Rosanna Vaudetti: «Con questo abito ho fatto la storia della tv»

Il 26 agosto di 50 anni fa, vestita così, annunciò la prima trasmissione a colori

8 Agosto 2022 alle 08:11

Rosanna Vaudetti è raggiante di felicità: «Il mio vestito è diventato un pezzo da museo!». Fu lei, decana delle “Signorine Buonasera” della Rai e presentatrice accanto ai più grandi nomi dello spettacolo, da Corrado ad Alberto Sordi, a dare il volto e la voce al primo annuncio di una trasmissione a colori nella televisione italiana. Alle 15.50 del 26 agosto 1972, dal secondo canale Rai, lanciò la diretta a colori della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Monaco di Baviera. E per ricordare quel momento storico ha deciso di donare il vestito dell’annuncio al Museo della Tv e della Radio Rai di Torino (www.rai.it/museoradiotv/), dove verrà esposto dal 26 agosto a 50 anni esatti dall’evento.

Che effetto le fa vedere il suo vestito in mostra?
«Mi emoziona oggi come mi emozionai allora, allo studio annunci al primo piano della Rai di via Teulada, a Roma. Perfettamente consapevole che quello sarebbe stato un passaggio “epocale”: dalla tv in bianco e nero, quella materna, dei sogni, dei desideri e delle aspirazioni, alla tv a colori. Il bianco e nero era un sogno, dipingeva una vita migliore di quanto non fosse. Quando si passò al colore, capimmo che la tv mostrava la realtà per quella che era. Una rivoluzione: come il passaggio dal muto al sonoro nel cinema».

Quell’abito era suo?
«Mi era stato chiesto di indossare qualcosa di bianco, con un tocco di rosso. E io, che venivo chiamata spesso per presentare le sfilate di moda, telefonai alla stilista Mirella Di Lazzaro per sapere se poteva prestarmi qualcosa di adatto. Aveva un completo perfetto per l’occasione: gonna e blusa bianche, con disegni geometrici rossi e gialli e segni zodiacali nella fantasia. Io lo presi in prestito e, per paura di sciuparlo, misi solo il pezzo di sopra: sotto indossai dei pantaloni. Ma la stilista fu molto gentile e mi regalò il completo. In tutti questi anni non l’ho mai più messo, l’ho custodito in un cassetto. Adesso è il momento che diventi patrimonio di tutti».

Gli stilisti vi regalavano sempre gli abiti o fu una storica eccezione?
«In genere noi annunciatrici mettevamo abiti nostri. E non avevamo “stylist”. Così come avevamo fatto corsi di dizione, imparammo in un corso a truccarci da sole».

Il fatto di essere inquadrate a mezzobusto vi condizionava nel look?
«Un po’ sì: solo Nicoletta Orsomando, amica che mi piace ricordare perché è mancata proprio un anno fa, era perfetta da capo a piedi. Aveva persino le scarpe coordinate, con i tacchi. Io invece solo calzature comode: nessuno le avrebbe viste».

Perché scelsero lei per il primo annuncio a colori?
«C’era un esame da passare. Lo scoprii leggendo un annuncio sul “Corriere della Sera”. Mi trovavo all’estero per “Giochi senza frontiere” e chiamai in Rai delusa. Non mi avevano avvisato perché mi sapevano impegnata in Europa. Ma mi iscrissi in tempo e tornai in fretta e furia dall’Olanda la sera prima per partecipare al provino».

E lei lo superò brillantemente, arrivando prima.
«Mantenni il segreto con le colleghe: a quella prima prova tecnica sperimentale di colore, ne sarebbero seguite altre, che avrei annunciato sempre io. Finché, dal 1° febbraio 1977, le trasmissioni iniziarono tutte a colori».

Con il colore, c’erano nuance vietate nei vestiti perché davano problemi?
«Al contrario: i problemi li dava il bianco e nero. Non indossavamo il bianco, perché “sparava” (ossia risaltava troppo, ndr), ma abiti di colori pastello, che rendevano in video in una scala di grigi. Infatti il primo abito della tv a colori era bianco perché finalmente si poteva vedere!».

“Signorina Buonasera” adesso sarebbe considerato un appellativo sessista. Lei lo ha mai percepito come offensivo?
«No, mai. Quando ho iniziato, negli Anni 60, per una donna non era facile inserirsi e fare carriera. Però c’erano segretarie così brave che meritavano il posto dei direttori. Noi annunciatrici rappresentavamo la televisione. Mentre il televisore col tubo catodico era maschio, noi eravamo la tv: femmina. Madre, amica, sorella del pubblico. In fondo ho fatto una scelta femminista perché ai tempi si usciva di casa solo per sposarsi. Io, invece, ho lasciato la mia città, Ancona, e la famiglia per lavorare ed essere indipendente».

Tornerebbe a fare annunci oggi?
«Solo virtuali: manderei il mio ologramma, più giovane e affascinante (ride)».

E cosa indosserebbe?
«Una tuta aderente sexy, come quelle della serie di fatascienza “Spazio 1999”».

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