Esa: «Dopo “Amici” ho ancora troppe cose da dire e da comunicare»

Scelto da Rudy Zerbi, è restato nel gruppo fino all'eliminazione nella prima puntata del serale

Esa
25 Marzo 2021 alle 18:21

Esa Abrate, 22 anni, nato in Francia, vive in Italia, a Rivoli, con la famiglia adottiva da quando era bambino, ha un curriculum musicale di tutto rispetto, polistrumentista (chitarra e pianoforte prima di tutto), cantautore (suona e compone) e un diploma di direttore d'orchestra al Conservatorio («non è una cosa di cui mi vanto, è solo una carta in più»). Entra nella classe di “Amici” a novembre 2020 scelto da Rudy Zerbi e resta nel gruppo fino a sabato 20 marzo quando viene eliminato nella prima puntata del serale.

Chi era Esa prima di “Amici”?
«Era il ragazzo che diceva a tutti che ce l'avrebbe fatta prima o poi, lo diceva per mettersi in testa di non poter fallire. Ero in cerca di qualcosa che mi facesse fare il salto».

E poi è arrivato il programma di Maria De Filippi.
«È stata una proposta che mi ha fatto il mio team, a Torino lavoro con un produttore e un manager, che mi aiutano a scrivere e a produrre brani».

La proposta ti è piaciuta?
«Era un'opportunità. Ho mandato un video in cui canto una cover e un mio pezzo, “Dimmi”, e poi sono stato convocato a Roma negli studi televisivi varie volte».

Quante possibilità ti davi di entrare nella scuola?
«All'inizio mi sono detto: “Proviamo a vedere se c'è qualche possibilità”, poi quando hanno cominciato a rispondere e richiamarmi le possibilità e le speranze si accrescevano. Ma per il mio carattere stavo con piedi per terra, non volevo illudermi».

Rudy Zerbi ha creduto subito in te.
«Con Rudy Zerbi è stato un bell'incontro, ci siamo trovati, se avessi avuto io la scelta avrei scelto lui, lo stimo e mi piace molto la sua visione della musica e dell'arte. Devi fare qualcosa per la quale sei diverso dagli altri, se non sei diverso a lui non interessi e io volevo essere un po' diverso».

E la tua visione della musica qual è?
«Per me la musica è un linguaggio internazionale, magari io parlo italiano e tu cinese, ma davanti a una canzone ci capiamo. Nella musica è importante parlare di cose e situazioni vissute, qualcuno ci si può riconoscere».

Anna Pettinelli ha più volte detto che sei “stonato”.
«Il discorso è su come intendo io la “stonatura” e su come la intende la professoressa Pettinelli. io la intendo come una “imprecisione”. Quando mi approccio alla musica non faccio attenzione alla nota precisa, al passaggio giusto, la mia preoccupazione è riuscire a far entrare le persone nel mio mondo. Essere stonato è un'altra cosa».

Le critiche ti hanno mandato in crisi?
«Inizialmente molto, ma per carattere sono uno che vuole lavorare tanto, superare i propri limiti. Mi sono detto: “Okay, se mi viene fatto notare questo limite, impegnamoci e miglioriamo”. Purtroppo non si può piacere a tutti. Il mio obiettivo è sempre stato vincere per me stesso, a me interessava fare un percorso netto e uscire dal programma a testa alta».

Anche per questo sei stato considerato il «saggio» della casa.
«È una mia indole, a me piace dare una mano agli altri, se vedo che qualcuno ha un momento di sconforto e io ci sono già passato e posso dare un consiglio lo faccio volentieri».

Chi hai consigliato?
«Aka, abbiamo un rapporto bello e particolare, ci siamo conosciuti al casting, abbiamo legato in maniera particolare e poi lui in me trovava un spalla sulla quale sfogarsi all'interno della casa».

In tanti mesi chiuso nella scuola cosa ti è mancato di più?
«Mancava ogni tanto la possibilità di svuotare la testa, lì era molto difficile. Ma non avevo grande nostalgia della vita di prima, ero lì per studiare e migliorare».

Ripensando al tuo percorso c'è qualcosa che faresti diversamente?
«Non sono uno che si guarda tanto indietro, però magari eviterei di prendere certe cose di petto… Chiunque mi trovi davanti, io dico sempre quello che penso e in certe situazioni essere impulsivi può essere controproducente».

In concreto?
«Direi proprio il mio scontro con la professoressa Pettinelli, non riuscivo a capire che lei mi diceva di lavorare sulle linee, mi sono fermato alle parole che aveva utilizzato e non a quello che intendeva».

Una lezione che ti ha cambiato?
«La professoressa Francesca Bernabini un giorno ci ha chiesto: “Che voto vi dareste?”. Io mi sono dato 7 e lei ha detto che dovevamo passare la giornata dandoci sempre 10. Da lì quando mi alzavo, mi guardavo allo specchio e dicevo: “Oggi deve essere una giornata da 10”. Ho imparato che se la testa ti blocca, non riesci a superarti».

Tornare nel mondo che impressione ti ha fatto?
«Ogni tanto sono “svalvolato”, capita che qualcuno mi parla e non lo sto ascoltando, devo ancora riabituarmi. È anche strano incontrare qualcuno che ti riconosce e ti chiede una foto: sono stato chiuso cinque mesi e della notorietà che abbiamo acquisito non ce ne siamo accorti».

La prima cosa che hai fatto?
«Ho parlato tanto con i miei genitori, sono stato molto a casa, avevamo un rapporto complicato, è stato importante fargli vedere che in questi mesi mi impegnavo in qualcosa in cui loro non credevano tanto».

E la tua famiglia biologica?
«Sono fieri e contenti anche perché ho riallacciato i rapporti con loro, ci sentiamo, sono contenti che io sia riuscito a portare avanti il mio sogno e la mia passione».

Hai composto altri pezzi?
«La composizione durante questi mesi è stata un problema, non riuscivo a trovare lo spazio mentale, sin da piccolo ho la tendenza a non far vedere la parte fragile di me invece nella musica bisogna essere il più trasparenti possibile, mettersi a nudo. Ci ho messo un po' a scrivere “Ci sto male”, non riuscivo a esternare questa sensazione».

Secondo te chi vincerà “Amici” fra i cantanti?
«Ho molta stima dei miei compagni, penso che sia un'annata fortissima, in questo momento potrebbero vincere Sangiovanni ed Enula, ma pure Aka».

Chi è Esa dopo “Amici”?
«Non posso dire di avercela fatta, ma posso dire che ho fatto un bel passaggio. È adesso che si vede se ce la farò. Il mio futuro più prossimo è riuscire a far capire che effettivamente ho qualcosa da dire. E io ho troppe cose da dire e da comunicare».

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