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I due “Antipodi” al microscopio

Tutto quello che avreste voluto sapere su Roberto Bertolini e Andrea Pinna, la coppia vincitrice dalla quarta edizione di "Pechino Express"

11 Novembre 2015 | 07:31 di Barbara Mosconi


Sono i vincitori indiscussi della quarta edizione dell’adventure game più amato della tv. Ossia «Pechino Express». Ironici, simpatici, combattivi, a volte leader, a volte timidi, hanno attraversato tre paesi (Ecuador, Perù e Brasile), superato 10 puntate e lo scorso 2 novembre sono stati incoronati da Costantino della Gherardesca e dalla telecamere di Raidue nello stadio di Maracanã. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questi due piccoli/grandi eroi del divertimento televisivo.

Chi siete?
R.: «Roberto Bertolini, sono nato a Rovereto il 15 febbraio 1980».
A.: «Antonio Andrea Pinna, ma uso solo Andrea. Sono nato a Cagliari il 14 luglio 1986».

Studi?
R.: «Laurea in scienze motorie».
A.: «Liceo classico. Poi ho frequentato tre facoltà e non ne ho finita neanche mezza: un anno a economia e commercio, due anni a giurisprudenza, un anno a lettere. Alla fine sono cinque anni, ma non ho una laurea».

Materia preferita a scuola?
R.: «Educazione fisica».
A.: «Italiano e latino e greco».

Single o fidanzati?
R.: «Domanda successiva?».
A.: «SINGLE, in maiuscolo».

Dove vivete?
R.: «A Milano da sette anni».
A.: «A Milano da un anno e un mese».

Professione?
R.: «Personal trainer. Ho un centro sportivo a Milano (Milano Fitness Lab)».
A.: «Blogger, riassumendo ai minimi termini. Vivo scrivendo sul web “le perle di Pinna” che poi vengono stampate su magliette, cover per cellulari, pigiami...».

Voi e lo sport: che rapporto c’è?
R.: «Ho sempre lavorato nello sport, ho giocato per tanti anni a tennis, fino a venti chili fa».
A.: «Nessuno. Non ne faccio. Da bambino mi hanno obbligato, ho fatto nuoto e calcio, ma non ha mai attecchito niente. Il mio sport preferito era il tiro con l’arco».

Il viaggio più avventuroso mai fatto prima di «Pechino Express»?
R.: «La prima volta che sono stato in Australia. Ci sono tornato altre tre volte. Sono abbastanza maniacale. Se indosso una maglietta rosa e mi piace, poi ne indosso quaranta».
A.: «A Barcellona. Mia mamma mi aveva dato pochi soldi e così mi sono “arrangiato”, rubacchiando le sigarette, il cibo... Otto giorni con 60 euro e sono ancora vivo!».

Il viaggio che vorreste fare dopo «Pechino Express»?
R.: «Tornerei volentieri in Brasile, è sempre stato il mio sogno».
A.: «Mi piacerebbe vedere la parte di Sud America che non abbiamo visto».

Programmi tv preferiti?
R.: «Il Festival di Sanremo del ’95. Guardo poco la tv».
A.: «Mi dimentico di guardare la tv, non è snobismo. La guardo su internet. Mi piace Daria Bignardi e le interviste in generale, le serie tv come “American Horror Story” e “Downtown Abbey”, Lilly Gruber quando era inviata di guerra e indossava il chador Chanel».

Pensavate di finire in tv?
R.: «Per me era come vincere alla lotteria: impossibile!».
A.: «A volte l’ho sperato, certo non mi sognavo un reality avventuroso dove correvo e facevo sport, pensavo a una semplice intervista».

Come siete stati selezionati per «Pechino Express»?
R.: «Tutto è nato da lui! Andrea è stato selezionato, gli autori di Magnolia gli hanno chiesto con chi avrebbe avuto piacere ad andare e lui ha fatto il mio nome. Hanno colto l’assurdità della coppia e hanno portato avanti questo esperimento».
A.: «La produzione stava facendo una cernita di persone interessanti e hanno trovato “le perle di Pinna”».

Chi ha deciso il nome «Antipodi»?
R.: «È stato il primo nome che ci hanno dato e non lo hanno mai cambiato».
A.: «Eravamo molto preoccupati del nome che ci potevano dare... “Le bionde”?. Invece questo ci è piaciuto subito tanto».

Il vostro primo incontro quando è avvenuto?
R.: «Qualche mese fa. Io non sapevo nulla di lui, sono un po’ chiuso, estremamente educato. Fra noi c’è un abisso».
A.: «L’ho conosciuto fisicamente lo scorso gennaio, quando mi sono iscritto in palestra. È stato un momento della mia vita epocale».

Cosa avete pensato dell’altro?
R.: «Che fosse una persona gentile e attenta, per il mio compleanno è arrivato con un libro di Daria Bignardi, “L’amore che ti meriti”. Poi non mi ha fatto più nessun regalo».
A.: «L’ho collegato con la fatica fisica, io nei suoi panni non avrei mai pensato a me per “Pechino”, una cosa così bella e importante».

Ora quanto siete amici?
R.: «Abbiamo un rapporto di amicizia strano, non abbiamo la necessità di vederci tutti i giorni, possiamo non sentirci per un mese, ma non cambia niente».
A.: «Ora so come è fatto, so davvero come e quando perde la pazienza, quando ha fame, l’ho visto in tutte le salse, lo considero come un fratellino, anzi un fratellone».

Cosa vi rende «Antipodi»?
R.: «Siamo assolutamente diversi, abbiamo un sacco di controsensi. Lui mi sa mitigare tantissimo, io sono più istintivo. E io d’altra parte, essendo più competitivo, riesco a fargli fare delle cose che lui altrimenti non farebbe. Durante la gara per mangiare e bere non mi ponevo grossi problemi. L’unica fobia che ho avuto erano i serpenti».
A.: «Sono molto pigro e la mia filosofia di vita è che non me ne frega niente, non sono competitivo, dopo 40 giorni di “Pechino” per me l’importante era trovare un letto. Le cose le faccio perché le devo fare, sono un po’ negativo, lui ripone molte speranze nel futuro».

Cosa non vi rende «Antipodi»?
R.: «Siamo due persone estremamente limpide e chiare, siamo molto rispettosi ed educati, ci siamo scoperto molto più normali di quello che pensassimo».
A.: «Siamo due osservatori, nella stessa situazione ci accorgiamo delle stesse cose. Lui sembra un tipo distratto, ma è attentissimo su tutto».

Chi era il più simpatico tra gli altri concorrenti?
R.: «Paola Barale, abbiamo avuto un legame stretto con lei».
A.: «Paola mi faceva molto ridere».

Chi è stato il concorrente più insopportabile?
R.: «Pascal degli Espatriati».
A.: «L’unico con cui non ho mai parlato è stato Yari, solo “ciao” la mattina».

Qual è il posto peggiore dove avete dormito durante la gara?
R.: «Durante l’ottava tappa in una specie di ristorante, avevano dei materassi doppi di lana e delle coperte pesantissime, ma faceva comunque freddo ed era il regno degli acari».
A.: «In un posto c’era un mucchio di pannocchie in cortile dove, ho scoperto, il padrone di casa faceva la pipì. Io avevo appena mangiato la minestra di pannocchie. Ho vomitato».

Un segreto di voi che non si è visto in tv?
R.: «Io passo da un estremo all’altro, a volte sono forte e duro e poi divento un bambino. Una sera abbiamo litigato, mi sono seduto piangendo sul divano invocando il mio fidanzato».
A.: «In una casa in Ecuador la signora che ci ospitava parlava spagnolo, io ero stanchissimo e non l’ascoltavo, ma continuavo a sorridere, e lei intanto stava raccontando che il figlio era morto. Mi sono vergognato moltissimo».

Il vostro momento «top» a «Pechino Express»?
R.: «A livello fisico la traversata del lago Titicaca in Perù con le canoe. A livello scenografico la finale allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro».
A.: «La prima puntata. Non avrei mai scommesso un centesimo su di me e, invece, averla vinta è stato “top”».

Cosa avete fatto da luglio a oggi?
R.: «Un po’ vacanza, ho ripreso a lavorare nel mio centro sportivo a Milano».
A.: «Un po’ di vacanza, ho appena firmato con le mie “perle” una linea di pigiami».

La vostra giornata tipo?
R.: «Mi sveglio, vado a lavorare, ceno e vado a dormire. Cucino cibi molto pratici, veloci e salutari».
A.: «Mi sveglio con calma, bevo caffé, fumo sigarette, scrivo, rispondo, leggo, cerco ispirazione e poi, dopo le 18, esco in giro. Non so cucinare niente, sono un fan delle rosticcerie».

La vostra vita è cambiata dopo «Pechino Express»?
R.: «Per il momento no, non sono arrivati più clienti. Mi meraviglia ancora molto se ci fermano e ci chiedono una foto».
A.: «Molte più foto per strada. Adesso mi svegliano anche in treno per chidermi una foto. La tv avvicina molto».

Cosa vi piacerebbe fare in futuro?
R.: «Diventare un punto di riferimento per persone che vogliono fare attività fisica, dare consigli, indicazioni».
A.: «Vorrei scrivere un romanzo, una storia leggera, nulla di profondo e impegnativo».