Home TvReality e talentOrietta Berti svela i segreti di “Il cantante mascherato”

Orietta Berti svela i segreti di “Il cantante mascherato”

È stata lei la prima artista a essere “smascherata” nel nuovo show di Milly Carlucci in onda il venerdì sera su Raiuno

Foto: Orietta Berti con la maschera da Unicorno

23 Gennaio 2020 | 14:51 di Andrea Di Quarto

A Orietta Berti, storicamente ribattezzata “l’usignolo di Cavriago”, la trasformazione in unicorno non ha portato fortuna. È stata lei, infatti, la prima artista a essere “smascherata” nel nuovo show di Milly Carlucci: stiamo parlando ovviamente di “Il cantante mascherato”, la versione italiana di un format nato in Corea del Sud e di grande successo in tutto il mondo.

Nel programma, che va in onda su Raiuno per quattro venerdì fino al 31 gennaio, otto personaggi famosi si nascondono in originali e coloratissimi costumi: il Mastino Napoletano, l’Angelo, il Leone, il Coniglio, il Barboncino, il Pavone, il Mostro e, appunto, l’Unicorno. Alla giuria (Patty Pravo, Flavio Insinna, Francesco Facchinetti, Ilenia Pastorelli e Guillermo Mariotto) e al pubblico a casa, il compito di smascherarne uno a puntata mettendolo fuori dalla gara. La prima vittima è stata proprio lei, Orietta Berti.

«Naturalmente non mi ha fatto piacere uscire dalla gara così presto perché avevo un sacco di belle canzoni da far sentire» confessa sinceramente Orietta. «Ma continuerò a partecipare come ospite. E così anche gli altri che a mano a mano usciranno».

Confesso che io inizialmente non l’avevo scoperta, ma poi sentendola cantare quel brano di Gianna Nannini...
«Eh sì, perché lei è una che si apre nei ritornelli, come me. Io volevo proporre canzoni in spagnolo, tipo “Bailando”, “Despacito” o “Sofia”, ma mi hanno detto che si capiva troppo che ero io. Allora hanno detto di fare le canzoni francesi, ma anche lì era troppo chiaro. Allora abbiamo pensato alla Bertè e alla Nannini. Abbiamo abbassato anche la tonalità in modo da ottenere una voce più graffiante».

Mettiamola così: ogni cantante vuole essere unico e inconfondibile. E Orietta Berti è riconoscibile perfino se camuffa la voce.
«(Ride) Però è stato molto carino il travestimento, il gioco di non farsi riconoscere da nessuno. Era come giocare a nascondino».

Mi racconti tutto.
«Nessuno di noi conosce le identità degli altri artisti. Alloggiamo tutti in hotel diversi e nel mio albergo nessuno sapeva che partecipavo al programma, dicevo che ero a Roma per vedere degli amici. Quando mi venivano a prendere per andare in studio partivo vestita normalmente, poi in macchina indossavo le scarpe da ginnastica, il mantello, il passamontagna e il casco, in modo da essere irriconoscibile».

Ma davvero nello studio nessuno sa chi sono gli artisti?
«Proprio così! Gli artisti mascherati non possono parlare con nessuno, e viceversa. Ognuno ha la propria guardia del corpo, anch’essa mascherata: può essere una donna o un uomo e li accompagna dappertutto. Ciascuno ha il proprio camerino e non ha nessun contatto con gli altri concorrenti. Non possiamo uscire dal camerino né dalla sala di registrazione, e non si può rientrare in albergo con la maschera indosso. Ci si sveste in macchina. Quando arrivavamo in prossimità dell’albergo l’auto si fermava e io mi cambiavo. Meno male che era sempre buio, potevano scambiarci per ladri: uno con un casco integrale in testa desta sospetti...».

Perché anche la guardia del corpo è mascherata?
«Altrimenti potrebbero individuarla. Il camuffamento è una regola che vale anche per gli accompagnatori, per esempio i miei figli, che sono sempre al mio fianco. Se qualcuno li avesse riconosciuti, avrebbe capito tutto».

Chi conosce le identità segrete?
«Solo Milly Carlucci e gli autori. Neanche il coreografo sa niente. Io non potevo parlare con lui, mentre lui mi diceva cosa fare. Nelle prove, però, avevo una maschera con una visuale più ampia, in gara invece non vedevo nulla! Infatti ho chiesto di darmi due guardie del corpo per farmi accompagnare sul palco».

Sia sincera, lei un’idea di chi sono gli altri se l’è fatta.
«Può essere... forse anch’io ho “sgamato” qualche collega, ma non posso mica parlare! Abbiamo delle penali, sa? Non si può dir niente, altrimenti sono 190 mila euro di penale per noi e 100 mila se a parlare sono i nostri accompagnatori. Di me sapevano solo mio marito Osvaldo e i miei figli. Comunque le assicuro che gli artisti sono all’oscuro di tutto. Si può intuire qualcosa soltanto dopo le esibizioni».

Ma se si ha bisogno di qualcosa, un bicchiere d’acqua, come si fa?
«Ah, c’è la guardia del corpo. Sta in camerino con noi ed è l’unica persona che può parlare. E comunque in camerino c’è davvero tutto. Anche quando siamo andati in esterna a registrare io ero sempre mascherata. Nemmeno in sala di registrazione potevo parlare, perché se passava qualcuno poteva sentire la mia voce».

Ma un cantante in studio ha bisogno di interagire...
«Lì no. In studio c’è il maestro, che ovviamente sa chi siamo per fare gli arrangiamenti, e un coach vocale, perché non tutti i concorrenti sono cantanti. Per loro è più facile: nessuno è abituato a sentire uno sportivo cantare e anche un attore quando canta ha una voce diversa».

Si canta dal vivo?
«No, per via della maschera. Bisognerebbe infilare il microfono sotto il costume».

Quanto dura la vestizione?
«Circa un quarto d’ora».

I costumi sono pesanti?
«Molto, io avevo una gonna larga larga e delle scarpe con le zeppe, perché con una scarpa normale si potrebbe inciampare e cadere. Ogni zeppa ha la stessa altezza davanti e dietro, circa quattro dita. Mi sembrava di camminare con delle scarpe pesantissime».

Avete scelto voi i personaggi?
«Avevamo delle opzioni. Io potevo scegliere tra Barboncino, Unicorno e Angelo. Ho scelto l’Unicorno perché mi faceva tenerezza. Rispetto alla versione americana l’hanno reso più romantico».

Come avviene il tragitto dai camerini allo studio?
«Usciti dal camerino si sale su una specie di carrello mobile con tutte le tende nere che ti porta in studio. Va veloce, sembra di essere su una giostra».

Cosa ha pensato quando le hanno proposto questo show? Non capita tutti i giorni di cantare in queste condizioni.
«Ho detto subito sì, perché vado spesso in America e conoscevo il format. Ma come gli altri ho dovuto farmi dare un nullaosta da un medico, perché uno potrebbe anche soffrire di claustrofobia».

Nella sua carriera aveva mai camuffato la voce?
«No, anzi, in sala d’incisione devo sempre avere una voce pulitissima».

In generale che rapporto ha col travestimento?
«A “Domenica in” del 1995, con Mara Venier, facevamo una rubrica dedicata ai film e ci dovevamo travestire sempre».

E nella vita?
«Una volta a Carnevale mi sono vestita da punk: avevo una parrucca altissima. L’ho tenuta per ricordo».

Ci sono racconti leggendari degli Anni 60, il periodo d’oro del divismo, quando ci si travestiva per sfuggire ai fan.
«È vero, ma io ho sempre avuto le coriste, così all’uscita delle serate mi infilavo in mezzo a loro e mi nascondevo. Con il mio manager Bibi Ballandi d’estate facevamo anche tre spettacoli ogni sera, tre feste di piazza. All’epoca le facevano tutti: cominciava la Caselli, poi cantavo io e chiudeva Gianni Morandi. Anche lì si scappava in fretta: una tovaglia in testa e via».