Jane Seymour è la protagonista della serie “Harry Wild” su Rete 4

Dopo essere stata dottoressa nel West, Bond girl e persino la Callas, l’attrice ci parla della fiction in onda su Rete 4

13 Giugno 2022 alle 08:57

Il suo nome sarebbe Harriet ma tutti la chiamano Harry, forse per la sua strafottenza e i modi “da maschiaccio”. È la simpatica protagonista della serie di Rete 4 “Harry Wild” (in partenza giovedì 7 luglio in prima serata) ed è un nuovo personaggio per Jane Seymour, che tutti ricordiamo come protagonista di “La signora del West”. Lì era un medico nel selvaggio Colorado; ora invece risolve casi gialli nella verde Irlanda...

Jane, come è nata questa Harry?
«L’ideatore David Logan me ne ha parlato e mi ha subito conquistata. Creare una serie con una protagonista 70enne è una scelta insolita, coraggiosa. Abbiamo costruito il personaggio insieme ed è stato divertentissimo. Harry è una professoressa in pensione che si intromette nei casi del figlio poliziotto. E li risolve tutti, nonostante lui non la voglia tra i piedi. E anche l’idea di darle per “spalla” un ragazzino, un delinquentello di strada, funziona».

Harry ha un bel caratterino. Sembra che le piaccia provocare, soprattutto il figlio...
«No, è solo che a 70 anni non ha tempo da perdere con gli idioti. Si ribella alle convenzioni. Credo che guardarla abbia un effetto liberatorio: molti penseranno: “Ah, se sapessi fregarmente di tutto come fa Harry...”».

In Italia lei è popolare soprattutto per la serie “La signora del West”. Cosa significa per lei?
«Moltissimo. E pensare che ai tempi non volevo fare una serie. Ma ero piena di debiti dopo un divorzio e dissi al mio agente: “Accetterò qualsiasi cosa”. E lui: “Ci sarebbe questa fiction. È una donna nel selvaggio West, è pure buona... chi vuoi che la guardi? Ti prenderà un anno al massimo”. Allora presi il copione e lo lessi in una notte, piangendo. Il resto è storia».

Già: 150 episodi e tanti premi, tra cui un Golden Globe per lei.
«Merito anche dell’intesa che c’era con gli altri attori. Ancora oggi ci sentiamo e ci vediamo. E lo stesso è successo con “Harry Wild”. Ogni weekend ci vedevamo a casa mia per provare».

La ricordiamo anche come “Bond girl” in “Agente 007 - Vivi e lascia morire”.
«Fu un’esperienza straordinaria: non avevo mai visto una produzione così gigantesca. Avevo 20 anni e neanche conoscevo bene la saga di cui avevo visto un solo film, “Licenza di uccidere”, quello con Ursula Andress. Mi portarono in Giamaica e a New Orleans. Roger Moore era così carino, mi faceva da tutore. E mi prendeva in giro».

È stata anche Maria Callas in “Onassis - L’uomo più ricco del mondo”.
«Per quella parte sono quasi morta. Dovevamo girare in gran fretta e avevo la bronchite: così mi diedero una dose di medicine esagerata. Persi i sensi, fui ricoverata, ebbi anche l’esperienza di uscire dal corpo: vedevo i soccorritori che cercavano di salvarmi... e per fortuna ci sono riusciti. Però sono contenta di quel ruolo, non solo perché ho vinto un Emmy, ma perché mio padre era un appassionato di opera lirica. Infatti all’inizio mi avevano offerto la parte di Jacqueline Kennedy ma io ho detto: “No, voglio la Callas!”».

Anche lei sembra un po’ ribelle, come Harry. Ha anche posato tre volte per Playboy...
«Si, ma mai completamente nuda. La prima volta fui praticamente costretta dal successo come “Bond girl”. La seconda l’ho fatto perché c’era un grande fotografo. La terza volta avevo 67 anni e volevo dimostrare che si può avere fascino a tutte le età».

Le hanno conferito una stella sulla “Walk of fame” di Hollywood e il titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. Cosa preferisce?
«La prima era per il mio lavoro da attrice, il secondo per le attività filantropiche. Però direi che per una ragazza nata a Londra essere premiata dalla Regina è il traguardo supremo».

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