Home TvReality e talentAl Bano a The Voice 2018: «Non c’è peggior cosa di quando arriva un imitatore»

Al Bano a The Voice 2018: «Non c’è peggior cosa di quando arriva un imitatore»

Così il nuovo coach del talent musicale di Raidue: «Mi sembrava interessante per la mia carriera. Lo hanno fatto Raffaella Carrà, Roby Facchinetti, Riccardo Cocciante, e si sono pure divertiti, perché non io?»

Foto: Al Bano, coach di The Voice 2018  - Credit: © Piergiorgio Pirrone

20 Marzo 2018 | 12:15 di Barbara Mosconi

Torna il 22 marzo «The Voice of Italy», il talent musicale di Raidue in prima serata. Torna con un nuovo conduttore, Costantino della Gherardesca, e tre nuovi coach oltre al confermato J-Ax: Al Bano, Francesco Renga e Cristina Scabbia.

Li abbiamo incontrati per capire meglio come hanno deciso di affrontare questa nuova avventura.

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Al Bano

Perché hai accettato di fare questo programma?
«Mi sembrava interessante per la mia carriera. Lo hanno fatto Raffaella Carrà, Roby Facchinetti, Riccardo Cocciante, e si sono pure divertiti, perché non io? E poi ho scoperto colleghi che sono lontani dal mio mondo».

Sarai più coach o più giudice?
«Io dico sempre ai colleghi: “Ragazzi noi siamo cocci di bottiglia”. Non dobbiamo avere prosopopea, ma giudicare con intelligenza e sensibilità ».

Sulla poltrona del giudice che sensazione si prova?
«È un gioco, è come quando a Disneyland ti siedi su quelle poltrone che girano. La differenza è che devi stare attento all'uso che fai, sei costretto a ferire qualche anima».

Per scegliere un cantante ci vuole orecchio o cuore?
«Tutti e due devono andare di pari passo. Se c'è chi ti tramette qualcosa, nel cuore succede un piccolo subbluglio. L'orecchio solo non basta».

Le telecamere rendono più buoni o più cattivi?
«Io sono in tv da 52 anni, le telecamere le considero mie amiche, non dimentichiamo che all' “Isola dei Famosi” per quattro settimane sono stato in balia di me stesso».

Quali sono le voci che cerchi?
«Voci che assomiglino a loro stesse, che non ti ricordino altre voci. Non c'è peggior cosa di quando arriva un imitatore».

Come convincerai un cantante a scegliere te e non un altro coach?
«In base alla sua sensibilità, per fortuna noi coach rappresentiamo quattro mondi musicali uno all'opposto all'altro».

Proviamo: «Vieni da me perché...»
«Perché ho un bel po' di età e di esperienza sulle spalle e potremo fare qualcosa di bello».

Chi è il cantante che avresti voluto scoprire?
«Giorgia. Ricordo che quando non era ancora famosa la sentii in tv alle sei e mezzo di mattina che cantava un pezzo jazz e rimasi entusiasta».

Nella vita sei battagliero?
«Lo sono, ma con intelligenza».

Nella tua carriera hai avuto molti «no»?
«Tanti “no”, qualche “ma” e diversi “sì”. Il buon Dio con me è stato magnanimo, quello che mi mancava in altezza me lo ha donato in voce».

Il «no» più doloroso?
«L'eliminazione dell'anno scorso al Festival di Sanremo, non è stato piacevole, nella mia presunzione non avevo capito che anche i big potevano essere eliminati, altrimenti non sarei andato. Però devi saper accettare anche la sconfitta».

C'è stato un tuo pezzo scartato che poi si è rivelato un successo?
«Forse proprio “Di rose e di spine”, il pezzo che avevo portato a Sanremo 2017, quelli che incontro lo conoscono tutti».

Tra una puntata e l'altra cosa fai?
«Vado a casa, sto con mia madre che ha 95 anni, tra poco partirò in tourneé, ho sei date in Germania. Non sto mai fermo. Più lavoro, meglio mi sento».