Vincenzo Venuto presenta la nuova stagione di “Un mondo perfetto”

Il programma è in partenza su Focus il 3 luglio

3 Luglio 2024 alle 09:11

Un tuffo dove l’acqua è più blu, ed ecco che si arriva nel luogo del cuore di Vincenzo Venuto: il mare. Mare che è una passione così grande da far sì che il biologo e divulgatore scientifico lo definisca il suo mondo perfetto, e abbia deciso di intitolare proprio "Un mondo perfetto" anche il suo programma di documentari che mercoledì 3 luglio tornerà su Focus, in prima serata. Nelle cinque puntate di questa terza stagione, Vincenzo ci porterà dall’Egitto (scopriremo le meraviglie del Mar Rosso a Marsa Alam e a Sharm el-Sheik) a Zanzibar e in Madagascar, con un’ultima puntata in giro per il mondo alla ricerca di squali.

Vincenzo, condivida con noi l’emozione più forte che ha vissuto nella preparazione di questa stagione…
«L’incontro nelle acque al largo di Marsa Alam con un carcharhinus longimanus, il longimano, uno squalo con cui bisogna stare un po’ attenti. Si avvicina, cerca il contatto, ma è un po’ tignoso… Poi non posso dimenticare l’esperienza in Madagascar, Paese dove sono stato diverse volte (ho un amico che ci vive da quarant’anni) e che conosco abbastanza bene. Mi sono riempito gli occhi di bellezza, ma ho dovuto raccontare anche la povertà di tanta sua gente e i grandi rischi che corre il suo patrimonio di foreste».

Non s’è mai parlato così tanto di ambiente, eppure le cose non sembrano andare benissimo.
«Ma la presa di coscienza dei problemi dell’ambiente è già di per sé una cosa positiva. E non dimentichiamo che ci vorranno anni per vedere gli effetti degli sforzi di oggi».

Siamo tutti vittime del fascino degli squali. Devono farci più meraviglia o più paura?
«Beh, in effetti non hanno mai avuto una gran reputazione. Del resto sono predatori e con loro bisogna stare attenti».

Ci sono delle regole di comportamento?
«La prima è guardare lo squalo. Come tutti i predatori, se capisce che lo stai controllando si limiterà ad avvicinarsi, a girarti intorno. La seconda è non muoversi in modo scomposto, perché ti “qualifica” come una potenziale preda già in difficoltà».

Il suo primo incontro col “grande blu”?
«Conservo un disegno fatto in seconda elementare in cui vado con maschera e boccaglio a guardare il fondale marino. All’epoca eravamo andati all’isola d’Elba e un amico dei miei genitori faceva immersioni, un po’ pionieristiche. L’amore per il mare dev’essere nato in quel momento».

Dov’è che ancora sogna di immergersi?
«Alla Grande Barriera Corallina, in Australia. Poi mi piacerebbe andare a vedere cosa c’è sotto il ghiaccio al Polo Nord… E ancora immergermi con le foche leopardo al Polo Sud. Ma questa è un’esperienza davvero troppo costosa».

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