“Alice in Borderland”: la serie da vedere dopo “Squid game”

Sono in moltissimi a riscoprire la serie giapponese in streaming su Netflix. Ecco perché guardarla

28 Ottobre 2021 alle 12:17

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Il successo planetario di “Squid Game”, ancora in prima posizione tra le serie più viste in Italia e ormai detentrice dello scettro come serie più vista di sempre su Netflix, ha portato il pubblico a riscoprire molte produzioni analoghe per trama, tematiche o impatto. Tra queste, quella che più le si avvicina è “Alice in Bordeland”, disponibile sempre su Netflix.

Tratta dalla graphic novel “Imawa no Kuni no Alice” di Haro Aso, “Alice in Borderland” è ambientata in Giappone e più precisamente a Tokyo. Protagonista è un giovane perdigiorno con una passione ossessiva per i videogame: Arisu. Insieme ai suoi due più cari amici, il ragazzo si trova catapultato all’improvviso in una desolata e insolita versione di Tokyo, svuotata dei suoi abitanti e arena di continui giochi mortali in cui i pochi esseri umani ancora presenti, sono costretti a sfidarsi per rimanere in vita. Dopo l’incontro con Usagi, una giovane e combattiva donna, Arisu prova a risolvere con lei il mistero più grande: cosa ci sia dietro al gioco e come provare a uscirne.

A differenza di “Squid Game”, i partecipanti alle sfide mortali proposte in “Alice in Borderland” non partecipano per loro volontà. Sono costretti. Così come lo sono a compiere gesta inenarrabili e spesso molto dolorose per restare in vita. In “Alice in Borderland” scorre sangue a profusione e la violenza, emotiva e fisica, non viene centellinata. I giochi riguardano la logica - non a caso il protagonista è un gamer esperto - più che la semplice competizione o la prestanza fisica: vince chi riesce a trovare una soluzione per uscire dal gioco usando il ragionamento. 

“Alice in Borderland” è un survivor game più cervellotico di “Squid Game” e i suoi partecipanti sono uomini e donne con situazioni di vita diverse, che si sfidano per sopravvivere. Alla loro quotidianità prima del salto in quel folle e spietato mondo, i protagonisti tornano di continuo con flashback, spesso strappalacrime, che li raccontano e ci permettono di affezionarci a loro. Un'interessante indagine su come la mente umana reagisce sottoposta a stress e come l’essere umano si approccia alla morte. Cosa possono amicizia e amore quando in palio c’è la propria vita? Cosa si è disposti a fare pur di salvaguardarsi? Esiste un’umanità inossidabile in grado di renderci umani sempre? La serie non dà vere e proprie risposte, ma apre a una riflessione filosofica accessibile dal grande pubblico.

“Alice in Borderland” è una serie con un buon ritmo e tanta suspense, le cui otto puntate si guardano tutte d’un fiato. Le prime seguono uno schema abbastanza classico di “un gioco a episodio” per poi aprirsi a una narrazione più complessa. Per gli amanti delle serie tutte sangue, intrigo ed emozioni forti, quella scritta da Yoshiki Watabe, Yasuko Kuramitsu e Shinsuke Sato, è di sicuro da vedere se non l’avete ancora fatto.

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