbiamo incontrati

Foto: I TheShow  - Credit: © Ufficio stampa

04 Aprile 2017 | 14:22 di Giulia Ciavarelli

«È davvero un sogno incontrarvi» esordiscono Alessio Stigliano e Alessandro Tenace, in arte i TheShow. La nostra chiacchierata è un susseguirsi di battute, condita da scherzi e tante risate. È quasi impossibile rimanere seri, noi (almeno) ci abbiamo provato. 

Per raccontarli partiamo dai numeri: classe 1991 e amici da sempre, nel 2013 decidono di filmarsi durante uno scherzo e caricarlo su YouTube. Iniziano a scrivere virtualmente il loro curriculum, la vocazione comica si trasforma in un lavoro e oggi sono un fenomeno mediatico inarrestabile con un milione e mezzo di seguaci e oltre 300 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma web. I TheShow attraggono fin da subito anche il mondo televisivo: dopo aver portato le loro candid camera sul piccolo schermo, sono la coppia vincitrice della quinta edizione del reality «Pechino Express». Noti al grande pubblico come i "Socialisti".

Dal 4 aprile, tutti i martedì alle 22.50 sbarcano su Mtv (canale 133 di Sky) con «Prank And The City», una nuova sfida televisiva nella quale metteranno a nudo gli stereotipi delle principali città italiane. Sarà un viaggio guidato da un solo imperativo: "tutto è concesso". 

Finalmente una trasmissione tutta vostra. Che effetto vi fa?
Alessandro: «Per la prima volta siamo autori di un programma intero e questo ci rende davvero felici. Siamo soddisfatti del risultato finale e speriamo piaccia anche al pubblico».
Alessio: «Ho realizzato veramente quando sugli schermi della metropolitana è apparsa la promo della trasmissione con le nostre facce. Non siamo contenti come quando si vince la lotteria, siamo arrivati qui perché ce lo siamo guadagnati. C'è più soddisfazione che gioia».

Cosa vedremo in «Prank And The City»?
Alessandro: «Saranno sei puntate, ognuna dedicata ad una città italiana: siamo stati a Milano, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo. Il filo conduttore è raccontare i luoghi come nessuno ha mai fatto: con la telecamera nascosta, riusciamo a scoprire delle sfumature che difficilmente sono percepibili nella realtà. Insomma, diciamolo senza peli sulla lingua: è un programma che si propone di fotografare il cuore dell'Italia inquadrandone il lato B!».

È un giro d'Italia attraverso gli scherzi. L'obiettivo è quello di mettere alla prova i luoghi comuni: ci siete riusciti?
Alessio: «Esatto, prendiamo in esame alcuni stereotipi delle realtà italiane. Partiamo dagli ?inglesi d'Italia? ovvero dai genovesi, ci domandiamo se i napoletani sono davvero tanto superstiziosi e siamo andati a verificare se esiste veramente Gianni Morandi a Bologna. La ricerca sociologica prosegue a Milano, dove facciamo attenzione alla cucina, alla moda e alla cura maniacale dell'esteriorità».
Alessandro: «Sta a chi guarda trarre le sue conclusioni, magari sarà un modo per sfatarne alcuni».

Quanto tempo vi ha impegnato?
Alessio: «Da novembre fino a giovedì scorso. Sei mesi di lavoro intenso tra scrittura e riprese. È stato stressante girarlo, ma altrettanto divertente farlo».
Alessandro: «È stato un lavoro di gruppo. Con noi hanno scritto anche Massimo Chiellini, uno degli autori storici di Camera Café, e il nostro amico Valerio Di Bitetto».

È vero che ci sono circa mille travestimenti?
Alessandro: «Tanti! Ci siamo camuffati da lavoratori: panettieri, muratori e pensionati. A Napoli siamo diventati poliziotti, è stato bello per un giorno avere ?il fascino (e il potere) della divisa?» (sorride).

Durante le riprese, ci sono state reazioni inaspettate?
Alessio: «In più di una puntata sono volati schiaffi, una foto l'ho postata recentemente sui social. È avvenuto a Palermo, ma non voglio svelare altro».
Alessandro: «Bisogna dire che se lo meritava!».

Tre aggettivi per descrivere il programma.
Alessio: «Discretamente guardabile, a tratti divertente e sicuramente esecrabile» (ride).

Il vostro successo televisivo deriva da un ben più solido e duraturo impegno sul web. La vostra ?casa virtuale? è YouTube, il canale conta quasi due milioni di iscritti. Quando e come avete preso in mano, per la prima volta, la telecamera?
Alessio: «Ci conosciamo dalle scuole materne e quello che ci accomuna sono gli scherzi, ci è sempre piaciuto farli ma mai con l'idea di riprenderci. Seguivamo i canali americani dove questa tipologia funzionava molto e, osservando il mercato italiano, abbiamo notato un vuoto che è stato colmato poco dopo. Così, nell'estate del 2013, registriamo il nostro primo video».
Alessandro: «Non è stato, però, il primissimo. Io mi ricordo che già all'età di 11 anni, con una videocamera regalata ad Alessio, abbiamo provato ad ?importunare? scherzosamente le persone».

Lo avete mai rivisto quel video?
Alessandro: «No, è stato un fallimento totale e, alla fine, non avevamo girato nemmeno una scena. Ci abbiamo messo nove anni prima di riprenderci» (ride).

Parliamo dei vostri maestri su YouTube. Avete trovato la vostra ispirazione solo all'estero?
Alessio: «Non solo. Il mio mito è Giampietro Cutrino, ovvero il Gip delle Iene».
Alessandro: «In realtà, abbiamo guardato l'America per quanto riguarda il mezzo perché sono stati i primi a portarli su YouTube ma i nostri riferimenti sono italiani. Dal regista Nanni Loy che ha ?italianizzato? le candid camera alle influenze della televisione commerciale degli anni 90».

E il vostro successo non si è fatto attendere.
Alessandro: «Onestamente? Non ce lo aspettavamo. Grazie anche alla formazione universitaria, fin dall'inizio abbiamo lavorato per obiettivi. Il primo è stato fidelizzare il pubblico, con orario e giorno di uscita dei video. È come quando il pomeriggio si guardavano i cartoni animati, doveva diventare un appuntamento fisso e imperdibile».

Dopo aver creato il palinsesto, avete introdotto il termine ?esperimento sociale?.
Alessio: «Noi siamo stati i primi, in Italia, a renderlo "pop". Ora lo utilizzano tutti, dai giornalisti alla gente comune. Ci meritiamo almeno la pagina su Wikipedia o il riconoscimento dall'Accademia della Crusca».

In che cosa consistono?
Alessio: «Abbiamo trattato vari temi di attualità, dall'omosessualità all'abbandono dei cani, l'immigrazione, i disabili e i senzatetto. Noi stessi ci siamo resi conto di avere delle responsabilità verso le persone che ci seguono. È bene, quando possibile, mandare messaggi positivi».
Alessandro: «Abbiamo una forte risonanza mediatica e cerchiamo di usarla nel modo più sensato».

Secondo voi, YouTube è la televisione del futuro?
Alessio: «Sono due mezzi completamente diversi con due vite parallele. Non ha senso portare quello che funziona su YouTube in televisione e viceversa, ma è necessario adattare il proprio lavoro al mezzo di comunicazione più adeguato. Quando coesistono, si ottiene un bel risultato. Per risponderti: non è la televisione del futuro ma semplicemente un altro mezzo di intrattenimento».
Alessandro: «Noi speriamo di continuare ad esserci su entrambi!» (ride).