Carlo Verdone: «Per girare “Vita da Carlo” ci vuole un fisico bestiale»

Parla tra un ciak e l’altro della nuova stagione della sua serie tv: «Sveglia alle 5 del mattino, a letto presto e niente cene fuori»

5 Dicembre 2022 alle 08:25

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John Lennon in “Beautiful boy” cantava: “La vita è quel che ti succede mentre sei impegnato con altri progetti”. Chissà se un beatlesiano doc come Carlo Verdone accetterebbe di sentirsi proporre queste parole come trama super sintetica per la sua serie televisiva “Vita da Carlo”. Probabilmente sì, perché la seconda stagione, che lui ora sta girando e che noi vedremo nel 2023 sulla piattaforma streaming Paramount+, riprende l’idea della prima. Ovvero un ritratto molto simile al vero della sua imprevedibile quotidianità: «Trionfi, gioie, sconfitte e imprevisti della vita di Carlo Verdone» racconta lui stesso a Sorrisi dal set.

Nella prima stagione Verdone si trovava a gestire una candidatura a sindaco di Roma e un innamoramento con la sua farmacista di fiducia (non sveliamo i finali: le dieci puntate sono ancora disponibili su Prime Video). Che cosa potremo vedere invece l’anno prossimo? «Sarà un altro racconto pieno di situazioni che si capovolgono, che si mettono al meglio, che danno una speranza che all’improvviso può crollare… Insomma, è una tensione continua che coinvolge tutta la mia vita, dal lavoro ai rapporti con gli amici» dice.

Com’è nata l’idea di dare un secondo capitolo a “Vita da Carlo”?
«Non è che fosse già stata progettata: è nata dal successo della prima stagione».

In “Vita da Carlo” si è misurato per la prima volta con una serie televisiva. Cosa le ha insegnato questa esperienza?
«Ho imparato che per affrontare uno sforzo del genere bisogna cominciare ad allenarsi con grande anticipo. È una fatica fisica e, soprattutto, mentale. Si corre continuamente, dalla mattina alla sera, e per non fare cose fatte male ci si deve preparare bene: curare la memoria, essere molto disciplinati. Per tre mesi si fa quasi una “vita da soldato”: sveglia alle cinque del mattino, a letto alle nove e mezzo di sera, senza far nulla di “sociale”, perché tutte le energie se ne vanno sul set».

Allenare la memoria: ci fa capire qual è la sfida?
«Ogni attore ha le sue tecniche... E per forza: non ne troverà mai uno che sa tutto a memoria e non si aggancia alla battuta precedente attraverso un “marchingegno mentale” che solo lui sa trovare. Io ho dovuto imparare a memoria più di 300 pagine, cosa di una difficoltà mostruosa che, appunto, ti impone di “partire” molto prima. Poi, certo, sono avvantaggiato dal fatto di aver contribuito alla loro scrittura (Verdone non è solo il protagonista della serie e uno degli autori, ma cura anche la regia alternandosi con Valerio Vestoso, ndr), ma non è che questo sia decisivo, perché 300 pagine le dimentichi in un batter d’occhio. Ecco perché, oltre alla cura del fisico e della tua capacità di resistenza, serve soprattutto un bel “massaggio” al cervello per immagazzinare tutto».

Nel cast ci sono nomi che incuriosiscono: Sangiovanni e Maria De Filippi. Ci racconta che ruolo avranno?
«Non sono stati scelti per fare numero con le celebrità: sono tutti legati al racconto. Maria De Filippi, per esempio, è collegata a Sangiovanni: quando lui vivrà una crisi, per sbloccarlo io mi rivolgerò a Maria, che sa come prenderlo, rincuorarlo, sostenerlo e consigliarlo per il meglio».

Ma come entra un Sangiovanni nella quotidianità di Carlo Verdone?
«Nella serie ripartiamo dal mio desiderio di fare un film “d’autore”. Voglio intitolarlo “Maria F.” ed è tratto da uno dei racconti che fanno parte del mio libro “La carezza della memoria” (Maria era una prostituta incontrata dal giovane Carlo, ndr). Il produttore è molto perplesso e rilancia dicendomi: “Te lo faccio fare solo se mi dai un personaggio che mi porti i giovani al cinema”».

E quindi?
«Quello è un ragionamento che non esiste, ma lui insiste e chiede alla figlia una lista dei protagonisti del mondo musicale che hanno più follower. Lei, però, non ha dubbi: “Prendete il mio idolo Sangiovanni!”. Così dare a lui il ruolo di me stesso ragazzo diventa l’unica opportunità che ho per fare il mio film. Lo incontro e conosco un ragazzo di 19 anni che però non c’entra nulla con me. Lui è di Vicenza e io di Roma. Lui è timido e io no… Insomma, mi sembra un personaggio uscito da un film esistenzialista di Jean-Luc Godard. All’inizio ho mille dubbi, ma devo accettare».

Il Verdone della serie sarà felice del suo lavoro?
«Il film non verrà come lo vorrei io, penso, e quindi stancamente vado avanti nella preparazione. Però con Sangiovanni, sensibile, introverso, ma con improvvisi momenti di solarità, nascerà un rapporto e attraverso lui si riuscirà anche un po’ a capire un certo mondo dei giovani di oggi, e questo mi sembra importante. Da me Sangiovanni prenderà un po’ di mestiere e di esperienza, mentre io prenderò da lui un po’ di linfa giovanile. I giovani sul set danno grande energia!».

Incontreremo, però, anche due suoi “vecchi amici” come Christian De Sica e Claudia Gerini…
«Anche loro saranno legati al mio personaggio. Christian De Sica lo trovo a una “reunion” di ex compagni di scuola del nostro Collegio Nazareno. Claudia Gerini è la protagonista di un film in cui Gabriele Muccino mi coinvolge per un cameo, e con lei ricorderemo i nostri successi passati, anche in maniera nostalgica».

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