“Il collegio”, Nino Frassica: «Ragazzi, siete simpatici però calmatevi un po’!»

Il docureality di Rai2 ora è ambientato nel 1958

25 Ottobre 2022 alle 08:35

La nuova edizione di “Il collegio” ha debuttato su Rai2 il 18 ottobre: questa volta le avventure scolastiche, ma non solo, di 20 fra ragazzi e ragazze hanno la voce narrante di Nino Frassica. Commentando le selezioni degli adolescenti l’attore siciliano ha esordito: «Salve a tutti, sono Nino Frassica, mi avete riconosciuto dalla voce e dai baffi».

La voce in effetti è inconfondibile.
«Abbastanza».

E i baffi, li vedremo mai?
«Sono apparso pochi minuti nella prima puntata, ho accompagnato i ragazzi all’inizio, loro hanno salutato i parenti, sono entrati e da lì non apparirò più, ma resterò a commentare quello che fanno».

Deve raccontare la vita in questo Collegio, ambientata nel 1958.
«Sarò solo la voce, il mio compito è raccordare e spiegare meglio quello che sta succedendo. I ragazzi là dentro devono vivere in un mondo che non conoscono e comportarsi secondo le regole del ’58».

A quei tempi lei aveva 8 anni e faceva le elementari.
«Quel periodo me lo ricordo bene».

Con nostalgia?
«C’è la tenerezza per qualcosa che è passato e che ti è appartenuto, però l’Italia è migliorata. All’epoca in famiglia non avevamo il televisore, per un paio di anni andammo a vedere la tv fuori casa, oggi se andassi a vedere la tv dai vicini mi vergognerei».

E la sua scuola com’era?
«Alle elementari eravamo pochi, la maestra conosceva i nostri genitori, avevamo paura di comportarci male perché poi a casa lo venivano subito a sapere».

Minacce di essere spedito in collegio ne ebbe?
«No, anche perché in collegio era già andato mio fratello Matteo, più grande di due anni. Il desiderio di mia madre era avere un figlio prete, ma lui non ne aveva nessuna voglia, quando andavamo a trovarlo si capiva che lì non era felice, così i miei genitori lo ritirarono».

Per un ragazzo di oggi com’è tornare così indietro nel tempo?
«Molte cose non sono cambiate, o meglio, sono cambiate solo le forme. Questi ragazzi soffrono la mancanza del telefonino, ma nello stare insieme, nei problemi tra compagni, i sentimenti sono uguali in tutte le generazioni».

Guardando i provini degli aspiranti collegiali se li aspettava così “ignoranti” e “televisivi”?
«Sono ignoranti per certi aspetti, però sono più svegli. Studiano di meno, ma capiscono di più. Forse noi studiavamo di più, ma eravamo più ingenui. Alcuni vedono la telecamera e in parte si esibiscono, ma poi se ne dimenticano».

Scambiano Federico Fellini per un amante dei gatti.
«Un po’ li capisco, sono interessati a cose diverse. Se nelle loro case si vedono film impegnati o si sente musica di qualità è diverso, dipende dalla cultura, dalle situazioni».

“Nel blu dipinto di blu”, secondo loro, è cantata da Al Bano e Romina.
«Fanno di tutte le erbe un fascio. Io alla loro età non amavo Nilla Pizzi e Claudio Villa, ma i Beatles e i Rolling Stones. I cantanti di oggi non mi interessano, mentre loro li conoscono tutti».

Non conoscono Mike Bongiorno. Di lei, invece, cosa sanno?
«Mi conoscono non tanto per “Indietro tutta!” o “Quelli della notte”, ma per il maresciallo Cecchini di “Don Matteo”».

Cosa l’ha sorpresa?
«La sovreccitazione, li vedo stressati, non sono calmi. Sono impazienti, quasi sofferenti».

Se dovesse dare un consiglio?
«State più calmi. Sono molto simpatici, sono forti, ma troppo agitati».

Di Frassica studente sappiamo che al liceo venne bocciato perché la mattina andava al cinema.
«I miei compagni per non andare a scuola andavano al cinema, io facevo il contrario, volevo proprio andare al cinema. Alle scuole medie andavo a Messina e marinare la scuola era più facile. Le elementari, invece, le ho fatte al paese, a Galati Marina, e mia zia faceva pure la bidella!».

L’insegnamento fondamentale che le ha lasciato la scuola?
«Mi sono allenato all’improvvisazione. Quello che sembrava un difetto, il non saper rispondere alle domande e cercare di inventarsi le risposte, somiglia al teatro: dal niente cerchi di colmare l’ignoranza. E l’insegnante, quando vede che ti arrabatti, prova simpatia».

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