Home TvReality e talent“Temptation island”: vi sveliamo come è stata realizzata la colonna sonora

“Temptation island”: vi sveliamo come è stata realizzata la colonna sonora

Il reality di Canale 5 è giunto al termine e noi abbiamo deciso di scoprire la verità su uno degli aspetti più interessanti e curiosi di questo reality ormai popolarissimo

Foto: Serena Spena al confronto con Davide Varriale in uno dei momenti clou di questa edizione, supportato da una musica capace di creare un'atmosfera thriller

22 Ottobre 2020 | 9:07 di Alessandro Alicandri

Mentre martedì 20 ottobre si è chiusa su Canale 5 un’altra edizione di successo di “Temptation Island” abbiamo deciso di scoprire la verità su uno degli aspetti più interessanti e curiosi di questo reality ormai popolarissimo. Dietro gli amori e i tradimenti raccontati da Alessia Marcuzzi c’è un aspetto in particolare che da sempre ci colpisce: le canzoni che accompagnano le avventure dei protagonisti.

Noi ne abbiamo parlato con chi se ne occupa, scoprendo che non esiste un solo consulente musicale ma due persone, come direbbe Alessia Marcuzzi, “del tutto inaspettate”: il regista Andrea Vicario (da anni segue anche “Amici” e “Tú sí que vales”) e l’editor Fabrizio Baglio (da anni all’opera sui programmi di Maria De Filippi).

Prima di cominciare ad approfondire il tema, cerchiamo di chiarire con Fabrizio Baglio in cosa consiste il ruolo dell’editor. «Sono come uno scrittore che decide in quale capitolo del libro inserire i dettagli della sua storia, solo che qui è tutto vero» spiega. «Ho davanti a me le immagini dei 21 giorni nei villaggi e devo fare in modo che tutto sia comprensibile, corretto e restituisca un’immagine fedele, per così dire, di queste storie d’amore».

La musica è un aiuto indispensabile. «Noi non incontriamo le coppie, non vogliamo sapere niente di loro, nemmeno quali sono le loro canzoni preferite. Ma appena vediamo cosa succede nel villaggio costruiamo un immaginario» spiega Vicario. «Spesso scegliamo brani che riportano alle loro origini geografiche» dice Baglio. «Altre volte invece cerchiamo brani noti della loro generazione o legati a ciò che accade». Sembra semplice, ma perché le loro scelte vengono spesso definite geniali? «Uno dei motivi per cui secondo me piace così tanto la musica di “Temptation” è che abbiamo carta bianca» dice Baglio. «Proprio per questa libertà con Andrea facciamo certe litigate! Lui vorrebbe solo brani in italiano, io invece ne vorrei di più in inglese o in spagnolo che possano dare sfumature diverse ai racconti».

È il caso di “Como yo te amo” di Raphael, usata come sottofondo della fuga dal villaggio dell’attore Ciro Petrone per raggiungere la sua Federica a “Temptation Island Vip” nel 2019. Era un pezzo quasi sconosciuto che ha avuto un picco di ascolti in streaming proprio grazie a quell’episodio. «E pensare che Andrea all’inizio era scettico. Io invece l’avevo sentita una volta in una pubblicità e volevo riproporla» rivela Baglio. «A volte ci confrontiamo fino alle tre di notte» ribatte Vicario. «Poi torno a casa, mi metto a letto e penso ancora a quale brano inserire».
Un grande lavoro è stato fatto in questa edizione con Davide, il fidanzato di Serena. «Quando vedeva la fidanzata a suo agio con i single, accecato dalla gelosia, rimaneva in silenzio per ore: non avevamo una reazione verbale ma dovevamo raccontare cosa stava succedendo in lui» spiega Baglio. «Così abbiamo immaginato i suoi pensieri trasformandoli in musica».

Sempre importanti sono i falò, dove la musica si fa... thriller. «Sfogo la mia passione per i kolossal del cinema. Solo lì usiamo quasi sempre gli stessi brani: è il segreto della forte identità del programma».

In effetti “Temptation” non ha niente a che vedere con qualsiasi altro format in tv. «È uno strano caso di reality con telecamere molto visibili ma in cui tutti si sentono liberi» spiega Vicario. «Credo che il segreto sia, per assurdo, la nostra discrezione. Siamo lì al servizio del loro “viaggio nei sentimenti”, a prescindere dall’esito finale». «C’è così tanto da fare che riusciamo a crogiolarci poco nelle soddisfazioni» conclude Baglio. «Non amiamo nemmeno farlo, in verità: vogliamo solo che il pubblico si appassioni».