“Un paese a dieta”, sul Nove una sfida tutta nuova

L'obiettivo è rimettere in forma gli abitanti di un borgo. Parlano i tre coach

8 Giugno 2022 alle 08:25

Tagliatelle, prosciutto, salamelle, formaggi. E, ovviamente, un bel cesto di piadine calde e una caraffa di Sangiovese. Chiunque abbia fatto tappa in Romagna sa che davanti a tante specialità ci si dimentica facilmente della bilancia. Ma a ricordarlo ai suoi concittadini ci ha pensato il sindaco di San Leo, borgo medievale di 2.800 anime sulla collina che guarda verso il mare di Rimini. Il primo cittadino Leonardo Bindi ha infatti lanciato una sfida (agli abitanti del borgo vecchio): rimettersi in forma.

E all’insegna dello slogan, simbolico e provocatorio, di “perdere 500 chili in 100 giorni”, un centinaio di cittadini hanno accolto l’invito. Per raggiungere lo scopo, Bindi si è rivolto a tre specialisti: lo chef Roberto Valbuzzi, il campione di pallanuoto Amaurys Pérez e la professoressa Carla Lertola, specialista in Scienza dell’alimentazione e dietetica. Saranno riusciti nell’impresa? Lo scopriremo l’8 e il 12 giugno in "Un Paese a dieta", in onda sul Nove. Intanto noi ci siamo fatti dare qualche anticipazione.

Come si sono convinti i leonini a rinunciare ai loro ricchi menu? «Il primo passo è stata la motivazione» risponde Lertola. «Se dici a una persona che deve dimagrire perché il sovrappeso è dannoso per la salute, incuti paura. E la dieta viene vissuta quasi come una terapia obbligatoria. Invece la spinta deve essere positiva. Faccio un esempio: con Danilo, uno degli abitanti, ho puntato sull’aspetto fisico. Mi si è presentato questo uomo in sovrappeso, ma di bell’aspetto, elegante e con grandi occhiali neri. E gli ho detto: “Dimagrisci per i tuoi occhiali”. Nel senso che il suo bel viso e lo sguardo sarebbero stati valorizzati dalla perdita di qualche chilo. E lui mi ha risposto, ridendo: “Accetto! Lo dico sempre a mia moglie che sono una bella macchina chiusa in un garage”».

Ma quali sono stati gli errori più gravi che i nostri esperti hanno dovuto correggere? «Il territorio è ricco di piatti e prodotti di eccellenza» dice Valbuzzi. «Non abbiamo rinnegato la tradizione, ma semplicemente suggerito delle alternative più leggere. Ad esempio: le tagliatelle non devono essere condite ogni giorno col ragù, ma si può variare con un sugo di verdure. E la piadina, anziché con i salumi, può essere farcita con cipolle e zucchine grigliate, squacquerone e menta. Poi siamo intervenuti sulle porzioni, che sono sempre esagerate, anche nei ristoranti. All’inizio non è stato facile far capire ai ristoratori che dopo due etti di pasta non c’è spazio per assaggiare altro. Ci ho messo un po’ a convincerli che riducendo le porzioni avrebbero valorizzato l’intero menu, guadagnandoci anche (ride)». E aggiunge Lertola: «In più, appena arrivati ci siamo scontrati con l’ostracismo di una frangia della popolazione, i “no diet”, che hanno manifestato perché ce ne andassimo (ride)».

Alla fine l’hanno avuta vinta i coach. «In molti si sono abituati a regolarsi nelle quantità con un trucco che non richiede di pesare i cibi» spiega Lertola. «Basta prendere come riferimento le proprie mani, che sono proporzionate alla nostra corporatura: le porzioni di pesce e carne devono essere grandi come una mano; pane, riso e pasta come il nostro pugno; due o tre pugni per insalata e verdure. E la lunghezza di due dita per i formaggi».

A una sana alimentazione è stata affiancata l’attività fisica. «Mi hanno messo a disposizione una piscina, dove si faceva esercizio in acqua, e una palestra adibita a lezioni di ballo» dice Pérez. E la premessa è stata: “Voglio vedere i denti! Dovete sorridere”. Così è stato. Ogni giorno 45 minuti di allentamento in cui ci divertivamo come pazzi bruciando calorie e mettendo su muscoli». Il risultato finale sarà una sorpresa, ma Lertola anticipa: «Al di là del peso, è aumentata la consapevolezza di cosa significhi stare bene. E, comunque, alla fine, a Danilo la giacchetta, e gli occhiali, stavano larghi! (ride)».

Seguici