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“Chernobyl”, quel giorno in cui tutto tremò

Su Sky Atlantic un emozionante telefilm racconta il più grave incidente nucleare della storia

Foto: Chernobyl

10 Giugno 2019 | 15:05 di Paolo Fiorelli

Sembra incredibile, ma il disastro di Chernobyl avrebbe potuto essere molto peggiore di quello che già sappiamo. Senza il sacrificio dei “liquidatori”, accorsi a fronteggiare l’emergenza pur sapendo di esporsi a un altissimo livello di radiazioni, il materiale radioattivo avrebbe raggiunto le falde acquifere e nuove esplosioni lo avrebbero disperso nell’atmosfera, contaminando l’intera Europa.

Ma oltre a queste luci ci sono anche le ombre: l’incidente fu causato da una serie spaventosa di errori e imprudenze umane, che si sommarono alla scarsa sicurezza delle centrali atomiche sovietiche. E la volontà, tutta politica, di nascondere al mondo la portata dell’evento ostacolò i soccorsi ed espose migliaia di persone a rischi inutili.

Ora la miniserie “Chernobyl”, in onda dal 10 giugno su Sky Atlantic, racconta tutti i retroscena del peggior incidente atomico della storia, quello che il 26 aprile del 1986 vide esplodere il reattore nucleare della centrale in Ucraina (allora parte dell’Unione Sovietica).

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La ricostruzione degli eventi è spettacolare, minuziosa e impressionante, ma la serie si concentra soprattutto sul coraggio di chi evitò che il disastro potesse essere ancora peggiore. Emily Watson, che interpreta la scienziata Ulana Khomyuk, racconta a Sorrisi: «Non so se sarei stata capace dell’eroismo dei primi soccorritori. Ma lo spero. Bisogna trovarsi in quelle situazioni estreme per scoprirlo». L’attrice inglese, due volte candidata all’Oscar, è entusiasta del personaggio: «Ulana non è la solita mamma o moglie piangente che spesso mi propongono al cinema. È abituata a battersi per la verità in un sistema basato sulla fedeltà cieca e sulla propaganda: è una donna veramente tosta».

Stellan Skarsgård invece dà il volto a Boris Shcherbina, un alto funzionario all’inizio preoccupato soprattutto di evitare i danni dello “scandalo”, ma che presto si rende conto del dramma in corso. Riflette l’attore svedese: «La serie ci racconta anche i pericoli delle ideologie. Perché se credi che il tuo sistema sia perfetto, allora non puoi ammettere gli errori. E li devi nascondere con la menzogna. È proprio quello che è successo a Chernobyl: mentre moltissimi uomini si prodigavano per capire le cause del disastro e per evitare che non si ripetesse mai più, altrettanti cercavano in tutti i modi di insabbiare la verità o di trovare un capro espiatorio qualsiasi. Pur di giustificare il sistema di cui facevano parte».

LA CITTADINA È CONTAMINATA ANCORA OGGI

Una città-fantasma. Questa è oggi Prypjat, il luogo abitato più vicino alla centrale nucleare di Chernobyl (da cui dista solo 3 chilometri): i suoi 47 mila abitanti furono “provvisoriamente“ evacuati pochi giorni dopo l’incidente e non sono più tornati: la radioattività è ancora troppo alta per viverci (ma si possono fare brevi visite guidate). Intorno all’area proibita, invece, oggi le condizioni di vita sono tornate pressoché normali. Il bilancio definitivo resta difficile da stabilire: secondo le stime del Chernobyl Forum, convocato nel 2003 a questo scopo, le vittime delle malattie causate dalla nube radioattiva sarebbero oltre 4 mila.