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12 Febbraio 2018 | 14:34

Stefano De Martino «Mi sono buttato…in una bella avventura»

L’inviato de «L’Isola dei famosi» racconta la sua esperienza in Honduras, tra dirette e nostalgia

 di Solange Savagnone

Stefano De Martino «Mi sono buttato…in una bella avventura»

L’inviato de «L’Isola dei famosi» racconta la sua esperienza in Honduras, tra dirette e nostalgia

Foto: Stefano De Martino

12 Febbraio 2018 | 14:34 di Solange Savagnone

A separare Stefano De Martino dall’Italia ci sono 9.592 chilometri, sette ore di fuso orario e un collegamento Internet ballerino che rende un’impresa quasi impossibile parlare con lui. Ma stoico come si addice al suo ruolo, l’inviato in Honduras de «L’isola dei famosi» riesce a trovare un angolino dove il cellulare ha campo per raccontarci come sta andando questa nuova avventura: «Sono molto contento. Si è creato un bel gruppo con le 150 persone della produzione. E i risultati ci stanno dando grandi soddisfazioni».

Ora che sei laggiù, puoi dirci se l’esperienza che stai vivendo è come te la immaginavi?
«Assolutamente sì. Con i ragazzi che lavorano assieme a me è come se stessimo vivendo un’Isola dentro “L’isola”. Non stacchiamo quasi mai e stiamo sempre insieme. Parliamo del programma, testiamo le prove, montiamo i filmati del day time, scopriamo attraverso i video chi regge tra i naufraghi e chi invece cede… Me lo immaginavo proprio così, con tutte le difficoltà del caso».

A questo proposito, qual è la cosa più difficile del tuo lavoro?
«Non riuscire ad avere un contatto visivo con Alessia durante la diretta rende tutto molto complicato. Il collegamento con Milano è impegnativo, perché non vedo quello che accade in studio e sento quello che dicono con alcuni secondi di ritardo. Il mio obiettivo è riuscire a gestire questo “tempo tecnico” in modo tale che da casa non se ne accorgano quasi. È un’ottima scuola e sto imparando tanto».


Nella prima puntata l’opinionista Mara Venier ti ha «criticato» perché eri troppo vestito. Nella seconda ti abbiamo visto più «scollacciato». Hai seguito il suo consiglio?
«Con Mara mi diverto e si scherza molto, ci piace giocare tra di noi. Siamo molto affiatati, anche perché la conosco bene al di là del personaggio televisivo. È una persona genuina come me, dice sempre quello che pensa. Lei mi vorrebbe più “spogliato”, però il mio ruolo non me lo consente. E poi mi sentirei a disagio a condurre in costume. D’altra parte, di nudi ci sono già i naufraghi (ride). E comunque non mi faccio condizionare dai giudizi altrui, semmai dalle condizioni atmosferiche! Qui piove di continuo. Da quando sono in Honduras (Stefano è partito lo scorso 15 gennaio, ndr) ci sono stati soltanto tre giorni di sole. Ma anche se c’è bel tempo ci copriamo per non essere divorati dagli insetti».

La tua giornata tipo in Honduras?
«Adattarmi al nuovo fuso orario non è stato semplice. Ho ancora un po’ di disturbi da jet lag, ma così ho anticipato l’inizio della giornata. Mi alzo infatti molto presto, verso le 5.30. Faccio colazione, mi alleno e poi, a seconda della giornata, sperimentiamo le prove e seguiamo la vita dei naufraghi durante il montaggio dei servizi».

Cosa cambia la sera della diretta?
«Alle 10 arriviamo in palapa (la capanna dove si ritrovano i concorrenti per la puntata, ndr) e alle 14.30 andiamo in onda. Durante la diretta stiamo lì al coperto, alternandoci con gli esterni in spiaggia per la “prova ricompensa” o quella per il “peor” e il “mejor”. Ma lavorare con questa pioggia è difficile, ci sono problemi tecnici, la palapa si allaga spesso. Per fortuna abbiamo una grande squadra che sistema tutto».

Finita la puntata cosa fai?
«Ho un calo di tensione pazzesco. Per le successive due ore mi isolo da tutto e tutti in una sorta di camera di decompressione. Poi vado a cena con i ragazzi della produzione e stiamo svegli fino alle tre di notte, quando in Italia sono le 10 e arrivano gli ascolti. Nel frattempo, magari, registro il commento di alcuni contenuti del day time».

Se ti alzi prima delle sei, significa che dormi pochissimo.
«In effetti riposo poche ore, anche perché qui c’è un’aria meravigliosa. Sei in mezzo alla natura, non hai lo stress della città. Mi godo questa dimensione e faccio una vita sana».

Anche a tavola?
«Sicuramente mangio molta più frutta e verdura. Anche se ci siamo abituati alla cucina locale, abbiamo uno chef italiano che ci coccola e a volte prepara dei piatti tipici facendoci sentire un po’ a casa. Facciamo come i classici italiani all’estero, che ovunque vadano devono mangiare gli spaghetti!».

Oltre al cibo, cosa ti manca di più? Cinema, musica, tv…
«Grazie a iTunes, Netflix e allo streaming vedo anche alcuni film in italiano. Ma non sono tecnologicamente esigente, uso i social e il telefono con moderazione: preferisco vivere la vita reale».

Nel tempo libero cosa fai?
«Tante cose. Ognuno di noi contagia gli altri con i propri hobby. Pioggia permettendo, si va a pesca o a cavallo. Viviamo la vita tra di noi, anche perché all’esterno non c’è molto da fare. La città più vicina è La Ceiba, dove ci sono dei centri commerciali, ma che non offre alcun tipo di intrattenimento. Ho visto molta povertà in Honduras ma anche tante persone felici, ospitali e positive».

Come ti tieni in contatto con tuo figlio Santiago?
«Mi manca tanto la nostra quotidianità, ma quasi tutti i giorni facciamo delle video chiamate. Mi racconta della scuola, oppure io mi invento dei giochi da fare a distanza, mi travesto o gli mostro animali strani come le iguane. Era così contento quando nella prima puntata l’ho salutato prima di gettarmi dall’elicottero!».

E con i naufraghi come te la stai cavando? Tentano di impietosirti per avere del cibo?
«Nonostante alcuni momenti di ilarità, vedo che ci sono grossi disagi. Io stesso non capivo quanto potesse essere difficile vivere così, tra pioggia, digiuni, convivenza forzata e insetti. Finché non lo provi sulla tua pelle non sai cosa ti aspetta o come reagiranno il tuo corpo e la tua mente. In ogni caso, riesco a tenerli a distanza e sono molto rigido. Anche perché hanno scelto loro di partecipare e sapevano a cosa andavano incontro. Questa non è certo una punizione che è stata loro imposta!».