Raoul Bova inizia le riprese di “Don Matteo” dove sostituirà come protagonista Terence Hill

«Il mio Don Massimo è tutto un altro prete rispetto all’amatissimo predecessore» svela l’attore

Raoul Bova
2 Ottobre 2021 alle 08:14

Spoleto, piazza del Duomo: un prete arriva a bordo di una motocicletta. Indossa maglione e pantaloni neri, giaccone e scarponcini dello stesso colore e, al collo, ha un piccolo crocifisso di legno. È Don Massimo, il sacerdote che sostituirà in parrocchia l’illustre predecessore in “Don Matteo 13”. L’incontro-scontro con Cecchini (Nino Frassica) è immediato: il maresciallo prima lo interroga sui Dieci Comandamenti e poi gli chiede provocatoriamente se conosce l’anno della nascita di Gesù. Perché per lui quel prete appena arrivato in realtà è un impostore e probabilmente è coinvolto nella scomparsa di Don Matteo. E il maresciallo intende fare di tutto per scoprirlo.

Tutto questo lo abbiamo visto, come avrete capito, nella consueta visita in anteprima sul set riservata a Sorrisi. Si sta girando una scena della quinta puntata, quella in cui compare per la prima volta Raoul Bova nei panni, appunto, di Don Massimo: «Cecchini, come tutti, è spiazzato dall’arrivo del nuovo sacerdote, ma piano piano i due impareranno a conoscersi e apprezzarsi» dice Bova nell’intervallo tra una ripresa e l’altra.

Cecchini non è l’unico a rimanere spiazzato. La notizia del suo arrivo in “Don Matteo” al posto di Terence Hill ha avuto l’effetto di una bomba sui fan della fiction.
«Io non la penso come una sostituzione ma piuttosto come un nuovo inizio. Per la serie e per me. Don Massimo è tutto un altro prete. Pensare a un confronto con Terence, con il suo successo e con l’amore del pubblico per lui è impensabile».

Quando gliel’hanno proposto non ha avuto perplessità?
«No, per almeno due motivi. Il primo è che la proposta di Luca Bernabei (il produttore della Lux Vide, ndr) è arrivata in più fasi. Inizialmente mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto interpretare un prete. Poi, in un secondo momento, mi ha detto qual era la sua idea e devo ammettere che mi ha fatto molto piacere che avesse pensato a me per una cosa così importante».

Ha parlato anche con Terence?
«È stata la prima cosa che ho voluto fare per sapere se condivideva la decisione di scegliere me e perché volevo essere certo che lui non soffrisse per aver lasciato la serie. Nei suoi occhi ho letto un incoraggiamento, è come se mi avesse detto: “Vai, adesso tocca a te”. Questo mi ha dato una marcia in più, se non fosse stato così non avrei mai interpretato Don Massimo. Diciamo che la vivo come una sorta di staffetta: Terence mi ha affidato il testimone che io devo portare in fondo con il vantaggio accumulato da chi ha corso prima di me».

Qual è l’altro motivo?
«La proposta della Lux è arrivata in un momento in cui sentivo l’esigenza di una serie così, di qualcosa che mi togliesse il peso del periodo che abbiamo vissuto. Avevo bisogno di qualcosa di positivo e “Don Matteo” è una fiction che regala la speranza di un domani migliore. Negli ultimi mesi, inoltre, mi capitava spesso di riflettere sulla mia fede: l’arrivo di questo ruolo lo considero un segno, un po’ come mi è capitato quando ho interpretato San Francesco. Non a caso Don Massimo ha un’ispirazione francescana».

Ma gira in motocicletta…
«La moto ha un senso che scopriremo nel corso delle puntate».

Parliamo di questo sacerdote. Di Don Matteo non sapevamo nulla, nemmeno il cognome…
«Don Massimo un cognome ce l’ha, si chiama Mezzanotte. Pian piano conosceremo la sua storia e quella della sua famiglia. Per ora possiamo dire che è diventato prete intorno ai quarant’anni e quindi la sua fede è giovane, è un sacerdote in cammino che cerca la sua strada. Deve imparare a fare il parroco, a stare con la gente. E anche a fare l’investigatore, che non è proprio il suo primo pensiero quando arriva a Spoleto. Tanto Don Matteo era sicuro di sé, tanto lui è pieno di dubbi che affronta parlandone con il suo vescovo (interpretato da Giancarlo Magalli, ndr). L’unica cosa che non mette mai in discussione è la sua fede».

Per prepararsi a interpretare Don Massimo si è consigliato con qualche sacerdote?
«Con don Carlo, un prete di Gorizia. È stato qui sul set qualche giorno, abbiamo parlato molto della vocazione e della scelta».

Ha detto che si tratta di un nuovo inizio, per lei e per la serie. Vuol dire che possiamo aspettarci un “Don Matteo 14” o, persino, un “Don Massimo”?
«Diciamo che viviamo il presente, guardando con ottimismo al futuro».

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