Lorella Cuccarini: «Mi affeziono agli allievi come se fossero i miei figli»

Ci racconta la sua terza volta ad "Amici": «Le sfide? Dentro di me si scatena una tempesta di emozioni!»

13 Novembre 2022 alle 08:14

Nel novembre del 2020 Lorella Cuccarini ha iniziato la sua grande avventura ad “Amici”, prima come insegnante di ballo e poi, dall’anno scorso, di canto.

Lorella, è cambiata la sua vita da quell’autunno del 2020?
«Sì, in meglio! Anche se ci sono stati dei cambiamenti, è stato un crescendo continuo, mi sono calata perfettamente nel ruolo e mi piace sempre di più. Mi appassiona il rapporto con i ragazzi ed è bellissimo anche il fatto di avere vinto una sfida, perché quando sono arrivata nessuno mi aveva mai visto in un ruolo di questo tipo ed era un punto interrogativo innanzitutto per il pubblico storico di “Amici”».

Si sente più a suo agio nei panni di insegnante di canto o di ballo?
«La verità è che mi sento sempre a mio agio in questo programma, sono in una situazione in cui mi viene voglia di dire la mia su alcune sfide di ballo, perché la danza è nella mia natura. Ma essere passata al canto mi consente di lavorare in modo diverso con i ragazzi, sono progetti che vanno al di là della tecnica e della bravura, è un lavoro se vogliamo più completo. Si spera che finito il programma possano camminare con le loro gambe. È molto sfidante».

Si aspettava di essere chiamata per la terza volta da Maria De Filippi?
«Un po’ sì. Erano stati talmente positivi e grandi i risultati dell’edizione scorsa, che non ci ho neanche pensato, è avvenuto tutto in modo naturale».

Che rapporto ha con Maria?
«Lei è vicina a tutti, è una donna che non lascia nulla al caso. Anche se la vedi poco, perché ha tanti impegni, riesce a esserci sempre. Con me è molto attenta, mi sta vicina. Riesce a leggere anche i silenzi, mi colpisce molto quando questo accade con i ragazzi, in puntata ha mille occhi e riesce a cogliere quello che succede lontano dal palco, dove invece noi focalizziamo la nostra attenzione».

Parliamo dei suoi allievi: Cricca, Niveo e NDG. Come mai nessuno si fa chiamare per nome e cognome?
«Non lo so! Forse perché alcune volte i nomi sono banali oppure nascono da nomignoli come Cricca, che è il modo in cui lo chiamano gli amici. Niveo si chiama così per i capelli bianchi che ha fin da quando era piccolo. NDG invece è l’abbreviazione di Nicolò di Girolamo. Io avrei potuto chiamarmi LC! Pippo Baudo all’inizio mi disse che il mio nome era troppo lungo e di trovare un diminutivo. Ne hanno tirati fuori diversi, ma poi ha pensato al successo di Gina Lollobrigida ed è rimasto Lorella Cuccarini».

Qual è la caratteristica che più ama in ciascuno dei sui tre allievi?
«Di Cricca mi piace la vocalità, ha una voce cristallina e grande tecnica. Può cantare qualsiasi cosa. Deve lavorare sull’interpretazione e tirare fuori le sue emozioni, anche quelle più “scure”. Tende a non far vedere i momenti bui e invece vorrei che li tirasse fuori perché mostrano la sua umanità. Di NDG mi piace lo stile e la grinta sul palco. Ma è molto insicuro e ha bisogno sempre di conferme. Quando crede in se stesso è una bomba. Niveo è la quota “indie” del gruppo, mi piace la sua vocalità, molto bambina ma peculiare. È un timido, sembra sempre il ragazzo che deve essere interrogato in fisica senza avere studiato. Vocalmente è molto interessante, ma bisogna fare un bel lavoro per tirare fuori il carattere».

Quando i suoi ragazzi vanno in sfida, lei come la vive?
«Mi sento come quando hai un figlio che deve fare un’interrogazione importantissima... Fuori va tutto benissimo, ma dentro di me è una tempesta di emozioni. Sai che tutto è nelle mani di un altro giudice e il dispiacere di vederli uscire sarebbe grandissimo. Mi affeziono tanto ai ragazzi».

A NDG ha spiegato l’importanza di abituarsi alle critiche. Lei ne ha ricevuta qualcuna che l’ha aiutata a crescere?
«Più che una critica, mi viene in mente un consiglio che mi diede Pippo Baudo all’inizio della carriera. Mi disse: “Devi essere sempre te stessa. Non dimenticare mai chi sei e da dove vieni. Non perdere mai questa verità, se la porti sul palco sarai sempre giusta”. Un consiglio che ho fatto mio».

Niveo soffre di ansia da prestazione. Ci ha combattuto anche lei?
«L’ansia da prestazione c’è e ci sarà sempre. La cosa importante è incanalarla e farla diventare una rabbia propositiva. Non mi è mai mancata la sfrontatezza sul palco, anche a 20 anni non ho mai avuto pudore, mi sono sempre buttata anche a costo di sbagliare. Ho sempre “venduto” bene quello che portavo. Anche io ho fatto performance dove ballavo meno bene, ma non si può dire che non ci abbia sempre creduto. Essere sicuri di sé è fondamentale. Davanti a te hai il pubblico che vive molto delle tue emozioni e se arrivano autentiche, anche se c’è una sbavatura, una persona se la dimentica».

Infine Cricca. Sorride sempre ma nasconde i suoi tormenti interiori. È capitato anche a lei di indossare una maschera in scena?
«Dipende, in realtà nel suo caso non si tratta di una maschera, ma di pudore. Io porto la mia solarità se è richiesta, ma se interpreto la perfida Gothel nel musical “Rapunzel” (che torna in scena dal 2 dicembre a Roma e dal 13 gennaio a Milano, ndr), incanalo in lei quello che mi fa arrabbiare. Devi veicolare quello che vivi in quello che fai».

E veniamo ai suoi colleghi Rudy Zerbi e Arisa. Come va con loro?
«Benissimo, abbiamo un ottimo rapporto. Ci sono discussioni e un confronto aperto, com’è giusto, ma rimaniamo nell’ambito professionale. Non siamo ancora nel momento caldo del programma, le discussioni cominceranno con il Serale e i guanti di sfida. Dentro il programma c’è un po’ di pepe, ma fuori siamo tre persone che stanno bene insieme e anche se riusciamo a vederci soltanto ogni tanto per un caffè dietro le quinte, mi piacerebbe molto frequentarli di più».

A chi di loro due si sente più vicina in fatto di gusti musicali e modo di pensare?
«Quest’anno devo dire che mi trovo spesso d’accordo con Rudy. E ogni tanto mi preoccupo (ride)! Magari con il tempo cambierà...».

L’anno scorso ha preso il posto di Arisa, com’è stato ritrovarla?
«Molto bello, le “Cuccarisa” del primo anno mi piacevano molto, ma purtroppo non potremo più essere nella stessa squadra al Serale. Lei è una persona molto dolce, a volte è difficile dirle che non sei d’accordo con lei perché ci rimane male. Ci vuole tatto quando le parli».

Cosa si augura per quest’anno?
«La classe promette molto bene, è equilibrata tra canto e ballo. Spero sia un’edizione come la scorsa, in cui in finale arriveranno dei ragazzi molto amati e con grandi soddisfazioni e opportunità. La cosa fondamentale è che questa non sia soltanto un’esperienza di vita, ma la porta per trovare il proprio spazio nel mondo lavorativo».

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