Home TvProgrammiValentina Petrini: «Con “Fake” andiamo a scovare le bufale ai tempi del Covid»

Valentina Petrini: «Con “Fake” andiamo a scovare le bufale ai tempi del Covid»

Intervista alla giornalista che conduce "Fake - La Fabbrica delle Notizie", in onda sul canale Nove

Foto: Valentina Petrini

28 Ottobre 2020 | 14:30 di Giulio Pasqui

L'ultima puntata di “Fake – La Fabbrica delle Notizie”, andata in onda il 18 marzo scorso, è stata insolita: l'Italia era in lockdown, la conduttrice Valentina Petrini aspettava un bimbo e un collaboratore della squadra del programma era risultato positivo al Covid-19 (successivamente è stato ricoverato in terapia intensiva). Quell'ultima puntata Valentina, la giornalista classe 1979, l'ha condotta dal salotto di casa sua. Dieci giorni dopo è nato Valerio, suo figlio, la sua gioia più grande.

La nuova edizione di "Fake", il programma prodotto da LaPresse, tornerà mercoledì 28 ottobre alle 23.30 sul canale Nove. Petrini, quest'anno cosa l'aspetta?
«Quest'anno sarà una stagione sicuramente diversa. Vivremo alla giornata perché situazione è di nuovo sull'orlo del barato dal punto di vista sanitario. Ogni volta che riusciremo a chiudere una puntata, ringrazieremo per esserci riusciti».

Cosa cambia rispetto alle passate edizioni?
«Racconteremo perché crediamo alle fake news, spiegando i meccanismi psicologici che ci portano a credere a una bufala. Una rubrica ci spiegherà che le fake non hanno età, che sono sempre esistite, anche andando indietro nel tempo. La nostra squadra dà poi il benvenuto a un nuovo debunker, cioè un esperto che smaschera le false notizie: Paolo Attivissimo, che si aggiunge a David Puente e a Matteo Flora. Il 4 novembre, per la prima volta, andremo in diretta per commentare le elezioni americane: sarà un banco di prova importante per tutti quanti noi».

Si riderà ancora con Enrico Bertolino o non c'è proprio nulla da ridere?
«Lui ci ha promesso che ci verrà a trovare ogni tanto, ma non potrà essere dei nostri in maniera strutturata. Anche lui, effettivamente, mi dice che c'è ben poco da ridere. Questa è una stagione dove si riderà poco, anche considerando il momento storico che stiamo vivendo».

Quant'è importante scovare e smentire le fake news in un periodo delicato come quello attuale?
«Lo è sempre: la disinformazione ormai è uno strumento di propaganda e di controllo delle masse. In questo momento è ancor più importante perché le false notizie alimentano le nostre ansie, le nostre paure, che già di per sé sono tante. Ad una situazione già confusa, si aggiunge un surplus di paure che potremmo evitare. Ma, laddove si parli di false cure, alimentano anche false speranze o i negazionismi: c'è di mezzo la salute di tutti noi, non si può scherzare».

Il Covid quanto spazio avrà in questa nuova edizione di “Fake”?
«L'attualità si sta indirizzando in questo tunnel. Sicuramente apriremo questa stagione dal Covid, ci sembrava giusto ripartire da dove ci eravamo lasciati. Ripartiamo dalla Cina, da Wuhan, con un servizio esclusivo da dove tutto è cominciato. Il vaccino e le elezioni americane saranno temi che sicuramente affronteremo, ma cercheremo anche di trovare spazio per altro, come i cambiamenti climatici e il rapporto tra scienza e informazione».

Lei è mai stata colpita da una fake news?
«Sì, non posso negarlo. È successo a me, come a molti miei colleghi. Ne ho scritto nel mio prossimo libro, che uscirà a fine novembre, dove per la prima volta racconto queste esperienze. Alcune sono state dolorose. Più aumenta la visibilità, più aumentano le possibilità di essere colpito. Mi sono trovata a dover fronteggiare questa situazione quando conducevo “Nemo” su Rai2. Quell'esperienza mi aveva dato una visibilità tale da poter essere bersagliata».

Le notizie false possono far male?
«Certo. I social non sono un ambito di discussione semplice, dove ci si può difendere o confrontare. Le armi, spesso, sono impari tra chi ti attacca e chi viene attaccato. Io, per fortuna, faccio informazione e posso dire la mia. Purtroppo c'è anche chi subisce le fake news ma non ha gli strumenti per difendersi. L'odio che corre sui social è tale e tanto da poter creare degli effetti deleteri sulle persone».