Sanremo 2016 diventa Arcobaleno: l’intervista a Andrea Pinna

L'ex concorrente di Pechino Express e penna creativa de Le Perle di Pinna, racconta la sua rivoluzione virale

10 Febbraio 2016 | 15:20 di Alessandro Alicandri

Andrea Pinna è una personalità nota sul web, è stato uno dei concorrenti più divertenti e vincitore (con Roberto Bertolini) dell'ultima edizione di Pechino Express. Mi piace però descriverlo come una persona comune e piuttosto arrabbiata che con il suo grido d'aiuto, leggero e ironico, ha unito (quasi) tutti. Sanremo 2016, nel periodo storico decisivo per la lotta a favore dei diritti delle famiglie non tradizionali, diventa Sanremo Arcobaleno. Gli artisti sono stati invitati a indossare dei nastri con i colori dell'arcobaleno per raccontare, in modo silente, il sostegno alle lotte odierne della comunità LGBT (e non solo). Abbiamo intervistato Andrea (lo trovate su Facebook e Twitter, è il noto Le Perle di Pinna) per farci raccontare com'è nata l'idea e cosa si aspetta nei prossimi giorni di Festival.

Pensavi che l'iniziativa potesse prendere così piede?
«No, non me lo aspettavo nel modo più assoluto. Ho semplicemente fatto da amplificatore all'amico Luca Finotti, che ha dato il via con un tweet e poi mi ha chiesto di spargere un po' la voce estendendo il messaggio. Quando ho visto che Arisa aveva accolto l'iniziativa con entusiasmo ho capito che stava attecchendo».

Non tutti hanno partecipato.
«Io la vedo così: ieri alcuni potevano non sapere. Chi oggi non dovesse farlo o è contro...o ha una precisa volontà di non parlarne».

Cosa sta succedendo in queste ore?
«Un sacco di persone mi stanno contattando ringraziandomi. Voglio chiarire che non ho fatto nulla. Ho giusto inventato l'hashtag #SanremoArcobaleno ma avrei voluto che fosse #TuttiUguali. Io non sono un attivista LGBT, non lo sono mai stato, ma credo che nella nostra storia italiana non ci sia mai stato un momento storico più opportuno di questo per tenera alta, con un gesto, l'attenzione sul tema».

Perché è così importante che gli artisti diano un sostegno alla causa con il nastrino arcobaleno?
«Tutta la comunità omosessuale ha sostenuto e sostiene la musica dando tantissimo agli artisti, idolatrandoli tanto e a volte pure troppo. È venuta l'ora che, una volta tanto, noi si chieda qualcosa in cambio. Invece del bracciale Tiffany, vogliamo un nastrino arcobaleno».

Nella seconda serata, secondo te chi indosserà il nastrino?
«Punto tutto su Patty Pravo e Dolcenera. Attenzione, chi non lo fa non è che deve finire sotto l'inquisizione. È un bel gesto, chi non lo fa, pazienza. A volte dicono dei gay che siamo una lobby cattiva solo perché abbiamo la lingua più lunga e la sappiamo usare meglio degli altri».

Vorresti che il nastrino finisse addosso a molti più concorrenti uomini, vero?
«Assolutamente sì. Ma in fondo la vera vittoria non è vedere il più possibile i nastri in tv, ma notare già ora quanto sia stato facile arrivare lontano in così poco tempo. Sul web tutti ne hanno parlato, così tanto da arrivare in tv nel programma più seguito in Italia. Quello che sta succedendo è la dimostrazione che contro di noi ci sono solo quattro sfigati. Mi perdonerete, ma sono agguerrito, mi si gonfiano le vene sul collo (ride)».

Contento di aver visto il messaggio portato sul palco anche da Laura Pausini?
«Contentissimo e, nonostante le polemiche che ho letto in queste ore, io le credo e sono sicuro non lo faccia per avere un "ritorno" da parte del suo pubblico, perché magari chi la ascolta è per il 70% composto da persone gay. Non sono un fan della sua musica, ma sono convinto, come ha fatto in altre occasioni, che le sue intenzioni siano pure».