“Gomorra”: Ciro e Genny, l’ultima battaglia per il potere

Marco D’Amore e Salvatore Esposito ci parlano del capitolo finale: «Questo è un addio. Ma in futuro…»

18 Novembre 2021 alle 10:51

È una serie che ha fatto la storia. Nella classifica del “New York Times” è al quinto posto fra le produzioni non americane più importanti dell’ultimo decennio. Ma come tutte le cose belle, anche “Gomorra” giunge al termine. La quinta stagione, dieci puntate su Sky Atlantic dal 19 novembre, sarà l’ultima e vedrà di nuovo insieme Ciro (Marco D’Amore) e Genny (Salvatore Esposito). I due si erano ritrovati nella scena finale del film “L’immortale”, che fa da raccordo tra la quarta e la quinta stagione.

Genny scopre che Ciro, che credeva di avere ucciso (nel finale della terza stagione), in realtà è vivo.
Salvatore Esposito: «I primi due episodi sono un po’ il prima e il dopo “L’immortale”. Nel primo Genny scoprirà cos’era successo a Ciro. Nell’altro, capiremo il futuro dei due».
Marco D’Amore: «Il loro rapporto sarà infatti il filo conduttore di tutta la quinta stagione».

Ci anticipate qualcosa della trama e del vostro personaggio?
Salvatore: «Vedremo una nuova veste di Genny, che ha sempre sorpreso tutti e ha continuato in questa evoluzione verso il male. Dovrà affrontare più nemici e una situazione difficile con la moglie Azzurra e il figlio Pietro».
Marco: «Nelle mie note di regia ho definito questa stagione “notturna”, quasi vampiresca. Come se i personaggi fossero esseri allo stremo delle forze e in cerca di sangue. A questo aggiungo che sono riuscito a distruggere anche l’immagine del mio personaggio, che sarà fisicamente imbolsito».

Sicuri che la serie finirà per sempre?
Salvatore: «Su questo potranno rispondere gli amici di Sky, che detengono tutti i diritti. Fosse dipeso da me, non l’avrei fatta finire, ma è giusto così».
Marco: «Abbiamo affrontato questa stagione come se fosse l’ultima. Per noi è la fine. Ma è talmente bello il percorso di questi nuovi episodi, sono così potenti l’attacco, i personaggi e le dinamiche in cui sono coinvolti, che l’ultimo atto conta relativamente».

Come vivete questo addio?
Salvatore: «L’ho paragonato alla fine di una storia d’amore, che ha avuto i suoi pro e i suoi contro. In questo momento c’è la sofferenza di lasciare qualcosa a cui hai dato tanto, ma c’è anche la gioia di poter fare cose belle e di valore».
Marco: «Non avrei potuto chiedere e dare di più, ne sono uscito fisicamente distrutto, ma felice e in pace con me stesso».

Cos’è successo l’ultimo giorno di set?
Salvatore: «È stato emozionante, sono venuti tanti colleghi a salutarmi, abbiamo festeggiato con un buffet e ho ringraziato tutti. Tornato a casa ero da un lato triste, dall’altro felice. Sono stati sette anni belli ma difficili, pieni di responsabilità».
Marco: «È stato quasi comico, perché abbiamo finito al Centro direzionale di Napoli, uno dei luoghi che più rappresenta le promesse mancate di questa città. Eravamo in 150 a guardarci negli occhi, ci siamo stretti e ci siamo detti: “Lo abbiamo fatto”».

Marco, lei ha diretto sei puntate. Come ha gestito questo doppio ruolo?
Salvatore: «È stato molto difficile e faticoso. Ho girato le prime cinque puntate di fila, stando anche in scena. Sono stati otto mesi intensi. Dormivo due ore a notte. Quando ho finito ho avuto un crollo. Ma ora mi sono ripreso».

Come regista è stato meno esigente con Salvatore, visto che siete amici?
Marco: «Lui raggiunge vette di recitazione clamorose. È un attore completo e un uomo di grande intelligenza che avrebbe potuto approfittare della nostra amicizia. Invece era il primo sul set a tenere un minimo di distanza per salvaguardare il lato professionale del nostro rapporto».
Salvatore: «Marco è un grande. Non solo come regista ha un ottimo occhio, ma sa come confrontarsi e porsi con gli attori».

Salvatore, non è tentato dalla regia?
Salvatore: «Nella vita ho sempre detto “mai dire mai”, non mi pongo limiti».

Per tutti sarete sempre Ciro e Genny. Un onore o una condanna?
Salvatore: «Un onore e un privilegio. Starà poi a me creare altri personaggi iconici che possano restare nella memoria».
Marco: «Per me è stata una fortuna. Come dice Salvatore, toccherà a noi dimostrare che sappiamo fare anche altro».

Dopo “Gomorra” cosa vi aspetta?
Salvatore: «Ho due film in uscita nel 2022 e forse il mio libro “Lo sciamano” diventerà una serie tv. Poi tornerò negli Stati Uniti, ci sono progetti interessanti».
Marco: «A gennaio torno sul set, come regista e attore, per un progetto delicato e ambizioso: “Napoli Magica”, una produzione di Sky Arte a metà tra documentario e film, che racconta i miti della città. E poi con Salvatore stiamo lavorando a un progetto che potrebbe vederci di nuovo insieme».

Il riassunto delle quattro stagioni precedenti

La serie, tratta dal libro di Roberto Saviano, debutta nel 2014. Genny, figlio del boss di Scampia Don Pietro, viene addestrato a fare il boss da Ciro, fedelissimo di suo padre che non contento lo manda in Sudamerica. Da lì il ragazzo torna cambiato. Si mette contro Ciro e inizia una guerra sanguinosa fra fazioni finché trovano un accordo. Genny, stufo di vivere nell’ombra del padre, lo fa uccidere da Ciro che poi lascia l’Italia. Genny riconquista i territori dello spaccio di Napoli e gestisce gli affari del suocero, che però lo detronizza e gli fa perdere tutto. Con l’aiuto di Ciro, si rialzerà. La pace dura poco e Ciro si sacrifica per Genny che prova a cambiare vita, ma Ciro l’immortale non muore mai…

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