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“Un giorno in pretura”, con Roberta Petrelluzzi, torna dal 28 aprile

In onda da più di trent’anni, è una delle trasmissioni più longeve di Raitre. Ritorna con quattro nuovi appuntamenti dedicati a grandi processi

Foto: Roberta Petrelluzzi

28 Aprile 2019 | 09:00 di Simona De Gregorio

In onda da più di trent’anni, "Un giorno in pretura" è una delle trasmissioni più longeve di Raitre. E da domenica 28 aprile ritorna in prima serata su Raitre con quattro nuovi appuntamenti dedicati a grandi processi. Alla conduzione ritroviamo Roberta Petrelluzzi, che ne è anche ideatrice e regista.

E ad aprire il ciclo è il caso Ciontoli: il 17 maggio 2015 a Ladispoli (Roma) Marco Vannini, 20 anni, si ferma per la notte a casa della fidanzata, Martina Ciontoli. Nella notte il padre di Martina chiama il 118 per un piccolo incidente avvenuto a Marco. In realtà il ragazzo è stato colpito da un colpo d’arma da fuoco partito accidentalmente dalla pistola di Antonio e muore.

Perché avete scelto questa storia?
«Perché è un caso che ha avuto un grande rilievo mediatico. E noi ricostruiamo tutte le fasi del processo, in cui si è cercato di rispondere a tante domande: se i Ciontoli avessero chiamato tempestivamente i soccorsi Marco si sarebbe salvato? Si sono resi realmente conto della gravità della situazione?».

Quanto impiegate per realizzare una puntata?
«Tanto tempo perché dietro c’è un lungo e meticoloso lavoro. Partiamo dagli atti processuali che leggiamo dall’inizio alla fine con grande attenzione e poi mettiamo insieme tutto il materiale creando una sorta di sceneggiatura. È una ricostruzione fedelissima, non ci sono giudizi, interpretazioni, morbosità».

Non si lascia mai coinvolgere dalle vicende che trattate?
«Cerco di essere il più possibile distaccata. Ma non sempre ci riesco. Quando abbiamo affrontato il delitto di Avetrana ho sofferto tantissimo perché sono convinta che la zia e la cugina di Sarah Scazzi non siano colpevoli della sua morte».

Qual è il segreto della longevità di Un giorno in Pretura?
«Ogni processo è un teatro della vita reale, fatta di sentimenti, di errori, di debolezze, che noi mostriamo senza mediazioni. Il pubblico segue un caso e si fa un’opinione scevra da pregiudizi».