Home TvSerie tvGomorra 2, Cristina Donadio: “La mia Scianel è una iena”

Gomorra 2, Cristina Donadio: “La mia Scianel è una iena”

E' il nuovo personaggio femminile della serie tv, un'eroina negativa che piace molto al pubblico

Foto: Cristina Donadio nei panni di Scianel  - Credit: © Ufficio Stampa, Emanuela Scarpa

25 Maggio 2016 | 14:20 di Antonella Luppoli

Sguardo truce, animo malvagio e look appariscente. All’anagrafe Annalisa, per il pubblico di Gomorra – La Serie semplicemente Scianel. Il personaggio interpretato da Cristina Donadio, ogni martedì alle 21.10 su Sky Atlantic, è già entrato nel cuore degli appassionati per il suo essere iena in mezzo a tante belve. Sfrontata, eccentrica, sgradevole. A Sorrisi l’attrice partenopea ha raccontato i segreti del suo personaggio, mettendo a nudo l’anima dark di Scianel, ma anche quella più gentile di Cristina. La Donadio infatti oggi, come ieri quando calcava i palchi dei teatri di mezza Italia, si ritrova perdutamente innamorata del suo lavoro.

Chi è Scianel?

Una pessima persona (ride, ndr). Un personaggio femminile forte che non passa inosservato, per il suo aspetto fisico - il caschetto biondo-verdastro è un tratto distintivo inequivocabile – e per il suo temperamento. Fuma sempre e ha un hobby: il poker. Da buona giocatrice d’azzardo osserva molto ed è attenta a tutto. Incarna il male, declinato il chiave femminile, che spesso è peggio di quello maschile.

In che cosa le assomiglia?

Nella testardaggine, forse. Per il resto siamo molto diverse.

Come ha fatto a calarsi nei panni di una donna così distante da lei?

Per un’attrice avere tra le mani un personaggio così è un gran regalo. Hai la possibilità di giocarti in tantissime sfaccettature. Sono andata a pescare nella dark side della mia anima per darle linfa vitale: nei gesti, nello sguardo, nella camminata. Per anni ho lavorato in teatro e sono partita dalla mia esperienza per studiare questo ruolo: l’ho considerata come una grande eroina della tragedia greca o shakespeariana, lavorando poi sul contesto in cui Scianel si muove, quello della camorra. Ho cercato dei dettagli, era già un personaggio scritto molto bene e io mi sono messa lì a imbastire un abito. L’ho fatto dandole alcune caratteristiche precise.

Quanto è stato difficile?

Una cosa che mi è pesata molto è stato dover fumare così tanto. Io fumo, ma quattro-cinque sigarette al giorno e generalmente di sera. Nella scena in cui Scianel viene rapinata mentre è seduta al tavolo con le amiche e sta giocando a poker (andata in onda martedì 17 maggio, ndr) avrò acceso 80-90 sigarette circa. Ovviamente non le ho fumate tutte per intero se no non sarei qui ora (ride, ndr), ma è stato impegnativo.

Qual è secondo lei la cosa più sgradevole di Scianel?

Il suo malvagio egocentrismo. Fa male agli altri per salvare se stessa, solo se stessa. Anche suo figlio vive relegato in un ruolo di secondaria importanza rispetto al suo ego.

Questa è una delle principali differenze rispetto al personaggio di donna Imma Savastano (interpretato da Maria Pia Calzone), ruolo femminile d'eccellenza nella prima stagione ?

Sì, per donna Imma la famiglia veniva prima di tutto. Con pregi e difetti, è stata madre e moglie fino in fondo. Per Scianel non è affatto così. Poi, posso dirle un’altra cosa che mi irrita tantissimo di lei?

Certo.

La voce. Ho scelto un tono e un’impostazione che la rendono davvero sgradevole.

Secondo lei è riuscita quindi nella 'missione sgradevolezza'?

Questo non lo devo dire io, ma il pubblico.

Il pubblico si è già affezionato al suo personaggio, nonostante non abbia nessun lato positivo.

Scianel o la ami o la odi. Non ci sono vie di mezzo. I suoi occhi nascondono fragilità, frutto della sua storia che piano piano verrà fuori. Quando nasci in una famiglia camorrista l’alternativa di riscatto sociale purtroppo non la vedi, così diventi prigioniera di te stessa. È un destino segnato. Scianel è consapevole, sa benissimo quello che sta facendo, ma va avanti diritta per la sua strada. Non ha paura di nulla.

Non ha mai temuto che il suo personaggio incarnasse troppo il cliché della donna mafiosa?

Ho avuto molta paura di aver stereotipato troppo questa donna, mi sono tranquillizzata solo quando ho visto il prodotto finito, montato.

Perché non si era vista prima?

Non mi guardo mai, credo sia controproducente. Per essere credibile non devi fare un personaggio, devi esserlo. Se mi fossi messa davanti allo schermo, gli occhi di Cristina avrebbero guardato e giudicato Scianel. Sarebbe stato deleterio.

Scianel è una camorrista vecchio stampo: non si sporca mai le mani.

La sua arma sono gli occhi. Lei è un animale, la mente. Il braccio armato sono i suoi sgagnozzi.

Ma ce l'avrà anche qualche debolezza?

Non so se le possiamo chiamare debolezze, ma il rapporto con il figlio in galera permette allo spettatore di vedere una Scianel più umana. Lei sa che suo figlio è un debole e non vuole che diventi forte per prendere il suo posto, quello se lo tiene stretto, non vuole cederlo a nessuno.

Se con Raffaele è umana, con la fidanzata di Raffaele mostra invece tutta la sua ruvidezza.

Vuole che lei tenga vivo il desiderio di Raffaele nonostante sia in carcere: le allarga la camicia per dare profondità alla scollatura, la riempie di profumo, perché vuole che sia donna. Non la sopporta, questo è evidente, e quando scoprirà che tradisce il figlio con l’autista sfoggerà tutta la sua durezza.

Qual è la sua filosofia di vita?

Quann a capit tutte e’ cose vol dì che nun aj capit nient, poi se qualched’un s’adda fa male, si fa male’ (Quando pensi di aver capito tutto, non hai capito nulla e poi se qualcuno dovrà farsi male, si farà male). Questo è il suo motto. Che in sostanza riassume alla perfezione il suo stile di vita.

Ma da dove viene questo nome Scianel?

Dalla sua sfrenata passione per i profumi. Nessuno la chiama Annalisa, a volte mi capita solo in giro per strada che qualcuno mi riconosca e mi chiami "donna Annalì".

Non ha paura di rimanere intrappolata in questo personaggio?

Paura no. Ma voglio dire a tutti che quest'estate inizio a girare La Parrucchiera, una sofisticated comedy. La giriamo a Napoli e torno così ai ruoli più scanzonati.

Un duro colpo per il pubblico di Gomorra è stata la morte di Salvatore Conte (Marco Palvetti)…

Eh sì, "l’amico nostro spagnolo si né jut" (ride, ndr). È stato uno shock anche per me, non posso dire nulla sugli sviluppi della trama. Posso assicurare però che ne vedremo delle belle.

Vuole dirci che morirà qualcun altro?

Come dice il regista Stefano Sollima la narrazione ha bisogno di colpi di scena.

Qual è la vera forza di Gomorra?

In primis la grandezza dei registi e della sceneggiatura. Fa la differenza anche il gruppo di lavoro: costumisti, truccatori, assistenti di scena, tutti si spendono al cento per cento. E poi, senza alcuna presunzione, credo che noi attori siamo riusciti a incarnare i personaggi al meglio.

Una critica che viene mossa alla serie tv è la spettacolarizzazione di un fenomeno totalmente negativo come quello mafioso. C’è chi sostiene che mitizzi i boss della camorra. E’ d’accordo?

No, per niente. Mostrare la camorra per quella che è realmente la mette a nudo. Sono convinta che solo chi ha una predisposizione può subirne il fascino. Dove c’è un animo predisposto le mafie attecchiscono e così Ciro l’Immortale o Genny diventano eroi. Ma il problema non è di emulazione del taglio di capelli o del modo di parlare, diciamo la verità. Noi raccontiamo solo il male perché la camorra è questo. È il male. Non c’è consolazione né rimedio. E il cinema non deve avere per forza una funzione educativa, se no si farebbero film solo sui grandi poeti e le storie d’amore più romantiche.

Gomorra è cinema prestato alla tv?

Sì, per la mole di lavoro che ci sta dietro possiamo dire che ogni episodio è declinato come fosse una mini pellicola.

Come gestisce quest'ondata improvvisa di popolarità?

È una sensazione meravigliosa, Marco (D’Amore, ndr), Salvatore (Esposito, ndr) e Fortunato (Cerlini, ndr) me lo avevano detto che sarebbe stato così, l’affetto del pubblico mi lusinga e mi riempie di gioia. Non c’ero abituata.

È vero che aveva fatto il provino per il ruolo di donna Imma ma poi venne scelta la Calzone?

È vero. Maria Pia è stata bravissima, perfetta in quel ruolo. Col senno di poi posso dire che sono contenta che sia andata così, non sarebbe arrivata se no la mia Scianel.

E alla sua famiglia piace Scianel?

Sono tutti felici e mi prendono tutti un po’ in giro.

Dopo tanti anni a teatro per lei questo è un gran bel trampolino di lancio in tv, dati gli ascolti e la grande popolarità della serie. A chi deve dire grazie?

A mio padre che mi ha sempre sostenuto. A lui dedico la mia Scianel.