Home TvReality e talentRicky Martin: la vita e la carriera del nuovo direttore artistico del serale di “Amici”

Ricky Martin: la vita e la carriera del nuovo direttore artistico del serale di “Amici”

Dopo l’invito a “C’è posta per te”, non è un caso che Ricky Martin oggi si trovi sul palco del talent show, tra l’altro nel ruolo di consigliere e motivatore dei ragazzi

Foto: Ricky Martin, all’anagrafe si chiama Enrique come suo papà

05 Aprile 2019 | 09:10 di Alessandro Alicandri

Per raccontare la vita di un personaggio così, non può bastare un solo articolo. Ma per spiegarvi chi è davvero il nuovo direttore artistico di squadra nel serale di “Amici”, è sufficiente ricordare il suo primo incontro a Sanremo 2017 con Maria De Filippi. La conduttrice si è presentata sul palco con un cucchiaio di legno, chiedendogli se gli ricordasse qualcosa del suo passato. «Lo usavo da bambino ma non di certo per cucinare» ha detto lui «per me era il microfono, volevo già cantare».

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Dopo l’invito a “C’è posta per te”, non è un caso che Ricky Martin oggi si trovi sul palco di un talent show come “Amici”, tra l’altro nel ruolo di consigliere e motivatore dei ragazzi: il suo primo provino musicale l’ha fatto a 11 anni per entrare nella boy band Menudo. Rifiutato all’inizio perché non era abbastanza alto, non ha desistito e ce l’ha fatta. Il suo obiettivo, però, era quello di fare canzoni da vero protagonista.

I genitori di “Rick” (così si fa chiamare dagli amici), uno psicologo e una ragioniera, si sono separati quando lui aveva solo due anni. A causa del divorzio travagliato, non ha avuto un’infanzia felice.

Anche la passione per la recitazione è nata da bambino quando, grazie a degli annunci trovati dal padre, ha trovato sfogo al suo estro con dei piccoli ruoli nelle pubblicità. «La mia prima serie da attore l’ho fatta a 15 anni in Argentina» racconta. «Poi mi sono trasferito in Messico per fare teatro».

Nonostante abbia avuto ruoli importanti anche da adulto (in “General Hospital” nel 1994 e “American Crime Story” nel 2018), cantare rimane la sua più grande passione. «La musica è da sempre per me come una religione e una medicina» dice. «Ho avuto la fortuna di avere in fretta un successo che è arrivato in ogni angolo del globo». Si riferisce a quando, nel 1996 ha fatto ballare il mondo intero con il brano “(Un, dos, tres) Maria”.

Il singolo, acquistato da sei milioni di persone, è diventato uno degli inni assoluti di quel decennio. Ricky lo portò anche al Festivalbar, in un’esibizione di cinque minuti che è rimasta impressa nella memoria collettiva.

Quello spirito fresco e sensuale non si è esaurito, anche se la sua vita artistica ha avuto momenti di crisi. Dopo la prima ondata di successo, passata da brani come “Livin’ la vida loca”, “She bangs” o le romantiche “Nobody wants to be lonely” e “Private emotion”, il suo destino sembrava aver cambiato del tutto rotta.

«A un certo punto è come se le persone mi avessero perso di vista e poi riscoperto» ha detto alla luce dei nuovi successi musicali come “La mordidita” e “Vente pa’ ca”. «Ho capito che alla fine ero io che stavo riscoprendo me stesso».

Proprio in quel periodo ha avuto inizio una nuova carriera in tv come giudice di “The Voice” in Australia e in Messico, per poi arrivare al più recente “La banda”, al fianco di Laura Pausini, un talent dove ha creato, proprio com’era successo per i Menudo, un gruppo di giovani cantanti di origine latino-americana.

«È sempre emozionante seguire chi calca per la prima volta un palco importante» spiega. «Mi dà modo di trasferire agli altri le cose che ho imparato a fare e gli sbagli da non ripetere». A tal proposito Ricky Martin, nonostante le difficoltà avute da bambino, ha dato vita a una famiglia unita: a gennaio 2018 si è sposato con il compagno Jwan Yosef. La coppia ha tre figli: Matteo, Valentino e da pochi mesi Lucia, ottenuti con la maternità surrogata, pratica legale in una buona parte degli Stati Uniti.

«I miei bambini, che considero i migliori amici che abbia mai avuto, sono felici di viaggiare sempre con noi» racconta. «La stabilità non si misura nello stare fissi in un solo posto, perché noi genitori per primi dobbiamo essere la loro stabilità».