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Donnavventura, le selezioni viste da Elisa (prima parte)

Il racconto di come Elisa Vottero è riuscita ad arrivare tra le cinque finaliste che parteciperanno alla nuova edizione di Donnavventura

12 Agosto 2015 | 09:26 di Redazione Sorrisi

Non era la prima volta che pensavo di partecipare a Donnavventura.

L’idea mi era balenata un giorno qualche anno fa quando, facendo un giro per i canali Tv, sono finita a guardare sei ragazze su un catamarano che raccontavano di un viaggio che mi ha fatto sognare dal divano di casa. Così, mi sono fiondata sul sito per vedere cosa bisognava fare per partecipare. Compilo i miei dati convinta che possa bastare per essere un eventuale avventuriera ma ecco svelato l’arcano: CARICA IL TUO VIDEO PROVINO. Bloccata.

Ci penso un secondo, chiudo la pagina e rinuncio, non è successo niente.
Passano alcuni anni, perdo le varie spedizioni a causa di stagioni lavorative all’estero, ma proprio al ritorno da una di queste la curiosità riaffiora.

Mi confronto con la mia famiglia e in un momento un po’ particolare della mia vita, Fabio uno dei miei fratelli più grande, quello che noi chiamiamo psicologo, mi dice: ”Vai. Provaci, non hai nulla da perdere”. Prendo la mia Go Pro e Brigitta, la mia cagnolona, e sparisco nei boschi di casa.
 
Vengo da un mini paesino, con una via principale (e qui partiamo con i classiconi, la storica Via Roma che, attraversandola, prende differenti nomi tra sinistra e destra. Sono cresciuta qui, tra una tuta da ginnastica sporca d’erba sulle ginocchia e un paio di sci ai piedi. Amo questa tranquillità e questo mondo ancora pulitissimo.
 
Persa nei miei boschi incomincio a provare a parlare di me riprendendomi, ma la sensazione di sentirmi stupida è comunque molto forte. Penso che se iniziassi a “fare finta” di fare la cosa che mi riesce meglio al mondo forse uscirebbe qualcosa di accettabile e così è; la mail con scritto “COMPLIMENTI SEI STATA SELEZIONATA TRA LE 100 FINALISTE” è arrivata.



Leggo e rileggo il contenuto e incomincio a preparare lo zaino con due settimane di anticipo. Esagitata, come direbbe mio padre, prenoto il treno Cuneo-Torino; Torino-Milano. Negli ultimi anni, quando sono in Italia, mi divido tra Cesana=Famiglia e Cuneo=Cuore.

Arriva il fatidico venerdì 10. Puntuale alle ore 14:00 con il mio zainone sulle spalle mi trovo al punto d’incontro, davanti ai pullman con destinazione La Thuile. Partiamo spaccando il minuto e mi siedo di fianco a Chiara, la mia nuova amica. Nelle mie orecchie sentivo solo “piacere io sono” e altri mille nomi. Insomma era iniziata una nuova avventura.

Arrivate al campo base, allestito con quattro tendoni che ospiteranno le 100 ragazze per dormire, non riuscivo a capire quali erano le mie emozioni. Scarichiamo gli zaini e iniziamo la prima riunione dove ci spiegano come verremo sistemate. In ordine alfabetico consegniamo passaporto, telefoni cellulari e altri documenti e ci vengono date magliette da indossare nel weekend e il numero. Mi capita il 37!
Si rivelerà un numero fortunato, almeno fino ad ora.

Sistemiamo i sacchi a pelo e lo zaino nelle tende, la mia era la numero 2. Una biondina di nome Isabella mi fa un po’ di spazio per appoggiare le mie cose. Mi trovo quindi schiacciata tra la bionda dagli occhi di cristallo, Fabi la scalatrice e Giuli che mi regalerà infinite risate. Inizia subito una chiacchierata intensa dove ci scambiamo le più disparate informazioni. Ci piacciamo. Saranno il mio punto di riferimento in questi giorni.

Dopo poco è pronta la cena, incomincia a fare freschetto, anzi seduta sotto quest’altro tendone, su questa di legno si gela (fino a poco prima ero scalza in mezzo all’erba, amo sentire la terra sotto di me. Il contatto diretto). La cena consisteva in un minestrone di verdure, caldo e buono e una pagnotta di pane. Acqua e caffè per le più coraggiose.
Finiamo la cena e ci sediamo intorno al fuoco dove la conoscenza con le altre ragazze continua. Ricevute le informazioni per il giorno seguente raggelo a sentire che la sveglia suonerà alle 07:00. Essendo estate per me la sveglia media è almeno alle 11:00.

Il trombettiere intona la sua canzoncina e ci sveglia. Si corre, ma nel vero senso della parola, pettorali addosso e via con una corsetta.
Finito il risveglio muscolare facciamo una rapida colazione con the o latte caldo e un pezzo di pane secco. Letteralmente messe alla prova.
Divise per gruppi iniziamo con le prove per vedere se possiamo davvero essere delle buone Donnavventura.

Io comincio con il ponte tibetano, grazie all’aiuto dell’esercito Italiano, della sezione Alpini di La Thuile, riesco quasi a superarlo. Purtroppo la mia paura dell’altezza ha la meglio e mi fa cadere poco prima dell’arrivo.
Determinata a finire il percorso mi dirigo verso la prova dell’arrampicata e inaspettatamente riesco con agilità e velocità ad arrivare in cima.
Per finire il mio giro vengo agganciata a una corda e fatta scivolare a mo' di sacco di patate per raggiungere le mie compagne.Primo step. finito. Abbastanza soddisfatta scendo nella zona provini, al campo piccolo. Panico.

Nervosetta inizio a leggere un foglio sulla storia di uno dei principali sponsor del programma. Scelgo Ricola. Il provino consisteva appunto nello spiegare con parole nostre la storia di uno degli sponsor e parlare di noi e del perché eravamo lì. Aspettando il mio turno vengo struccata e spettinata per essere più naturale possibile. In realtà però non sono una ragazza che si mette troppe cose in faccia, ho una regola sola, il mascara. Sono cresciuta in mezzo ai maschi quindi mi ritengo già molto fortunata a sapere cosa sono i trucchi.

Chiamano il numero 37, Elisa Vottero. Ho il cuore a mille.
Mi sistemano davanti alla telecamera e mi danno un microfono. Nel cervello tutto bianco. Incomincio e piano piano le parole escono naturali. Mi sto rilassando, riesco a pensare a quello che dico. Finiamo a parlare di cibo. Sono preparata, amo mangiare. Parto con il mio “spot” sullo sponsor, un vero flop. Ripeto più volte che il segreto di queste caramelle è una magica miscela di 13 erbe. L’entusiasmo iniziale svanisce, mi salutano, sorrido, ringrazio, ma so che potevo fare meglio. Come in tutte le cose le parole migliori vengono sempre dopo, quando ci ripensi.

In mattinata concludo tutte le prove mi preparo alla guida del fuori strada. Salgo su uno dei pick-up messi a disposizione da Mitsubishi Motors e mi sistemo sul sedile. Capisco con facilità come inserire le ridotte, affronto con grinta la salita, una curva e via, ho finito. Scendo dalla macchina contenta, mi auto voto per le prove affrontate dandomi un onesto 7 e mezzo.

Durante il pranzo viene detto che qualcuno, su cui la redazione ha ancora dei dubbi, non è stato brillantissimo edovrà ripetere alcune cose.
Dovrò ripetere ben due prove, provino e guida. Mi sono sopravvalutata.
Riprovo la guida e mi sembra più positiva, ma data l’ultima volta rimango sulle mie. Passo di nuovo sotto gli occhi attenti della redazione. Questa volta finiamo a parlare di sci. Mi trovo a mio agio, sorrido.
Ho messo gli sci per la prima volta a 3 anni abitando ai piedi dello Chaberton a 1354 metri d’altezza. Cesana offre in inverno solo sport sulla neve.

Sono stata per anni una discreta atleta dello sci club Sansicario fino a quando nel 2006 sono arrivate le Olimpiadi. Per l’evento hanno creato una pista da bob artificiale proprio a due passi da casa mia.
Un giorno la scuola decide di organizzare una giornata di prova proprio lì e da qui comincia la mia esperienza con lo Skeleton. Questa disciplina poco conosciuta in Italia è una disciplina molto antica (la prima medaglia d’oro nella storia delle Olimpiadi per l’Italia è stata di Nino Bibbia atleta di Skeleton). A testa in avanti, con il mento a 5 cm dal ghiaccio si sfreccia a 120km/h su una slitta. Il passo dalla prova alla Squadra Nazionale è stato brevissimo. Nel giro di qualche mese mi ritrovai ad accantonare lo sci per intraprendere la strada dell’atleta.

Finite le prove torniamo al campo base, un momento per noi ed è subito pronta la cena.