“Un mondo perfetto” torna su Focus con Vincenzo Venuto

«Gli abissi mi emozionano sempre, ogni tuffo è una sorpresa. Ma oggi tanti segnali ci dicono che il mare sta soffrendo»

8 Agosto 2022 alle 07:55

Vincenzo Venuto, biologo, naturalista, divulgatore, scrittore, conduttore (va in onda la domenica su Canale 5 con “Melaverde”) è un uomo di molte passioni. Il mare e gli oceani sono tra le sue più grandi. Negli anni si è immerso ovunque per scoprire, studiare e, a volte, letteralmente abbracciare la vita acquatica. Ora dal 23 agosto Venuto propone su Focus la seconda serie di documentari (cinque nuovi episodi) di “Un mondo perfetto”.

Venuto, lei inaugura ogni puntata con la frase: «Il mondo perfetto è blu». E poi si tuffa giù.
«Lo slogan l’abbiamo coniato io e il mio regista e amico Federico Forletta, un grande operatore subacqueo che realizza le riprese per noi. Il “mondo perfetto” è blu perché sott’acqua si “vola”, è come essere in un’altra dimensione, c’è un mondo fantastico, non fa mai caldo e mai freddo, è la mia dimensione giusta».

Dove è andato questa volta?
«Santo Domingo, Messico e Sardegna. Zone selvagge che mi consentono di continuare a fare un po’ di divulgazione».

E cosa ha trovato?
«La Repubblica Dominicana la conosco bene, ci sono stato tante volte, abbiamo perlustrato i luoghi meno turistici, ma persino nell’affollato porto di Bayahibe siamo riusciti a trovare un lamantino».

Cos’è un lamantino?
«Sembra una grossa foca, ma non è una foca, è un sirenide (ha la coda come le sirene) ed è erbivoro (bruca l’erba). Ha dei pinnoni e un muso molto simpatico».

Ecco il biologo divulgatore.
«Le creature marine sono tutte affascinanti. Noi andiamo alla scoperta di quelle che abitano gli oceani: le balene, le megattere, gli squali...».

«La vita marina non smette mai di sorprenderci», parole sue.
«Ogni tuffo è una sorpresa».

La più grande?
«In Norvegia. Da dieci anni cercavo le orche in tutto il mondo, in Argentina, in Canada, ovunque. Un giorno di novembre ero immerso per un documentario in un fiordo norvegese e le ho viste arrivare: mi passavano a fianco e sotto, una femmina vicino ai piedi mi ha guardato. Quella è stata un’emozione fortissima».

E stavolta?
«Ho trovato una cicala in un relitto a Santa Teresa di Gallura in Sardegna».

Per i non avvezzi?
«È una grossa aragosta senza le chele, sembra un carrarmato. È stata ferma il tempo di farsi filmare e poi si è infilata dentro il relitto. Mi sono emozionato pure lì».

Qualche anno fa in Messico nella foga ha baciato una balena grigia.
«Mi buttavo e spariva, non mi buttavo e ricompariva. Poi è uscita dall’acqua e si è fatta abbracciare e baciare».

Che sensazione si prova?
«La balena è gommosa e fredda e grande. Ma ho baciato pure uno squalo balena in Messico».

E il bacio allo squalo com’è?
«Lo squalo, invece, è ruvido come la carta vetrata: gli squali se li passi contropelo hanno una pelle strana, hanno dei dentini che servono per essere aerodinamici».

Cosa dovremmo sapere tutti?
«Che l’oceano è un grande tampone termico, assorbe calore e lo rilascia lentamente, per questo gli inverni al mare o al lago sono miti. Ora con il cambiamento climatico siamo al limite, il calore è troppo, l’oceano lo sta ancora assorbendo, sta facendo il suo lavoro, ma non so per quanto».

Da cosa si capisce che il mare sta bene?
«Da quanta vita trovi sott’acqua. Se ti butti nel Mar Rosso sulla barriera corallina vedi un’infinità di pesci, crostacei, molluschi, c’è il massimo di concentrazione della biodiversità. Ti tuffi alla Isla del Coco al largo del Costa Rica e c’è una vita esagerata, squali, razze, pesci...».

Invece quando sta male quali sono i segnali?
«Il primo è il riscaldamento dell’acqua. Poi, appunto, la pesca industriale eccessiva (100 milioni di squali uccisi ogni anno per fare la zuppa di pinne non va bene!): il mare è povero quando vai giù e non vedi niente. Il terzo problema è l’inquinamento, la plastica. Cominceremo ad accorgercene quando non troveremo più pesce sui banchi del mercato. E sarà troppo tardi».

I nostri figli vedranno i nostri mari?
«Già noi stiamo vedendo un mare diverso da quello dei nostri genitori. Il Mediterraneo sarà un po’ diverso da come lo vediamo oggi, si sta tropicalizzando, ci troviamo persino i barracuda! In Grecia ho visto i lionfish, sono pesci tropicali che vivono nel Mar Rosso».

Lei è nato a Milano, mamma friulana e papà siciliano: da chi ha preso l’amore per il mondo acquatico?
«È una mia passione, come anche l’amore per gli animali. Del resto vivevo a Milano con i genitori che facevano le vacanze in Friuli...».

Quando l’ha scoperta?
«La passione è arrivata quando ho visto i primi sub all’Isola d’Elba, avevo 7 anni. Cominciai a immaginarmi cosa ci fosse sott’acqua».

La sua scuola marina?
«Con un amico napoletano, avevo 18 anni, eravamo a Lampedusa. Con lui ho iniziato a fare un po’ di apnea, mi ha insegnato a respirare e ad andare sott’acqua. Da quel momento ho cominciato a farlo seriamente».

Ha ancora un piccolo acquario in casa?
«Sì, piccolo, è di 60 litri, ci tengo una decina di pesci di acqua dolce, mi piace ricreare un ecosistema, con le piante e i pesciolini, e vederlo crescere. Roba da biologi. C’è chi ama i quadri e i soprammobili, io l’acquario».

Se dovesse scrivere un libro sugli oceani a chi lo dedicherebbe?
«Credo proprio a Federico Forletta, lui ha dedicato la sua vita agli oceani, io ho la passione per il mare, ma faccio anche altro. Lui fa solo quello».

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