Home TvReality e talentDani Osvaldo a “Ballando”: «Sulla pista (e nella vita) sono un uomo libero»

Dani Osvaldo a “Ballando”: «Sulla pista (e nella vita) sono un uomo libero»

L’ex calciatore, oggi cantante, è la rivelazione di "Ballando con le stelle". E a Sorrisi racconta il segreto del suo successo

Foto: Dani Osvaldo a “Ballando” tra Milly Carlucci e la sua maestra Veera Kinnunen

17 Maggio 2019 | 10:05 di Tiziana Lupi

Comunque vada a finire, la rivelazione di “Ballando con le stelle” è lui: Pablo Daniel Osvaldo, per tutti Dani, ex goleador oggi cantante, che da outsider (calcio e ballo non sono poi così affini...) si è imposto come la sorpresa della 14a edizione dello show di Milly Carlucci.

All’epilogo mancano solamente tre puntate: due consecutive, venerdì 24 (per recuperare quella saltata il 18 per far posto all’Eurovision Song Contest) e sabato 25, e poi la finalissima.

Il trionfo personale di Dani, però, è già una realtà: basti pensare alla sonora protesta dilagata sui social qualche settimana fa quando l’ex calciatore è imprevedibilmente finito allo spareggio con Enrico Lo Verso e Manuela Arcuri: «Non me l’aspettavo, ho avuto paura di essere eliminato» racconta a Sorrisi.

Osvaldo, si aspettava il successo che “Ballando con le stelle” le sta regalando? In poche settimane lei è diventato un personaggio, oltre che uno dei favoriti per la vittoria.
«Non so dire se me lo aspettassi, ma naturalmente mi fa piacere. Ho preso molto sul serio questa avventura e mi sto davvero impegnando. Il ballo richiede tanta disciplina e io non ce l’ho. Per fortuna c’è Veera Kinnunen, la mia partner, che mi aiuta e mi controlla».

Chi, tra gli altri concorrenti, la preoccupa maggiormente?
«Trovo che Angelo Russo ed Ettore Bassi siano davvero molto bravi».

Tornando a lei, il pubblico femminile sembra apprezzarla molto, non solo per i suoi passi di danza. Le due giurate sottolineano spesso il suo fascino e i giurati assicurano di essere sommersi da richieste di amiche che vorrebbero conoscerla.
«Penso che quello dei giurati sia più che altro un gioco. Io so solo che quello che conta, quando sei in pista, è ballare bene. Io ci sto provando e spero di riuscirci. Sicuramente sto imparando molte cose».

A soli 30 anni ha lasciato il calcio che pure le ha dato molte soddisfazioni. Cosa le regala ora la musica che il calcio non le dava?
«Sicuramente la libertà di decidere di poter fare quello che voglio. Molti pensano che la mia sia stata una scelta difficile, ma non è così. Quando ho capito che il calcio mi stava stancando e non mi divertiva più, ho lasciato. E da allora non ci ho più ripensato».

Che cosa succederà quando anche la musica la stancherà?
«Non credo che accadrà mai; penso che questa sia la mia strada definitiva».

Come ci è arrivato?
«Non ci sono arrivato, ci sono cresciuto! È una passione che ho fin da quando ero bambino. Mio padre era musicista e suonava la chitarra. Ho anche alcuni parenti in Argentina, nella pampa, che fanno musica, anche se diversa dalla mia: il loro è folklore argentino».

E la sua, invece, che tipo di musica è?
«Rock e blues. Le canzoni le scrivo insieme al chitarrista Augustin Blesa D’Angelo, prendendo ispirazione da quello che viviamo e da quello che ci circonda».

Il suo gruppo si chiama Barrio Viejo, cioè “quartiere vecchio”: come mai ha scelto questo nome?
«La verità è che ho nostalgia del quartiere in cui vivevo da bambino. E anche perché “Barrio Viejo” è il titolo di una canzone della band argentina “La 25”, che ascoltavo sempre quando vivevo in Europa e avevo molta nostalgia del mio Paese. Quel brano mi è rimasto nel cuore».

Ha un modello a cui si ispira?
«Preferisco andare per la mia strada. Se però devo fare un nome, dico Keith Richards (il chitarrista dei Rolling Stones, ndr)».

Prima il calciatore, adesso il musicista: lei nella vita è sempre riuscito a fare quello che voleva. Si considera un uomo fortunato?
«Si può sempre fare meglio e, comunque, penso che la fortuna bisogna anche andarsela a cercare, trovando il coraggio di fare quello che si sente anche quando non è per niente facile».