“Underdog”, il nuovo programma di Laura Tecce

Una serie di interviste a imprenditori, artisti e sportivi in seconda serata su Rai2 dal 5 giugno

5 Giugno 2023 alle 08:17

Come hanno fatto le persone, svantaggiate sulla carta, a ribaltare i pronostici e vincere la sfida? Ce lo spiega Laura Tecce con una serie di interviste a imprenditori, artisti e sportivi in "Underdog - Ho scommesso su di me", il nuovo programma in seconda serata su Rai2 al via il 5 giugno (e in replica il sabato alle 10.00).

Laura, ha scoperto quali sono le “carte” vincenti?
«Non ci sono ingredienti o formule magiche. I miei ospiti non sono “figli di”, non hanno avuto privilegi e nemmeno un percorso lavorativo facile. Il desiderio di farcela e la perseveranza, però, è un tratto che accomuna tutti loro».

Qual è la sua personale definizione di successo?
«È un concetto che si snoda su tre binari: percorso, sfida e inclinazione. Indipendentemente dal tipo di carriera e da quello che si vuole ottenere, per me è quindi non accontentarsi mai e alzare l’asticella passo dopo passo».

Può anticiparci i nomi degli ospiti delle prime puntate?
«Nella prima puntata avremo il campione olimpico Marcell Jacobs, introdotto da Giovanni Malagò, Presidente del Coni, che fa sì che i sogni degli atleti si possano realizzare. Andando avanti, avremo l’architetto Massimiliano Fuksas, gli imprenditori della moda Brunello Cucinelli e Renzo Rosso, il cantante Morgan e tanti altri».

Il successo può essere collegato al concetto di felicità?
«Credo che successo e felicità siano disgiunti. Una cosa è raggiungere i propri obiettivi, anche importanti, nella professione. Altro è realizzarsi in altri ambiti della propria vita, compresa la sfera privata. Si può essere felici anche se nella carriera si sono raggiunti gli obiettivi minimi, insomma. E poi non esiste una condizione di felicità permanente».

Lei si definisce una “underdog” (persona sfavorita sulla carta ma che ce l’ha fatta) o una predestinata al successo?
«Una underdog, senza dubbio. Sono nata a Cecina (Livorno) e provengo da una famiglia normalissima, i miei genitori non erano giornalisti né avevano conoscenze in questo ambito. Il mio sogno è sempre stato quello di fare questo mestiere. Lo scrivevo anche nei temi, alle scuole medie. E ce l’ho fatta».

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