Home TvSerie tvFabio Volo e la sua nuova serie «Untraditional». L’intervista

Fabio Volo e la sua nuova serie «Untraditional». L’intervista

Lo scrittore e conduttore ha scritto e recitato una commedia in 9 episodi in onda sul canale Nove nella quale interpreta se stesso

Foto: Fabio Volo in «Untraditional»

04 Novembre 2016 | 13:00 di Barbara Mosconi

Il 9 novembre, Fabio Volo debutta sul Nove con una serie tv intitolata «Untraditional» di cui si fregia di essere ideatore, attore e produttore esecutivo. Anche se modestamente, e ironicamente, aggiunge: «Se ti fermi a guardare ?Untraditional? sperando di guardare "Breaking Bad", vai al cinema». In tutto sono nove puntate da 40 minuti di cui la prima è già disponibile sulla piattaforma Dplay.

Perché un titolo straniero: «Untraditional?»
«Perché nonostante sia piena di personaggi italiani, la serie ha un respiro diverso, già nella ?L? del titolo c'è disegnata la Statua della Libertà».

Cosa significa essere «untraditional»?
«Essere non convenzionali».

Perché hai scritto questa serie tv?
«È una cosa che avevo lì da un po' di anni, come quei libri che dici di voler leggere, ?La Recherche? di Proust, ?L'Ulisse? di Joyce. Mi dicevo: ?Appena ho un attimo?? ».

E poi hai colto l'attimo.
«L'anno scorso io e Johanna (Jóhanna Hauksdóttir, la sua compagna, ndr) siamo andati in Islanda perché doveva partorire il nostro secondo figlio. Nel cortiletto della famosa casa-di-legno-islandese-in-mezzo-al-niente c'era uno stanzino porta attrezzi, ci ho messo una scrivania, una sedia e due candele e lì ho scritto».

In America la chiamerebbero «comedy». E in Italia?
«È una commedia dove c'è un mix fra realtà e fantasia, lo scopo è lo stesso, ridere. Nel mondo ce ne sono tante di queste ?comedy? dove un personaggio famoso interpreta se stesso».

Di cosa parla la serie?
«Ci sono io, Fabio Volo, che ho scritto una serie tv ambientata a New York e sto cercando un produttore. Così vado in Rai, da Sky e Mediaset nella speranza che qualcuno la compri».

Fabio Volo recita Fabio Volo.
«Racconto la mia vita, ma mischio la verità con la finzione. La mia compagna è la mia compagna, ma il mio agente non è il mio vero agente (è un amico che nella vita reale vende impianti stereo), mio figlio si chiama Mattia (i miei figli veri si chiamano Sebastian e Gabriel). Mescolo degli ingredienti per creare confusione».

Non ti confondevi pure tu e a casa chiamavi tuo figlio Mattia?
«Riesco ancora a dividere bene. Io sono Fabio Volo, la mattina lavoro a Radio Deejay, scrivo libri, vado da Fabio Fazio la domenica sera».

Chi sono gli altri personaggi della serie?
«La mia compagna e il mio agente, rappresentano i miei due mondi, la famiglia e il lavoro. Poi c'è il tecnico della radio e Paola Iezzi, che fa una mia ex fidanzata un po' stalker. Oltre a tanti camei. Tutti i personaggi famosi, da Vasco Rossi a Maria De Filippi (la lista dei personaggi è nella foto gallery qui sopra, ndr), recitano se stessi e sono venuti, come si dice, in amichevole partecipazione».

Com'è stato per Johanna recitare con te?
«Johanna è stata bravissima, con lei recito in inglese, come parliamo a casa, infatti i nostri dialoghi sono sottotitolati. Le battute un po' gliele scrivo e un po' le improvvisa. Dove litighiamo non c'è bisogno di scrivere niente».

Quanto ti sei divertito a fare questa serie?
«Tanto divertimento, ma anche tanta fatica. In un episodio vengo fermato per strada da un ragazzo che mi vuole picchiare perché la sua fidanzata ha letto un mio libro e lo vuole lasciare. Ho ironizzato sulla mia persona, la mia fisicità, il mio lavoro, ma anche su chi ha problemi fisici, su Roberto Saviano, sono stato politicamente scorretto».

Si può ironizzare su tutto?
«No, su tutto no. Secondo me esiste una cosa che è il buon senso, mia nonna lo chiamava: ?Un po' di quello che ci vuole?. Io, per esempio, non sono d'accordo su alcune battute di Charlie Hebdo. Comunque dipende dall'atteggiamento, se l'ironia la fai per offendere o per alleggerire la situazione».

Della serie sei pure produttore esecutivo: oltre a scriverla e recitarla ci metti i soldi?
«No, però decido come spendere i soldi. Se il budget per una scena è troppo elevato, la scena dopo la giro sulla panchina dei giardini. Decido cosa è funzionale e cosa non lo è. Si possono fare cose belle con pochi soldi».

Quanto «poco» è costata?
«Diciamo che se ?Il giovane Papa? è costato 40 milioni di euro, noi non arriviamo a 1 milione».

Tu quanto sei «untraditional»?
«Lo sono nel momento in cui sono riuscito a fare le cose a modo mio, con il mio stile. Per me non è avere il tatuaggio o rifiutare un lavoro con lo stipendio fisso. Nel Far West io sono ancora con gli indiani, poi da vecchio diventerò un cow boy».

Stai già scrivendo la seconda stagione di «Untraditional» o un nuovo romanzo?
«Ho vagamente un'idea del nuovo libro, ma parto sempre da idee vaghe. Dovrei mettermi a scrivere la seconda stagione della serie e c'è un film che vorrei scrivere da due anni. Ma mi piace anche fare il papà!».