“Tú sí que vales”, Teo Mammucari: «Se boccio qualcuno è per il suo bene»

Il giudice “cattivo” si difende e svela un trucco che sa solo Gerry Scotti

Teo Mammucari
13 Novembre 2021 alle 08:59

C̕è un giudice più inflessibile di Teo Mammucari a “Tú sí que vales”? Lo abbiamo visto resistere agli inviti alla clemenza degli altri giurati, di Belen e di chiunque altro. Niente da fare: un suo “no” è un “No!”. Così molti concorrenti lo temono. Ma lui non si sente severo e li rassicura: «Sono solo sincero».

Teo, non si fa influenzare mai dagli altri giudici?
«Se dovesse succedere, non starei lì. Ognuno porta un punto di vista diverso, questa è l’idea».

Così però finisce che spesso fa la figura del “cattivone”. Come quando è stato l’unico a non dire sì a un gruppo di acrobati e Gerry Scotti ha dato loro il suo indirizzo di casa perché potessero rigarle l’auto... A proposito, spero che fosse un indirizzo falso.
«Ma certo, Gerry scherza. Lui viene vinto dal sentimento e dice bravo a tutti. Ma io non mi sento severo. Io faccio del bene a quelli che boccio! Se faccio i complimenti a uno che non è bravo e quello torna a casa e pensa di essere un fenomeno, poi è peggio. Perché lo spettacolo non è un mestiere che puoi fare per caso. Lo scegli perché ce l’hai dentro. Perché non ne puoi fare a meno».

Diciamolo: lei è il più coraggioso dei giudici. Gli altri scherzano, ma poi chi si butta è Teo. Si è lanciato in una piscinetta da otto metri d’altezza, ha saltato sui teli con gli acrobati... Cosa scatta in quei momenti?
«Il fatto è che io sogno sempre di esibirmi. Sulla poltrona del giudice mi sento come quei calciatori che per l’età devono fare gli allenatori, ma vorrebbero essere in campo a giocare. Penso sempre: “Quanto mi sarebbe piaciuto farlo io!”. Certo, poi rischi anche la brutta figura».

Si è mai fatto male?
«Solo una volta, tirando un pugno a un cocomero. Dieci giorni di lividi. Pazienza».

È un tipo che si butta?
«Io sono fatto così. Penso che ogni cosa vada affrontata di petto e bisogna dirle: “A noi due!”. Anche il dolore va guardato in faccia. Come in questa pandemia. Ci ha portato sofferenza ma ci ha anche fatto capire il valore delle cose. A me tra l’altro ha mandato a monte una tournée teatrale che era già pronta, con tanto di titolo: “Più bella cosa non c’è”. Non mi sono messo a piangere, non mi sono lamentato. Affronto le cose come ho sempre fatto».

A proposito, come ha passato i mesi di lockdown?
«Nel dramma sono stato fortunato, oppure ho avuto intuito, non lo so. Fatto sta che, pochi giorni prima che chiudessero tutto, ho accompagnato mia figlia Julia in Brasile, il Paese della mamma. Lì ci siamo ritrovati bloccati per tre mesi in un albergo di Florianópolis. Erano tutti terrorizzati perché arrivavamo dall’Italia. Non ci pulivano neppure la stanza. Potevamo passeggiare solo nell’androne. Cucinavo io in camera. È stato brutto ma anche molto bello: il rapporto con Julia è diventato più forte».

Allora “Più bella cosa” si riferisce a lei?
«Non solo. Parla delle cose belle della vita nonostante i guai, dell’arcobaleno dopo la tempesta».

Ecco, parliamo delle cose belle. L’anno scorso ha pure vinto “Il cantante mascherato”...
«Ho battuto in finale Al Bano, vi rendete conto? E non sono un cantante professionista. Però so suonare, conosco la musica».

È anche un campione di padel. E in trasmissione l’abbiamo vista brandire una racchetta da tennis…
«Ho vinto un megatorneo di padel in coppia con Filippo Bisciglia. In finale abbiamo battuto Paolo Bonolis».

Ma lei vince sempre?
«Quando stai bene i risultati arrivano. E poi ho imparato dagli scacchi».

In che senso?
«Li ho imparati a scuola e mi hanno insegnato tanto. Il Re, per esempio, è la tua vita: se te lo prendono è finita. Ma se lo sai proteggere, puoi vincere. Quando gioco c’è sempre un momento in cui penso: “Sono spacciato!”. Poi mi calmo, guardo meglio, e trovo una soluzione. Una mossa migliore».

Qual è la mossa migliore per convincere il giudice Mammucari?
«Unire la tecnica all’emozione. Io le so distinguere, ma mi rifiuto di farlo. Guardo l’esibizione come uno spettatore qualsiasi e voglio essere stupito».

E la mossa peggiore? Che cosa non bisogna fare mai davanti al giudice Mammucari?
«Non amo quando i concorrenti raccontano i loro problemi prima di esibirsi. Perché così ti influenzano. Tipo: “Ho scritto una canzone e voglio dedicarla a papà che non c’è più”. Va benissimo, ma me lo dici dopo aver cantato. Non prima. E poi voglio che si diano da fare per proporre cose nuove. Per esempio, non sopporto i prestigiatori che portano trucchi che si comprano nei negozi specializzati. Troppo facile».

Eppure a un mago ha detto: «Io avrei voluto essere questo, quindi per me sei il top».
«La manipolazione mi ha sempre affascinato. Mi ero anche iscritto a un corso, l’ho studiata per due anni. La gente pensa che sia facile, che basti “conoscere il trucchetto”, non si rende conto del lavoro che c’è dietro. Per cui quando incontro uno bravo, sì, lo ammiro davvero».

E non si esibisce mai come mago?
«A cena, con Gerry Scotti. O meglio: spesso finite le riprese andiamo a cena tutti insieme e al momento del dolce Gerry dice: “E adesso Teo ci fa un bel numero...”. Non posso dirgli di no».

C’è un bel rapporto con Gerry, vero?
«È nata un’amicizia vera. E mi fa un po’ da fratello maggiore. Lo chiamo Gerrone. Quando capita a Roma mi chiama: “Dai andiamo a mangiare”... non è scontato. E ci piacerebbe fare un programma insieme».

Sarebbe come unire il diavolo e l’acqua santa.
«Sì, un bel mix. Tra noi c’è la giusta complicità. Anzi, adesso svelo una cosa... Ci sono certi giochi magici in cui serve un complice che ti aiuti di nascosto. Nel mio caso il complice lo fa sempre lui. E adesso speriamo che gli altri non leggano l’intervista, se no mi avete rovinato la prossima cena».

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