Home TvReality e talentIva Zanicchi: «Cara Maria, in giuria a Tú sí que vales sarò la voce del popolo»

Iva Zanicchi: «Cara Maria, in giuria a Tú sí que vales sarò la voce del popolo»

La quinta edizione del talent di Canale 5 accoglie nel cast la cantante emiliana che subentra a Mara Venier. Da sabato 29 settembre in prima serata

Foto: Iva Zanicchi durante «Tú sí que vales»

27 Settembre 2018 | 18:08 di Andrea Di Quarto

A Iva Zanicchi, una che da sempre ci tiene a rivendicare le proprie radici contadine, il ruolo che dovrà ricoprire dal 29 settembre a «Tú sí que vales» calza a pennello: sarà la voce della giuria popolare. «Desideravo tanto farlo» ci spiega. «In famiglia abbiamo sempre guardato il programma. È pieno di numeri spettacolari ed è uno show adatto a un pubblico di tutte le età. Quando è arrivata la proposta di Maria De Filippi sono stata contentissima».

Come vive questa nuova esperienza professionale?
«Con orgoglio. Chi non stima Maria De Filippi? Ha inventato un nuovo modo di condurre. Prima di lei erano solo urla e strepiti. È pacata, lascia parlare, dà spazio. Un pregio che spesso presentatori e presentatrici non hanno. Molti si parlano addosso. È poi Maria è il Re Mida, anzi la Regina Mida della tv».

Con gli altri giurati come si trova?
«Sono tutti bravissimi. Con Gerry Scotti sono stata vicina di camerino per anni. Lo amo, è simpatico e poi fa finta di essere soltanto un presentatore, mentre invece sa anche recitare, cantare ed è anche un po’ comico. Teo Mammucari non lo conoscevo molto bene ed è stata una scoperta. Ha un’ironia  accattivante e pungente. Rudy Zerbi è un grande esperto di musica e sa stare al gioco con grande senso dell’umorismo. E poi c’è Belen, che donna! Con quella falcata felina e quel fisico. Ha visto che fondoschiena da urlo?».

La prego, andiamo avanti. Ha già deciso come svolgerà il suo ruolo?
«Non posso influenzare la giuria, ma spero di portarla dalla mia parte. “Voce del popolo voce di Dio”, si dice, quando il popolo giudica non sbaglia mai. Ci può essere un numero straordinario, ma se al pubblico non arriva è lui che ha ragione e devi chiederti il perché. Non puoi mai dire che il pubblico non capisce. C’è sempre una ragione».

Lei com’era a inizio carriera?
«Quando ho cominciato a cantare avevo una voce molto potente e vincevo tutte le gare canore nei paesini della mia zona, così mi ero montata la testa. “Spacco tutto” pensavo. Invece sono arrivate le prime mazzate. Era inevitabile e sono servite».

Me ne racconti una.
«Il Festival di Castrocaro del 1962. Un giovanissimo Gigi Vesigna (direttore di Tv Sorrisi e Canzoni dal 1973 al 1994, ndr) mi disse: “E allora ci vediamo a Sanremo? Gianni Ravera ha detto che vincerai tu”. Da quel momento venni assalita dal panico più totale e mi andò via la voce. Alla serata finale sembravo una pecora, non potevano farmi vincere (tra i giurati c’erano Natalino Otto, Sergio Bruni, Luciano Tajoli, Nunzio Filogamo, Ernesto Calindri e Giovanni D’Anzi, ndr). Quella sera ho pianto sulla spalla di mia mamma, volevo tanto darle questa soddisfazione perché si era sacrificata enormemente per farmi arrivare fin lì».

Quest’anno la tv non sarà il suo unico impegno.
«Sto preparando lo spettacolo della mia vita, “Una vita da zingara”, dove canto e racconto anche in modo ironico, partendo dalla nascita, la mia storia. Sa che sono nata in modo rocambolesco? Mia madre era andata nella stalla per accudire una mucca e le sono prese le doglie. Sono nata lì, così mi ha deposto nella mangiatoia, accanto al bue (ride). Sarò in scena con sette musicisti,  rigorosamente dal vivo e con una scenografia molto ricca e molto bella. È da una vita che sognavo di farlo. Spero di non sbagliare. Voglio che le gente si diverta e rida. E non è tutto: dal 31  dicembre farò anche un musical».

Di che cosa si tratta?
«S’intitola “Men in Italy, the musical fashion show” e celebrerà, in maniera brillante, una cosa che ci rende famosi nel mondo: la moda».

C’è qualcosa che si rimprovera?
«Sì, ho diversificato troppo. L’Italia non è l’America. Lì un’attrice balla, canta, suona uno strumento. Qui se canti devi solo cantare, altrimenti vieni punita. E poi ho fatto alcuni dischi troppo difficili: uno con musiche di Theodorakis, uno ispirato a García Lorca, una raccolta di canzoni ebraiche antiche e moderne. Non puoi passare da una canzone d’amore struggente e impegnata di García Lorca a cantare “Mamma, due più uno fanno tre”.  Queste cose avrebbero ucciso un toro. Io grazie a Dio sono rimasta in piedi».