Samuel Peron: «Sono un ballerino sempre in viaggio»

Da insegnante di danza a inviato di "Camper" e "Weekly", per raccontarci la nostra bell’Italia

25 Giugno 2022 alle 07:59

Da ballerino a inviato e viaggiatore per Rai1. Samuel Peron, storico maestro di danza di "Ballando con le stelle", prima ha partecipato a "Oggi è un altro giorno" di Serena Bortone e ora è inviato di punta di "Camper", con Tinto e Roberta Morise, e blogger di viaggi in "Weekly", con Carolina Rey e Fabio Gallo. E questa estate gira l’Italia in lungo e in largo raccontandone le meraviglie.

Samuel, ci tolga subito un dubbio. Tornerà a "Ballando con le stelle" o questi suoi impegni sono l’inizio di un nuovo percorso?
«Lasciare o rimanere è una dinamica che non dipende da noi insegnanti ma dalle scelte di Milly Carlucci e dai suoi autori. Dipende anche dal vip che verrà coinvolto. È vero che io sono uno dei ballerini storici, ma chi può dirlo, dipende dalla telefonata che ci faremo Milly ed io tra agosto e settembre».

Con "Camper" e "Weekly" ci terrà compagnia nei mesi più caldi.
«Sì, sto viaggiando e mi sto divertendo molto, anche perché per preparare un programma “itinerante” devi tenere in considerazione tanti aspetti: la luce, le condizioni meteo, le persone intervistate che possono andare in tilt o dilungarsi nei racconti...».

Cosa la rende felice del viaggiare?
«I viaggi fanno rima con cultura. Viaggiare significa conoscere, entrare in contatto con nuove persone. In una parola: vivere. Io sono refrattario alla sedentarietà. E non dipende solo dal fatto che sono un ballerino».

Che tipo di viaggiatore è: improvvisato o organizzato?
«Dipende dal tipo di viaggio. Quando parto, non mi documento su quello che devo andare a visitare. Mi piace arrivare sul posto, guardarmi intorno e seguire un po’ l’istinto. Come in tutte le cose, tu puoi fare mille progetti ma ci sono sempre gli imprevisti e allora è meglio studiarsi le tappe un po’ alla volta».

Lei ha viaggiato molto?
«Sì, e ricordo con piacere Istanbul, Cape Town, Marrakech, New York. Sono stato in Kenya, in Madagascar e in molti Paesi europei. Vorrei tanto vedere Israele e tutta la Turchia».

Il suo luogo del cuore?
«L’isola di Nosy Be in Madagascar, ci sono stato due volte. Una terra magica come tutta l’Africa, d’altronde. Con i suoi paesaggi e la sua gente, mi ha arricchito il cuore e mi ha dato un’energia straordinaria».

Qualche aneddoto di viaggio?
«A Cape Town. Ricordo un giapponese, appena sceso dal taxi e derubato del portafoglio. La prima cosa che feci fu quella di offrirgli dei soldi ma lui si sentì offeso e si arrabbiò. Nella loro cultura non è ammesso ricevere denaro così. Un altro ricordo sono le scarpe che ho completamente consumato in una settimana da turista a New York. A fine viaggio ho dovuto buttarle via».

Qual è il souvenir più particolare che si è portato a casa?
«Una statuina e un tessuto batik dall’Africa».

Talvolta i viaggi cambiano. A lei è successo?
«Sì, quello in Kenya. Lì ho visto bambini che non avevano nulla».

Siamo in estate. Qual è quella impressa nella sua memoria?
«Non dimentico le estati da bambino e ragazzino. Quelle con mia nonna, passate al mare ma anche a imparare a fare il falegname, il manovale, l’elettricista. Ricordo che andavo con mio nonno a irrigare le coltivazioni o a raccogliere il fieno con mio padre».

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