Chi sono i nuovi tronisti di “Uomini e Donne”

Brando, Manuela e Cristian sono i tre nuovi volti che vedremo dall'11 settembre su Canale 5

31 Agosto 2023 alle 15:38

Dall’11 settembre 2023 torna in tv su Canale 5 l’appuntamento quotidiano con “Uomini e Donne”, il programma dei sentimenti di Maria De Filippi. Come sempre, la formula non cambia ma si rinnovano i protagonisti in cerca dell’anima gemella. Quest’anno si inizierà con tre nuovi volti sul trono, giovanissimi e quasi tutti alla loro prima esperienza televisiva. Manuela infatti è stata una delle protagoniste di “Temptation Island” nel 2021. Nelle prime puntate vedremo il ritorno di una delle coppie più amate della scorsa stagione, Federico e Carola: i due purtroppo si sono lasciati. Naturalmente, non manca la intramontabile Gemma Galgani e la dama Barbara De Santi, uno dei volti che più ci ha fatto divertire negli ultimi anni.

Ecco cosa hanno raccontato i tre nuovi tronisti in anteprima su Witty Tv.

Cristian 

«Mi chiamo Cristian, ho 22 anni, vengo da Roma, sono uno studente di fisioterapia del terzo anno e nel tempo libero consegno le pizze per guadagnarmi da vivere. Lo faccio per togliermi qualche sfizio perché a 22 anni chiedere 20 euro a mamma... non si può sentire. Vivo con mamma che è la persona più importante della mia vita, col compagno di mamma. Ormai sono 10 anni che sta a casa con mio fratello di 5 anni e devo dire che sono fortunato perché ho un piano tutto mio, dove posso star tranquillo, posso fare le mie cose, nessuno mi disturba: un sogno. Sono figlio di genitori separati e si sono lasciati quando io avevo 13 anni. Ho sofferto tanto di questa separazione. Però tutte le sofferenze che ho avuto, tutto quello che ho passato, mi ha portato a essere quello che sono oggi... ovvero una persona molto decisa, molto sicura di se stessa, però con delle fragilità, con delle debolezze che mostro veramente a poche persone perché il passato mi ha portato a essere così.  La separazione l'ho sofferta perché comunque noi eravamo una famiglia molto unita: ero abituato a stare con mio padre tutto il giorno a casa. Oggi ho una famiglia allargata c'è mio papà che ha un altro figlio con un’altra compagna e c'è un altro fratello che viene da mia mamma col nuovo compagno. Insomma, siamo una squadra di calcetto e siamo tanti. Però ci vogliamo tutti bene. Da questa esperienza ,mi aspetto sicuramente una persona che sia disposta a capirmi, disposta a fare follie per me come ne ho fatto io e come sono abituato a fare in amore. Mi aspetto di trovare una persona che sappia accettare le mie fragilità, innanzitutto mostrarle perché è fondamentale, perché sappia prendersene cura. Io invece prometto di essere sempre me stesso, diretto, senza peli sulla lingua. Credo che se ci sono queste componenti sarà un'esperienza fantastica che mi rimarrà per sempre». 

Brando  

«Sono un ragazzo normale e come tanti ragazzi della mia età il passato ha condizionato le scelte e il modo di vivere le mie esperienze. Mi sono chiuso nei miei silenzi, anziché esternare i sentimenti. Questa volta però ho deciso di scrivere un nuovo capitolo della mia vita. Voglio maturare e condividere qualcosa di magico. Ciao, sono Brando, ho 22 anni e vivo a Treviso. Nella vita ho fatto di tutto, dal cameriere, all'aiuto cuoco al maestro di sci al calciatore. Amo la vita dinamica e adrenalinica e non so vivere senza sport. Provengo da una famiglia di artisti: mia zia è stata un'attrice, mio nonno e mio bisnonno sono stati dei direttori d'orchestra. Ho vissuto i primi anni della mia vita a Miami in un clima familiare piacevole e pieno di amore. Ma si sa, le cose belle non durano per sempre. A 10 anni, la separazione improvvisa dei miei genitori e l'assenza totale di un padre mi hanno reso molto più duro e disilluso nei confronti delle persone e dei rapporti in generale. Nella mia testa mio padre era un eroe, è un eroe. Non sbaglia mai non si dimentica di un figlio e non smette di tendergli la mano. Con lui ho scoperto che cos'è il senso dell'abbandono e anche se oggi il rapporto è un po’ migliorato, i segni restano comunque indelebili. Nella mia vita gli unici punti fermi sono sempre stati i miei nonni e soprattutto mia mamma. È una persona fantastica, mi è sempre stata vicina, mi ha sempre supportato. È stato il mio braccio destro, lei per me è casa. Con lei sono come dentro una cassaforte, sono sicuro di essere protetto. Nonostante la mia infanzia, con il tempo ho imparato ad essere positivo e non vuol dire essere stupido, capisco se qualcuno mi prende in giro e se sbaglia non perdono. Nonostante questo, sono coccolone, affidabile e determinato. So cosa voglio e cosa non voglio dai rapporti in generale siamo solo contornarmi di persone che hanno qualcosa da dire, soprattutto in amore. Da questa esperienza non cerco l'impossibile, ma solo un rapporto onesto, fatto di cose semplici che sia alimentato da sguardi complici, abbracci sinceri e piccoli momenti di felicità. 

Manuela 

«Chi sono io? Mi chiamo Manuela, ho 34 anni e sono nata a Brindisi. A maggio, dopo la fine di una relazione molto importante mi sono trasferita a Roma. Sono una ragazza molto introversa e timida, sono dolce, testarda, premurosa, molto generosa anche se non ho nulla... ipersensibile e super romantica. Leggo libri d'amore, guardo film d'amore, scrivo lettere d'amore. Ma alle parole comunque, preferisco i fatti. Non so cantare ma canto, non so ballare ma ballo, però so cucinare. La mia non è stata una vita facile. Vengo da una famiglia problematica e per forza di cose, sono cresciuta in fretta. Mia madre, figlia unica, proveniva da una famiglia molto molto ricca, mio padre no, i genitori di mia madre volevano che lei sposasse un uomo ricco. Se così non fosse stato le avrebbero tolto tutte le proprietà. Mia madre scelse il cuore e scappò con mio padre rinunciando a tutto. Il 7 luglio del 1989 nacqui io. Un anno e mezzo dopo la mia sorellina. Ricordo che dormivamo abbracciate nello stesso lettino. Dopo 10 anni, è arrivata prima un'altra sorellina, poi un fratellino. Un giorno tornai a casa da scuola, davanti al cancello c'era un'ambulanza, la casa era vuota. Io e mia sorella non capivamo cosa fosse successo, dove fossero i nostri genitori e i nostri fratelli, ricordo solo che gli assistenti sociali ci portarono via, venimmo separati e portati presso dalle famiglie affidatarie. Mio padre aveva avuto da sempre problemi e mia madre per sei anni della sua vita anche, cercando di aiutarlo. Passa il tempo e i miei genitori vennero a riprenderci. Tuttavia, dopo mesi i problemi erano sempre gli stessi e i problemi economici erano tanti, addirittura per diversi anni non avevamo l'acqua calda. Un giorno tornando a casa da scuola, lessi il cartello “Cercasi apprendista”: cominciai a lavorare a 15 anni. Dopo qualche mese mio padre si ammalò di cancro. I dottori dissero che non avrebbe avuto più di tre mesi di vita. Ogni giorno tornavo a casa da scuola e sapevo che era un giorno in meno. Ogni giorno tornavo e non sapevo se avrei trovato mio padre ancora vivo. I miei genitori non si erano mai sposati, avevano sempre rimandato il matrimonio, perché poi devono fare le cose in grande come si usa da noi al sud. Mio padre sposò mia madre 15 giorni prima di morire, lo vidi trascinarsi verso l'altare. Un giorno, ci disse: “Quando morirò non portatemi quei brutti fiori da morto, portatemi i girasoli”. Ed è per questo che il girasole è il mio fiore preferito. Era il 2006, ci disse che poteva morire felice perché l'Italia aveva vinto i Mondiali. Mio padre morì poco dopo, mia madre si ritrovò vedova a 35 anni con quattro figli, piena di debiti. Dopo due mesi ci fecero uno sfratto e tornarono gli assistenti sociali per portarci in una casa famiglia. A 18 anni ho lasciato la comunità, avevo una casa, due lavori e l'affidamento dei miei fratelli. I soldi che guadagnavo mi servivano per pagare l'affitto, le bollette, le spese mediche e mettermi un piatto a tavola. Se mi rimaneva qualcosina facevo una colletta con mia sorella e portavamo dei regali ai nostri fratellini. Con il passare del tempo mia madre guarì dalla depressione. Le venne consegnato un alloggio popolare e riuscì a riavere l'affidamento dei più piccolini che ormai avevano 8 e 10 anni. Nonostante io abbia avuto questa vita difficile ringrazierò sempre i miei genitori per avermi donato la vita. Cosa vorrei per il futuro? Vorrei un amore per tutta la vita partita 

Seguici