Home TvRoberto Cenci: «A sette anni ho suonato per Gigliola Cinquetti»

Roberto Cenci: «A sette anni ho suonato per Gigliola Cinquetti»

Il regista di "All together now" ci parla della sua strepitosa carriera, a cominciare dall’esordio come musicista

Foto: Roberto Cenci

05 Novembre 2020 | 12:16 di Solange Savagnone

Conosco bene il piglio di Roberto Cenci. Era il 2018 e stavamo scattando il servizio di copertina di Sorrisi su “L’isola dei famosi”. All’improvviso arriva in studio e si mette a disporre i “naufraghi” per la foto. È un vulcano, Roberto. Ora però ha una dolcezza in più, inaspettata. Una serenità che forse si era persa nella frenesia del lavoro. Perché il regista più famoso della tv ha fatto centinaia di programmi. Tanto da perderne il conto (solo il lockdown l’ha fermato. «Ero come un leone in gabbia» dice). L’ultimo, in ordine cronologico, è “All together now”. «Il 19 agosto siamo partiti con i casting e il 6 ottobre abbiamo finito di registrare. Abbiamo preso tutte le precauzioni e non c’è stato nessun caso di Covid anche se eravamo 260 persone tra cast, “muro” e addetti ai lavori» ci racconta dalla sua casa milanese.

Roberto, adesso su quanti set è?
«Ora sto lavorando con Pintus a un nuovo, divertente progetto. Lui è stato una mia scoperta. L’ho conosciuto in un villaggio turistico nel 1994. Faceva l’animatore e me lo trovavo sempre accanto. Sapeva chi fossi, ma si poneva in modo educato e carino. Poi ho visto che aveva delle qualità. Così abbiamo iniziato a collaborare in alcuni programmi, come “Buona Domenica”».

Si ricorda la sua prima regia?
«“Trenta ore per la vita” con Lorella Cuccarini. Allora lavoravo con Beppe Recchia alle prime edizioni di “Buona Domenica” con Marco Columbro e Lorella (dal 1991 al ’93, ndr). Facevo il consulente musicale ma quando c’erano i balletti o le canzoni, Beppe affidava a me la regia. Lorella se n’è accorta e quando ha fatto la seconda edizione di “Trenta ore per la vita” e la sua prima edizione di “Buona Domenica” da sola (entrambi nel 1995, ndr) mi ha dato una possibilità. Devo tanto a lei, a Mediaset e a Giorgio Gori, l’allora direttore di Canale 5».

Infatti nasce musicista, non regista.
«Sì, come mio padre: era la chitarra del brano “L’appuntamento” di Ornella Vanoni. Ha suonato in tutti i dischi di Mina e Adriano Celentano. Sono cresciuto in quell’ambiente. La mia prima incisione l’ho fatta a 7 anni in un disco di Gigliola Cinquetti: suonavo il triangolo. Mi hanno anche pagato! A 8 anni ho versato il mio primo contributo all’Enpals».

Che preparazione ha avuto?
«Mi sono diplomato in percussioni e pianoforte al Conservatorio. In Rai sono entrato a 17 anni e seguivo le produzioni come musicista. La prima trasmissione, da musicista, è stata “Blitz” con Gianni Minà (1981-1984, ndr). Da lì sono arrivato a Mediaset come consulente musicale. Beppe ha visto la passione con cui lavoravo e avendo un grande istinto ha iniziato a lasciarmi fare. È stato il mio maestro insieme con Davide Rampello, un genio e un trascinatore. Ricordo che mi dava certe pacche sulla schiena…».

Un programma che ha segnato la sua carriera?
«“Saranno famosi” prima che diventasse “Amici”. Lo abbiamo varato io e Maria De Filippi. Siamo partiti con un programma che faceva vedere solo la parte finale dello studio. Non c’era la scuola e lo conduceva Daniele Bossari. Poi, un giorno, mentre guardavo due ragazzi che discutevano tra i banchi durante la pubblicità, li ho ripresi. Questa cosa mi ha illuminato, ho mostrato il video a Maria e dopo una serie di riflessioni venne l’idea di costruire la scuola per mostrare cosa accadeva. Siamo partiti quindi con Maria alla conduzione e abbiamo fatto il 36% di share».

Chissà quanti imprevisti durante le dirette che ha fatto…
«Una volta si è allagato lo studio di “Ciao Darwin”, con me e Paolo Bonolis che pattinavamo sull’acqua. Si era rotto uno dei due cilindroni da 300 litri dentro cui stava un concorrente, che per fortuna non si è fatto niente. Ma me la sono vista brutta anche a “L’isola dei famosi” quando Rocco Siffredi si è spogliato in diretta. Per fortuna sono riuscito a commutare l’immagine un secondo prima che si togliesse le mutande».

Come ha fatto a conciliare carriera e vita privata?
«Ho avuto la mia prima figlia a 21 anni e la seconda a 26. Ho fatto “Buona Domenica” per più di 13 anni. Le bimbe andavano a scuola e io nei weekend lavoravo sempre. Non è stato semplice seguire la loro crescita, anche perché nel frattempo mi ero separato. Per fortuna con la mia ex, Paola, siamo rimasti in ottimi rapporti. Poi ho conosciuto Rossella Brescia, ci siamo sposati e siamo stati insieme otto anni. Ci siamo lasciati perché non riuscivamo quasi mai a vederci. Però anche con lei ho un rapporto strepitoso. Poi c’è stata Edelfa Chiara Masciotta, da cui ho avuto Andrea, 10 anni, il mio amore. Adoro le mia figlie, ma lui l’ho avuto a 47 anni con un’altra consapevolezza. A 4 anni però si è ammalato di diabete, è stato un percorso difficile. Al momento mio figlio è il mio primo pensiero».

Non ha una compagna adesso?
«No, mi dedico ai figli e ai nipoti. È bello essere nonno. Lo scorso Natale per la prima volta lo abbiamo passato tutti assieme: figli, nipoti, Chiara e Paola, con i rispettivi compagni. Per me è stata una bellissima festa. Sono felice anche perché Andrea, dopo che ha vissuto in diverse città perché il compagno di Chiara faceva il calciatore, da due anni vive a Torino e non devo più girare l’Italia per stare con lui».

Per finire, ci sveli il momento più difficile della sua carriera.
«È stato il 7 ottobre di sette anni fa, era il mio 50° compleanno. Facevo la regia dell’evento “Gianni Morandi - Live in Arena”. Proprio mentre Ennio Morricone suonava la musica che amo di più al mondo, “C’era una volta in America”, ho saputo che mia madre era morta. Non stava bene, ma non immaginavo che se ne sarebbe andata in 36 ore. Non salutare un genitore che muore, come purtroppo abbiamo imparato durante il lockdown, è una delle cose più brutte che possa accadere. Da allora non ho più festeggiato il compleanno».