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04 Gennaio 2018 | 11:39

«Masterchef Italia», Antonia Klugmann risponde alle critiche

«Purtroppo sui social ho ricevuto attacchi violenti e offensivi» racconta la giudice di MasterChef. «Ma in tv io esprimo solo un parere»

 di Antonella Silvestri

«Masterchef Italia», Antonia Klugmann risponde alle critiche

«Purtroppo sui social ho ricevuto attacchi violenti e offensivi» racconta la giudice di MasterChef. «Ma in tv io esprimo solo un parere»

Foto: Antonia Klugmann

04 Gennaio 2018 | 11:39 di Antonella Silvestri

Fin dalla prima puntata ha colpito pubblico e concorrenti con la sua forte personalità. Antonia Klugmann, la prima chef donna nella storia di «MasterChef Italia», quest’anno ha preso il posto di Carlo Cracco e ha subito infiammato il web. C’è chi la apprezza, infatti, e chi la considera un giudice troppo impietoso. La chef stellata, poco abituata alle dinamiche televisive, si è imposta nello show dei fornelli per serietà e competenza, tenendo testa ai colleghi Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo, colonne portanti del programma in onda su Sky Uno e giunto alla settima edizione.

Antonia, sui social media è stata duramente criticata. Delusa?
«I social purtroppo accorciano le distanze e consentono a chiunque di dire ciò che vuole. Sono stati attacchi violenti, offensivi. Ho espresso giudizi meno brutali dei miei colleghi e non ho ricevuto lo stesso trattamento. Non mi piace l’attacco personale, intimo. Se nella vita di tutti i giorni ci comportassimo come avviene sui social, sarebbe un’esistenza impossibile. “MasterChef” è un gioco e noi giudici esprimiamo un parere».

La accusano di essere troppo dura.
«Il montaggio ha acuito questo aspetto, ma se si parla di cucina cerco di essere obiettiva. Nei concorrenti cerco l’onestà. Quelli che vogliono esibire se stessi sono i meno bravi».

Cosa l’ha convinta a prendere parte al programma?
«Lavoro da più di dieci anni con il mio compagno e con mia sorella. Sono stati loro a sostenermi in questa scelta perché io sono molto riservata».

Com’è stato l’approccio con gli altri tre giudici per lei che è l’unica donna?
«Sulle prime hanno fatto un po’ i “bulletti del quartiere”, poi sono diventati gentilissimi. Il mio obiettivo era essere accettata da un gruppo consolidato e ci sono riuscita. Il fatto che sia donna non è un problema perché sono abituata a lavorare in ambienti maschili».

Era fan del programma?
«Avevo seguito le prime stagioni, poi però i miei ritmi di lavoro non si sono più conciliati con l’orario della messa in onda. È una trasmissione divertente, un gioco».

La sua severità forse è dovuta alla sua lunga gavetta.
«Frequentavo la facoltà di Giurisprudenza quando decisi di abbandonare tutto per dedicarmi alla cucina. E all’epoca non c’era “MasterChef” e tutto questo interesse mediatico verso i cuochi. Ho iniziato facendo la lavapiatti e la cameriera, e poi mi sono dedicata al mondo della ristorazione con tutta me stessa».

La passione per la cucina da chi l’ha ereditata?
«Ho avuto nonno pugliese e nonna emiliana da una parte e nonno di origine ebraica e nonna triestina dall’altra. La tavola è sempre stata il punto di incontro delle varie origini della mia famiglia. Ho dei meravigliosi ricordi del pranzo della domenica».

Quali concorrenti l’hanno colpita di più?
«Caterina, che viene dall’Ucraina, e Simone, lo studente di Montecosaro, in provincia di Macerata».

Come sta vivendo il passaggio da chef stellato a personaggio tv?
«Sono un’imprenditrice dall’età di 26 anni, però un po’ sono spaventata dalla tv per come a volte semplifica e appiattisce il carattere delle persone. Sul piccolo schermo, poi, anche le sfumature vengono messe sotto la lente dell’ingrandimento…».

Carlo Cracco ha appena perso una stella Michelin e Antonino Cannavacciuolo ha ricevuto una multa per irregolarità nel suo bistrot di Torino. La popolarità è un’arma a doppio taglio?
«Sono due grandi professionisti. Cosa dire? L’Italia non è un Paese che favorisce il talento ed è difficile inseguire l’eccellenza».

Il 26 dicembre è mancato Gualtiero Marchesi, il fondatore della «nuova cucina italiana». Un maestro per tutti gli chef.
«L’ho incontrato in più occasioni nella sua scuola (Alma, Scuola internazionale di cucina italiana, a Colorno, Parma, ndr) e ogni volta ero timorosissima. Lui ha elevato in maniera moderna il ruolo del cuoco. Dobbiamo essergli grati».

Un cibo che ama e uno che detesta?
«Adoro i formaggi e un tempo, ora non più, non mi piaceva la trippa. Per uccidermi devono farmi mangiare le ostriche, perché sono allergica».