Home TvReality e talent“Amici 19”, Jacopo Ottonello: «Nella vita voglio fare musica e non mi devo aspettare niente da nessuno»

“Amici 19”, Jacopo Ottonello: «Nella vita voglio fare musica e non mi devo aspettare niente da nessuno»

L'ex alunno di "Amici" è un libro aperto e si racconta senza filtri dopo la sua partecipazione al talent, tra conquiste e una caduta da cui rialzarsi

Foto: Jacopo Ottonello  - Credit: © Giulia Ballone

18 Aprile 2020 | 8:37 di Alessandro Alicandri

Percorsi come quelli di Jacopo Ottonello non si vedono spesso ad “Amici”, o nei talent in generale. Nel suo stare sempre leggermente vagamente defilato si è fatto notare senza mai essere troppo sopra le righe. In questi mesi ha mantenuto una costanza e un desiderio di mettersi in discussione che l'hanno portato al Serale. Nonostante tutto, è uscito dal programma alla quarta puntata, non conquistando l'ambita finalissima. Ora è disponibile in digitale "Colori", il suo album d'esordio, un bel disco che vede la collaborazione di Enrico Nigiotti, Lele Esposito (vincitore tra le nuove proposte di Sanremo nel 2017) e altri autori e produttori di prim'ordine. E adesso? Parliamone con Jacopo.

Innanzitutto ti chiedo come stai vivendo questi giorni di quarantena.
«Abbastanza bene. Cerco di non distruggermi mentalmente, non è proprio il momento di stare fermi. Sto lavorando già da ora a nuove canzoni. Parlo con gli autori di "Colori", propongo idee, provo a scrivere qualcosa di mio, penso al futuro. È l'unica cosa utile che possiamo fare ora».

Dopo l'eliminazione di "Amici" hai reagito subito?
«Ho avuto bisogno di un giorno o due di assestamento. Avevo il cervello in pappa!»

Se ho capito bene in futuro ti vedremo anche in veste di autore?
«Non è detto, ma la volontà c'è. Mi ha aiutato per la prima volta Alfonso Signorini spiegandomi come imbastire una canzone. Oggi mi limito a proporre linee melodiche, idee musicali e qualche concetto che vorrei cantare. Per uno che faceva tutt'altro prima nel quotidiano, è un passo in avanti per il quale mi sento molto fortunato».

Abbiamo visto due Jacopo: quello del pomeridiano e quello del serale. Chi sei?
«Sono quello che avete visto al serale. Per tutti i primi mesi non riuscivo a esprimere le mie mille paure e le nascondevo dietro una faccia da mascalzone e un atteggiamento spavaldo. Anna Pettinelli per prima poi anche i professori, i professionisti e Maria De Filippi mi hanno aiutato tanto ad aprirmi. Non significa solo piangere, significa farmi vedere agli altri. Come posso farmi amare per quello che canto se le persone non sanno chi sono?».

Cosa ti ha sbloccato?
«La schermata che mi ha mostrato la produzione dove ero completamente fuori da ogni classifica. Ho capito che per le mani puoi avere le canzoni più belle del mondo, ma bisogna saperle raccontare, spiegare. Il piano personale e quello artistico in un talent sono sullo stesso livello e io non sono stato capace per troppo tempo di farmi vedere per quello che sono».

Enrico Nigiotti quanto ha contribuito in questo cambiamento?
«È stato determinante. Cantavo i brani sorridendo, anche quelli drammatici. Sono un ottimista nato e il mio volto era pieno di luce anche nei brani più intimi. Ho imparato a portare le parole su un piano di interpretazione che non è solo quello del suono della voce, cosa che mi è da sempre cara, ma anche con il volto, con il corpo. Ci ho lavorato tanto e ci sono riuscito».

Quando ti sei visto fuori dalle classifiche cosa hai pensato?
«All'inizio ero arrabbiatissimo con la produzione, il morale era a pezzi. Oggi non posso che ringraziare: a volte servono degli stimoli forti per capire quando si sbaglia. Ogni azione ha un effetto e io non stavo agendo, mi stavo comportando in modo stupido, non approfittando dell'occasione ernome che mi è stata data».

Maria ti ha detto che sei una persona per bene, ma siamo sicuri funzioni nella vita?
«Ci credo molto. Sia mia mamma che la mia ragazza dicono sempre che cammino con le fette di prosciuto sopra gli occhi, non mi rendo conto della cattiveria e del negativo che c'è nel mondo. Eppure esistono dei treni che vanno lontano che sono fatti per persone come noi, per i buoni a tutti i costi. Il rispetto e la semplicità pagano sempre e non posso smettere di crederci, perché un giorno avrò la mia rivincita. Forse non ci sono riuscito qui a Amici, ma oggi so aspettare e so migliorarmi, come ho fatto nel calcio».

In che senso?
«Facevo calcio agonistico fino a qualche anno fa ma mi sono ritrovato a tagliare un traguardo atteso con una squadra importante che però mi teneva in panchina. Ero felice di essere lì, ma ero fermo in un angolo. Così me ne sono andato, ho fatto un altro campionato rimettendomi sotto con la dieta e con l'allenamento. Il coach di quella squadra mi ha voluto di nuovo con loro per giocare. Ho detto che non sarei più tornato: quel suo invito mi era bastato per capire che avevo fatto la scelta giusta».

Quando vedi Gaia oggi, cosa pensi?
«Vedo un'artista molto brava che ha passato e superato il suo momento di down nella carriera. È in una fase artistica evoluta: sa cosa vuole, qual è la sua direzione e la sta seguendo. Mentre ne parlo mi viene il magone...».

Perché?
«Perché anche io volevo essere in finale con lei e con gli altri. Non riuscivo a stare davanti allo schermo durante quella puntata, mi muovevo nervosamente, andavo e venivo, guardavo con un occhio solo. Avevo dentro di me molta rabbia e rancore. Posso dirlo? Credo, senza voler peccare di presunzione, di essermi meritato quella finale almeno quanto se non più di altri».

Perché sei uno dei pochi che non ha avuto momenti di debolezza chiedendo di abbandonare il programma?
«No, perché il talento ad "Amici" è in prima linea e i momenti di debolezza di tanti colleghi li ho capiti, c'è grande pressione e non è facile. Penso al fatto che ho lavorato tantissimo, che ho faticato per arrivare alle ultime puntate molto più a fuoco, facendo buone esibizioni. Tornando a casa mi sono fatto mille domande, da buon autolesionita, chiedendomi perché non meritassi quella puntata».

Forse perché ti sei mostrato a tutti un po' troppo tardi.
«Sicuramente se avessi trasformato subito i consigli in azione, le giurie e il televoto mi avrebbero premiato. Le cose non sono andate come me le aspettavo e ancora non mi sono messo alle spalle quel dolore».

C'entra qualcosa la "non sfida" con Valentin che si è ritirato prima dello spareggio con te?
«Forse. Maria ha fatto benissimo a invitarlo a lasciare il programma visto che ne aveva l'intenzione in ogni caso, così come non riesco a dare troppe colpe a Valentin. Ci siamo sentiti dopo il programma ed è un bravo ragazzo, quando ha sbottato non l'ha fatto perché c'ero io lì davanti, si sarebbe comportato così comunque. Però in un mondo parallelo quella sfida l'avrei voluta fare, perché la gente avrebbe visto non solo quanto ci tenessi a rimanere, ma anche il poter legittimamente superare e vincere uno dei giganti di questa edizione».

Adesso che succede?
«Adesso si pensa alla fine di questa quarantena cercando di lavorare ogni giorno per non perdere l'occasione che mi è stata concessa. Nella vita voglio fare musica e non mi devo aspettare niente da nessuno. Quello che ho e che avrò, se arriverà, l'avro conquistato con le mie mani».