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Paolo Ruffini conduce “La pupa e il secchione e viceversa”

Il comico conduce una versione rinnovata del reality, che vede in gara anche studiose e bellocci. In studio, Francesca Cipriani

Foto: Paolo Ruffini

10 Gennaio 2020 | 17:18 di Antonella Silvestri

Per la prima volta tocca a Paolo Ruffini fondere due mondi diametralmente opposti, quello delle pupe e quello dei secchioni. E questa non è la sola novità di un’edizione completamente rinnovata, che vede scendere in campo nella prima serata di Italia 1 anche i “viceversa”, ossia i pupi e le secchione.

In più, non ci sarà il classico racconto in studio ma la narrazione si svolgerà nella sontuosa villa che ospita i 16 concorrenti. Accanto al padrone di casa ci sarà la pupa per antonomasia: Francesca Cipriani. Mentre tra gli ospiti troveremo, tra gli altri, Alessandro Cecchi Paone, Giampiero Mughini, Vittorio Sgarbi e Roberto Giacobbo. Per aggiudicarsi il montepremi, i partecipanti dovranno cercare di “scambiare il proprio sapere” e affrontare complicate prove di astuzia, ingegno, cultura generale ma anche di abilità fisica, forza e destrezza.

Paolo, come si è trovato in questo universo di ragazze tutte “smalto e selfie” e ragazzi “senza bicipiti e tutto cervello”?
«Le pupe ormai sono diventate influencer e i secchioni hanno acuito il divario tra la cultura classica e quella moderna. Mi spiego: non ci sono più solo Dante, Manzoni e Leopardi ma oggi i riferimenti sono anche Chiara Ferragni e Fabio Rovazzi».

Facile immaginare che sarà il primo a prendersi gioco con benevole ironia delle coppie in gara.
«A me piace ridere “con” i concorrenti e non “dei” concorrenti. Sono sempre stato antibullo per eccellenza. Ci sono motivi per ridere delle “debolezze” di qualcuno, ma l’importante è poi accarezzarlo e abbracciarlo».

Ci sono storie umane che l’hanno colpita?
«Sì, un secchione che non aveva mai dormito la notte fuori casa, e un altro che a 31 anni non aveva ancora conosciuto “l’amore”».

Questa nuova edizione si intitola “La pupa e il secchione e viceversa” e celebra, appunto, anche i “viceversa”, i pupi e le secchione…
«Sì, perché ormai da qualche anno anche gli uomini sono particolarmente attenti alla cura del proprio corpo. Oggi pensano a delinearsi le sopracciglia, a depilarsi...».

Ma lei da ragazzo quanto è stato pupo e quanto secchione?
«Ero tremendo. Ne ho combinate talmente tante che diventerei diseducativo per chi legge… Posso solo dire che, a proposito della mia attitudine allo studio, all’ultimo anno di liceo avevo tutti “n.c.”, non classificato. Volevo essere bocciato perché a scuola stavo troppo bene. Quello che mi ha salvato, e lo dico sempre con orgoglio, non è stata la cultura ma la curiosità».

E oggi si sente più pupo o più secchione?
«La voglia di essere frivolo c’è, così come il desiderio di sbagliare, di disobbedire, altrimenti senza errori non si impara. E, aggiungo, c’è anche la voglia di eccedere».

Mi racconti un eccesso.
«Quello che mi ha insegnato di più è un “eccesso” vissuto a 16 anni. A quell’età capitava che il sabato sera, tra ragazzi, si bevesse birra o altro. Essendo un capoclan, un sabato dissi: “Non voglio più bere se non acqua”. Cominciai a berne alle cinque del pomeriggio fino alla sera tardi, raggiungendo un totale di 17 litri. Morale: sono finito in ospedale e ho capito che anche l’acqua, in eccesso, fa molto male».

A lei piacciono di più le pupe o le secchione?
«A me piacciono molto le donne e la femminilità la trovo una componente importante. Molto spesso dietro a quel modo di apparire eccessivo si nascondono fragilità e insicurezza. Al contrario non sono attratto da quelle ragazze che vogliono ostentare cultura o che vogliono mettersi in competizione. Le trovo noiose».

Una caratterista dei pupi di oggi è quella di essere molto presenti sui social.
«Io preferisco essere sociale e quindi mentre vivo non pubblico. Non vado al cinema per riprendere il film ma per guardarlo. Se ho voglia di comunicare qualcosa del mio intimo, faccio una chiamata ai miei amici o ai miei genitori».

In questo programma ritroverà al suo fianco Francesca Cipriani, con cui ha lavorato a “Colorado”.
«Mi piace molto, la trovo sincera, ed è la dimostrazione che talvolta anche il sapere una cosa in meno non va a ledere la bontà e l’intelligenza di una persona. E poi è sempre gentile e sorridente».