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Quarto Grado, un bacio contro la violenza

Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero aprono la nuova edizione con un messaggio inaspettato: #baciachiami

Foto: Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero

03 Settembre 2015 | 14:15 di Solange Savagnone

In attesa di ritrovarli dal 4 settembre nel nuovo studio di «Quarto Grado», dopo la parentesi di «Segreti e delitti» (andato in onda quest’estate su Canale 5), abbiamo riunito virtualmente Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero anche durante gli unici dieci giorni di vacanza che si sono concessi.Lui è con la famiglia a Formentera, dove la mattina organizza una «riunione telefonica» con il suo staff dal parcheggio di un chiosco sul mare. Lei, invece, si trova in Francia, dove la linea cade di continuo, soprattutto quando parliamo della «proposta indecente» che Nuzzi ci ha chiesto di farle ufficialmente: «Non so cosa pagherei per vedere che faccia farà Alessandra!». (ride, ndr). Curiosi? Un attimo...

Ci saranno novità nel programma?   
Nuzzi: «Cercheremo di rendere il pubblico sempre più protagonista e attivo. Poi partiremo con una nuova campagna contro la violenza. Dopo le scarpe rosse in difesa delle donne e i palloncini bianchi per denunciare gli abusi in famiglia, quest’anno si cambia. Sui social network lanceremo il tormentone #baciachiami, in cui chiederemo ai telespettatori di mandarci una foto in cui baciano le persone a cui vogliono bene. Poi mostreremo le immagini in un video durante la diretta. Abbiamo fatto questa scelta perché penso che l’amore sia la medicina più potente contro la violenza. Anzi, vorrei proporre ad Alessandra di iniziare noi, facendoci un selfie in cui ci scambiamo un bacio, casto eh?, sulle labbra...».

Alessandra, cosa risponde alla proposta del suo collega?
Viero: «Ci penserò durante l’edizione di quest’anno. Diciamo, quindi, che ho molti mesi per rifletterci... In ogni caso, continueremo a dare voce alle donne in difficoltà e a raccontare le loro storie, le loro battaglie e i loro appelli. Da donna è un tema che sento molto vicino».

Con quali casi inizierete?
Nuzzi: «A settembre riprende il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, quindi torneremo a parlare del caso e dell’imputato Giuseppe Bossetti. I nostri inviati, inoltre, hanno lavorato per tutto agosto anche su nuovi delitti realizzando alcuni scoop che però sveleremo soltanto in studio».
Viero: «Torneremo anche sull’omicidio di Elena Ceste e sul caso di Guerrina Piscaglia, scomparsa a maggio».

Riuscite a mantenere la giusta distanza emotiva da certi casi?
Nuzzi: «Ogni tanto è difficile, ma siamo professionisti e riusciamo a non farci coinvolgere emotivamente».
Viero:  «A volte non si può non essere coinvolti, ma mantenere le distanze è una forma di autodifesa necessaria, altrimenti passeremmo tutte le notti con gli occhi spalancati».

Come fate a staccare la spina dopo tanto orrore da raccontare?
Nuzzi: «Mi occupo della mia famiglia. Ho due bambini di cinque e otto anni e pensare ai loro piccoli problemi, entrare nel loro mondo, tiene lontani i pensieri. Adesso, per esempio, vogliono dieci porcellini d’India. Li ho già convinti a prenderne quattro, ma punto a... nessuno! Poi mi piace cucinare, occuparmi delle piante in terrazza, giocare a scacchi».
Viero: «Quando torno la sera tardi a casa, dopo la puntata, mi concedo qualche minuto per riordinare i pensieri prima di andare a dormire. È una specie di piccolo rito che mi aiuta a uscire dalla pressione della diretta. Quando voglio staccare un po’ e ricaricarmi mi concedo qualcosa che amo: una serata con le amiche, una passeggiata nel verde, un libro o un’ora di Pilates in pausa pranzo. In generale, però, mi sento fortunata: il lavoro è anche la mia grande passione. È il mestiere che sognavo di fare fin da bambina. Poter raccontare ogni giorno i fatti e le storie delle persone è un privilegio».

Cosa vi augurate per questa nuova edizione di «Quarto grado»?
Nuzzi: «A me stesso auguro di restare sempre con i piedi per terra e di ricordarmi da dove vengo: sono un giornalista, non una star della tv. Al programma, auguro di mantenere sempre alta la sua bandiera».
Viero: «Di continuare a fare il nostro lavoro con onestà professionale, con l’auspicio di poter dare voce a chi altrimenti non verrebbe ascoltato».     n