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Valentina Petrini conduce “Fake – La fabbrica delle notizie”

Aiutarci a distinguere le notizie fondate da ciò che è fatto ad arte per ingannarci è l’obiettivo del nuovo programma in onda sul canale Nove dal 23 ottobre

Foto: Valentina Petrini

21 Ottobre 2019 | 9:10 di Enrico Casarini

Quante informazioni ci piovono addosso ogni giorno! Giornali, tv, radio, internet: è un diluvio. Ma poco a poco capiamo che nel nubifragio si nascondono sempre più “bufale” che non ci aiutano a capire il mondo. Aiutarci a distinguere le notizie fondate da ciò che è fatto ad arte per ingannarci è l’obiettivo di "Fake - La fabbrica delle notizie", il nuovo programma in onda sul canale Nove dal 23 ottobre. Alla guida c’è Valentina Petrini, giornalista che abbiamo già visto condurre "Nemo - Nessuno escluso". In "Fake" sarà affiancata da un gruppo di esperti cacciatori di false notizie.

Valentina, i temi forti del programma sono proposti con parole inglesi: fake news, debunking, fact checking… Li traduciamo?
«Fake news sono le “bufale” intese come invenzioni totali o come condimenti maliziosi aggiunti a notizie vere per strumentalizzarle. Il debunking è l’attività di smontaggio delle “bufale” fatta da giornalisti ed esperti informatici. Il fact checking è il controllo della veridicità dei fatti raccontati e da sempre è un dovere dei giornalisti».

Perché si diffondono così tante falsità?
«Per interesse commerciale, per cominciare. Penso a certi raggiri su questioni legate alla salute… E poi per scopi politici, per esempio per portare l’attenzione della gente e il fuoco del dibattito su certi problemi e non su altri».

Le otto puntate di Fake avranno argomenti specifici o seguiranno gli spunti dati dalla cronaca?
«Saremo flessibili: avremo approfondimenti, ma “scalderemo” le puntate cogliendo le notizie false del momento. Saremo sentinelle sempre all’erta».

A proposito di attenzioni, cosa può fare ciascuno di noi per non abboccare all’amo?
«Su internet, in particolare, non condividiamo “meccanicamente” tutto ciò che leggiamo, coltiviamo sempre un po’ di dubbio. Poi cerchiamo di capire se la “pagina” che attira la nostra attenzione è seria o no: ci bombarda di proposte commerciali? Ci spinge verso altri siti, magari equivoci?… Dobbiamo essere cittadini “attivi” anche quando ci informiamo».

Le cose miglioreranno?
«Io ho fiducia, le nuove generazioni sono più consapevoli di certi rischi, quindi per me le cose andranno meglio».