Home TvSebastiano Somma: «La gente mi rivuole in tv? Io sono pronto!»

Sebastiano Somma: «La gente mi rivuole in tv? Io sono pronto!»

Dopo i successi in televisione, manca al suo pubblico da cinque anni. A Sorrisi racconta cosa ha fatto e cosa farà

Foto: Sebastiano Somma

07 Gennaio 2019 | 15:10 di Stefania Zizzari

Sebastiano Somma è andato, insieme con altri popolari artisti, ad augurare il buon Natale ai pazienti ricoverati all’ospedale Gemelli di Roma. Poi si è diretto a Fontana Liri, in provincia di Frosinone, per ritirare il Premio Marcello Mastroianni alla carriera. Per strada non riesce a fare un passo senza che qualcuno gli chieda: «Ma quando la rivediamo in televisione?» oppure: «Facciamo un selfie?». Per un attore che da oltre cinque anni non si vede in tv, non è male...

Sebastiano, non si direbbe che è fuori dalla tv da tutto questo tempo...
«Già. Ancora mi riconoscono in tanti, sento un grande affetto intorno a me. Evidentemente ho seminato bene».

È stato protagonista di fiction che hanno realizzato ascolti straordinari.
«Le tre serie di “Sospetti”, in onda tra il 2000 e il 2005, hanno avuto ascolti di circa 12 milioni di telespettatori. Lì interpretavo il magistrato Luca Bartoli. Poi è arrivato “Un caso di coscienza”, con cinque serie tra il 2003 e il 2013, e lì il mio avvocato Rocco Tasca è stato seguito da una media di oltre sei milioni di spettatori. Potrei dire di essere stato il precursore delle serie “legal” in Italia».

Sono numeri notevoli.
«In quegli anni non riuscivo a mettere la testa fuori dalla porta, tanto era l’affetto delle persone».

Le manca tutta quella popolarità?
«Certo che mi manca la televisione, ma sono tranquillo e sicuro che qualcosa di bello arriverà. Nel frattempo sto crescendo, seminando, sono curioso di cose nuove, non resto fermo. Nella vita di un attore ci sono alti e bassi e non soffro di questo, so bene che è così. Ho ormai una mia forza e una solidità acquisite nel tempo».

In questi anni a cosa si è dedicato?
«Al cinema e al teatro. Mi sono divertito a sorprendere il pubblico con personaggi insoliti. A teatro vengono a vedermi anche tanti giovani e questo mi gratifica. Dal 20 febbraio sarò in tournée in giro per l’Italia con “Lucio incontra Lucio”, uno spettacolo di cui curo anche la regia, che mi vede in scena con nove musicisti ed è dedicato a Lucio Dalla e Lucio Battisti. E nel 2019 comincerò le riprese del film per il cinema “Viper” per la regia di Massimo Bonetti. Una storia tosta, drammatica, a cui tengo molto». 

E a chi le chiede quando torna in tv cosa risponde?
«Che vorrei tornare, e tornerò, ma con progetti interessanti. Mi piacerebbe molto interpretare personaggi che esplorino aspetti ancora sconosciuti della mia terra, che è la Campania. Napoli è molto raccontata ultimamente, ma mi sembra che ci siano ancora troppi stereotipi, mentre non è approfondito l’aspetto magico e surreale dell’essere napoletano. Detto questo, se mi dicessero di riprendere domani “Un caso di coscienza” sarei l’uomo più felice del mondo: è una serie della quale sono stato innamorato. E lo sono ancora».

Sta andando a ritirare un premio intitolato a Marcello Mastroianni. L’ha conosciuto?
«Sì. Avevo 20 anni e stavo camminando in via Cola di Rienzo a Roma. Lui era sul set, seduto in un momento di pausa. Mi sono fatto coraggio e l’ho avvicinato. Gli ho detto: “Maestro, sono un giovane attore, posso chiederle qualche consiglio?”. E lui: “Vie’ qua, mettete a séde vicino a me”. Poi non ricordo più niente, data l’emozione immensa che provavo nello stare seduto accanto a lui. Quello che mi colpì fu la sua semplicità. La stessa che ho poi ritrovato nei grandi maestri con i quali ho avuto la fortuna di lavorare».

Che cosa le hanno insegnato?
«Aldo Giuffré mi raccomandava di stare sempre con gli occhi e le orecchie spalancate, anche dietro al palco: “Hai da prendere da tutti” diceva. Giorgio Albertazzi per darti consigli raccontava aneddoti di vita. Gigi Proietti, con cui ho lavorato in “Remember me?” a teatro, mi ha insegnato i tempi comici della battuta, la tecnica per strappare il sorriso. Con Nino Manfredi ho fatto la commedia musicale “Io Jane, tu Tarzan”: mi ha suggerito di usare sia la tecnica che il cuore. Alberto Sordi infine mi ripeteva: “Si arriva alle persone più con le emozioni che con la tecnica”».

Cosa desidera per il 2019?
«È stato un anno così così e per questo il Capodanno sarà in qualche modo liberatorio... Vorrei fare un bel viaggio e tornare in America, un Paese da cui manco da troppo tempo». ■