Tutti i segreti di “Scherzi a parte”

Dalla scelta delle vittime agli imprevisti: tutte le curiosità dello show di Canale 5 condotto da Enrico Papi

Enrico Papi
10 Ottobre 2021 alle 08:33

Se siete di quelli che la domenica sera si sbellicano dalle risate guardando i terribili tranelli combinati dalla squadra di “Scherzi a parte” e vi chiedete: «Com’è possibile?», ecco qui tutte le risposte.

L’ideazione di uno scherzo è unica o di un team? Papi dà suggerimenti?
«Gli scherzi sono il risultato di un lavoro di gruppo. Enrico stabilisce la strategia nella scelta delle vittime e dei temi da trattare, e poi sul campo gli scherzi vengono realizzati da Fabrizio Montagner e Andrea Marchi, che hanno collaborato per un paio d’anni con due squadre di lavoro separate e autonome. È di Papi l’idea di essere la voce guida nel racconto degli scherzi».

Papi può stoppare lo scherzo in onda quando vuole?
«Sì, ha in tasca un telecomando collegato con la sala regia, lo usa all’occorrenza».

Lo “scherzo in diretta” lo dirige con un autore o completamente da solo?
«Si avvale della collaborazione di un autore sul campo, Fabrizio Montagner, che lo aggiorna in tempo reale se le tempistiche sono rispettate e su eventuali problematiche».

Quante persone lavorano a ogni scherzo?
«20-25 persone in media tra autori, produzione, attori e complici».

Lo scherzo che ha richiesto la preparazione più lunga?
«La preparazione degli scherzi a volte richiede mesi. Per esempio, nel caso di Giulia Salemi la vittima pensa di dover fare da testimonial a una sauna. A quel punto le facciamo arrivare una proposta commerciale molto prima, in modo che ci sia una trattativa credibile, prepariamo il sito dell’azienda e le facciamo addirittura firmare un contratto».

Quello che ha avuto tempi di realizzazione più lunghi?
«Quello a Rocco Siffredi è iniziato due settimane prima».

C’è chi vi contatta direttamente per fare uno scherzo?
«Tendenzialmente sono la produzione e gli autori a contattare parenti o amici della vittima».

Chi avete faticato a convincere perché diventasse complice di uno scherzo?
«Un complice reticente che va convinto non è adatto perché rischiamo che si tiri indietro alla prima difficoltà».

Decidete lo scherzo insieme con il complice?
«Capita che ci sia un’idea a priori, ma il più delle volte tutto nasce da un colloquio con il complice che ci svela idiosincrasie o piccole manie della vittima: servono per la sceneggiatura dello scherzo».

Lo scherzo che ha richiesto più complici?
«In quello a Federica Pellegrini ci hanno aiutato i genitori e l’agente, mentre il fratello e il fidanzato (Matteo Giunta) hanno partecipato attivamente».

Sono mai intervenute le Forze dell’ordine?
«È successo. Come produzione avvisiamo la polizia di zona di modo che se dovesse partire una chiamata sanno già cosa stiamo facendo. Per gli scherzi molto spettacolari dobbiamo chiedere i permessi alle amministrazioni locali che ci assistono in loco. È successo che le vittime abbiano chiamato qualche conoscente in polizia e lo scherzo è stato interrotto».

Qual è il limite oltre il quale non vi spingete?
«Non ironizziamo su malattie e aspetti troppo personali della vittima».

C’è un medico se qualcuno si sente male?
«Cerchiamo di non mettere mai in pericolo la vittima e di non esasperare le reazioni al punto da star male».

Le vittime quando firmano la liberatoria?
«A fine scherzo. Capita che non firmino subito ma poi cambino idea».

Quando ci ripensano?
«Massimo Giletti dopo aver visto lo scherzo ha accettato che andasse in onda perché era divertente. Il caso più clamoroso è stato quello di Paolo Brosio che ci ha messo quasi due anni per convincersi!».

Se non firmano?
«La prendiamo sportivamente, fa parte del gioco».

Quanti esperti specializzati avete per realizzare gli scherzi?
«Variano in base alla tipologia dello scherzo. Abbiamo persone che si occupano dei costumi e delle scenografie (costruite simulando mobili e oggetti già esistenti), tecnici addetti alle microcamere e ai microfoni, informatici per inventare siti fasulli o per l’utilizzo dei cellulari a controllo remoto. Nell’ultima edizione si sono aggiunti i responsabili per la sanificazione degli ambienti e per le norme anti-Covid».

Come reclutate gli attori?
«Alcuni collaborano da anni con gli autori, altri sono comparse che vengono reclutate attraverso casting».

Quante sono le microcamere nascoste?
«Mai meno di 20, perché dobbiamo prevedere tutto, anche che la vittima esca dal set. Lo scherzo ad Antonio Zequila ha richiesto un ingente sforzo tecnologico: c’era un’intera villa da coprire!».

Il posto più assurdo dove le avete nascoste?
«Con l’aiuto di un maestro carrista del Carnevale di Viareggio in una maschera, a insaputa della vittima che avrebbe dovuto indossarla».

Dove si posiziona la cabina di regia dello scherzo?
«Nelle vicinanze del set senza che sia riconoscibile. Nella realizzazione dello scherzo a Mario Giordano la regia era nel camper dei nomadi che gli avevano invaso casa».

Chi c’è nella cabina di regia?
«Gli autori, i tecnici, i cameraman, il produttore e il regista».

Avete un avvocato per eventuali denunce?
«Le sceneggiature più delicate sono vagliate da esperti legali. Dobbiamo prevedere tutto, pure che qualcuno non la prenda bene».

I danni chi li paga?
«Ovviamente siamo assicurati per eventuali danni collaterali. In uno scherzo che purtroppo non vedrete la vittima ha letteralmente attaccato e danneggiato i furgoni degli attori».

Le vittime hanno già visto il proprio scherzo o lo vedono in studio?
«Lo vedono in studio, così si divertono con il pubblico».

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