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06 Ago 2018 | 16:00

Filippo Bisciglia: il volto di «Temptation Island» parla della sua vita

Il conduttore del docu-reality di Canale 5 ci ha raccontato dei suoi amori e del dottore che gli permise di tornare a camminare


Chi è davvero Filippo Bisciglia? Lo abbiamo visto ogni lunedì sera alla guida di «Temptation Island», il reality di Canale 5 che anche quest’anno ha fatto il pieno di ascolti. Eppure di lui si sa poco. Anche perché, come ci spiega lo stesso Filippo, «in tv voglio andare per lavorare, ma la mia vita non è un reality». Per Sorrisi però ha fatto un’eccezione. E ci ha raccontato in prima persona (tra lacrime, ricordi e risate), capitolo per capitolo la sua vita. Felice ma non sempre facile.

Mister semplicità

«Sono un ragazzo semplice, amo la famiglia, vivo di cose normali e sto sempre con i miei amici d’infanzia, cinque ragazzi che conosco dai tempi delle medie. Potrei andare in posti meravigliosi ma preferisco stare con loro. Mi aiutano a tenere i piedi per terra. Il mio pregio è che sono una persona vera. I difetti? Tanti: sono puntiglioso, secchione, permaloso, rompiscatole. Per esempio, al falò, dove mostro i video alle coppie, se la sabbia è stesa male la faccio sistemare».

Un uomo in cifre

«Sono nato il 24 giugno 1977, Cancro ascendente Vergine. Ho la taglia 48 per i pantaloni e la 50 per le giacche. Sono alto 186 cm e peso circa 80 chili. Mi tengo a stecchetto per il programma altrimenti non mi entrano più i vestiti, ma quando finisce arrivo a 85 chili! Ho una ventina di tatuaggi in zone strategiche, dove si vedono poco, come dietro le braccia. Per la maggior parte sono scritte importanti. Ne ho una con il nome di mia mamma Elisabetta. “Elisabeth” con una corona, perché lei è la mia regina. E un’altra dedicata a mio padre Piero. “Nessuno ti ha dato l’esempio, tu per me sarai il migliore. Grazie papà”. Per me è un modello perché anche se ha avuto solo la mamma e un’infanzia complicata, ha fatto benissimo il mestiere di padre».

La mia famiglia perfetta

«La mia è la classica famiglia del “Mulino bianco”. Non ci sono separati, neanche un lontano parente. Sono tutti sposati. Mia sorella Valeria, che ha cinque anni più di me, si è fidanzata alla superiori e con il marito stanno assieme da 31 anni. Ho un nipotino, Luca, che adoro. Ci vogliamo tutti bene. Ora i miei genitori sono in pensione. Papà faceva il rappresentante di abbigliamento per uomo e ha avuto un negozio. Mamma era impiegata in una ditta. Mia sorella fa la ragioniera in uno studio di commercialisti. Mio nonno Silvano faceva il rappresentante di paralumi. Ricordo che a sei anni il sabato lo accompagnavo nei suoi giri e mi dava 20mila lire per la compagnia. Visto che i miei lavoravano, sono cresciuto con i nonni. Il pomeriggio guardavo i programmi televisivi, non i cartoni animati, e nonna per merenda mi preparava pane, olio e aceto oppure pane burro e zucchero. Quando arrivava la zia, invece, mi faceva il panino con la Nutella, ma era una rarità».

Un’infanzia difficile

«Ho avuto un’infanzia molto bella, ma dai due ai quattro anni non ho potuto camminare. Avevo il morbo di Perthes, una malattia degenerativa che riduce l’uso degli arti inferiori. Mio nonno mi ha costruito una macchinetta con le rotelline e mi portavano in giro così. Sono stato fortunato perché ho conosciuto il professor Milella che ha trovato la soluzione per questa malattia sperimentandola su di me. Sono nei libri di Medicina. Sono stato il primo bambino a non rimanere zoppo. Questa esperienza mi ha forgiato il carattere: la voglia di vincere e fare bene viene da lì. A sei anni ho partecipato a una gara di corsa. Avevo una gambina di ferro e uno scarpone grande per bilanciare la differenza tra gli arti. Ricordo il rumore che faceva sull’asfalto, ma ho vinto e mi soprannominarono Kawasaki. Mi piaceva il calcio, ma non potevo giocare perché se lo facevo zoppicavo. Quindi scelsi il tennis e mi impegnai al massimo (la voce si strozza, si commuove, poi riprende, ndr), tanto che a 10 anni vincevo qualsiasi torneo a cui partecipassi».

Il punto di svolta

«A scuola sono sempre andato bene. Studiavo poco ma ci sapevo fare, ero sveglio e anche se ero sempre distratto, ascoltavo tutto e avevo una memoria portentosa. Ho frequentato l’Istituto alberghiero convinto che fosse facile, invece è stato impegnativo. Una volta diplomato, però, l’idea di lavorare in un ristorante non mi attirava più perché non volevo rinunciare alle Feste in famiglia. Pensavo, quindi, che avrei lavorato nel settore dell’abbigliamento, ma a 28 anni per “svoltare” partecipai al “Grande Fratello”. È stata un’esperienza bellissima che rifarei. Alcuni dei ragazzi li sento ancora e mi piacerebbe rivederli tutti».

Sedotto e innamorato

«Da 11 anni sono fidanzato con Pamela (Camassa, showgirl, ndr). Ci siamo conosciuti durante un evento a Cortina. Era la ragazza più bella che avessi mai visto, ma fu lei a mandarmi il primo messaggino. Siamo andati a convivere quasi subito. All’inizio in casa facevo tutto io, adesso fa molto di più lei. Ognuno ha il suo armadio: il mio, per quanto è ordinato, sembra quello di un negozio. Il suo, invece, pare una bancarella di Porta Portese. Mi piace cucinare, soprattutto i primi piatti, e sono “pescetariano”, nel senso che oltre a frutta e verdura mangio anche il pesce. E poi colleziono monete da due euro. Per il resto vivo alla giornata. Il 31 luglio finirà il mio impegno con “Temptation Island” e prima di tornare a “Tale e quale show” per la sfida tra i Campioni, io e Pamela ce ne andremo in vacanza al mare». Per ora sogni, progetti e impegni possono attendere.

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