Home TvSerie tv“La casa di carta”, la serie spiegata con 4 “perché”

“La casa di carta”, la serie spiegata con 4 “perché”

La serie Netflix di cui tutti parlano arriva alla terza stagione ed è un vero e proprio fenomeno nel mondo

Foto: "La casa di carta"

16 Luglio 2019 | 17:23 di Silvia Perazzino

È la serie tv di Netflix non in lingua inglese più vista al mondo. Un fenomeno senza precedenti i cui ingredienti base sono l’azione e l’adrenalina. Eppure si svolge tutta in un solo luogo: la Zecca di Stato spagnola a Madrid. Lì un gruppo di rapinatori capeggiati da “Il professore”, la mente del piano, mette a segno il colpo perfetto: riescono a stampare centinaia di milioni di euro con l’intento di goderseli in paradisi tropicali.

• "La casa di carta 3": ecco com'è. Le interviste video a Tokyo, Rio, Denver e agli altri personaggi del cast

La terza stagione in otto episodi sarà disponibile su Netflix dal 19 luglio, mentre proprio in queste settimane è stato annunciato che si farà anche la quarta. Se ancora non avete visto le prime due stagioni della serie di cui tutti parlano e avete intenzione di iniziare ora a vederla dal principio, qui vi offriamo alcune indicazioni utili per entrare subito dentro la storia.

• "La Casa di Carta 3": i trailer e la trama

Se invece fate parte del popolo (sempre più ampio) dei fan di “La casa di carta” e le prime due stagioni ve le siete già divorate, leggete direttamente questo articolo: "La casa di carta 3", il racconto e le anticipazioni dai protagonisti.

Noi di Sorrisi siamo stati a Madrid per incontrare il cast della serie spagnola. Potete trovare curiosità e delle interessanti anticipazioni (senza “spoiler”, tranquilli!). Ma andiamo con ordine...

Perché si chiama così?

L’azione si svolge all’interno della Zecca di Stato, il luogo dove si stampano i soldi, ovvero la “carta”. Luogo inespugnabile che la banda, con un piano pensato nei minimi dettagli, riesce invece a violare. E che crolla come un castello di carte.

Perché tutti indossano le maschere di Dalì?

Il gruppo di rapinatori indossa una tuta rossa (il rosso è il colore della rivoluzione) e si copre il volto con la maschera che ritrae in modo caricaturale il celebre pittore spagnolo Salvador Dalì. La maschera ne richiama subito alla memoria un’altra, quella della “graphic novel” del 1989 “V per Vendetta” e del fortunatissimo film che ha ispirato nel 2005. In quel caso la persona ritratta è Guy Fawkes, il militare e cospiratore inglese del 1500, eletto a simbolo della sfida al sistema. Anche in “La casa di carta” la maschera esprime il concetto di resistenza al potere e di vicinanza al popolo.

Perché i protagonisti hanno nomi di città?

A capo della banda troviamo un uomo mite, anonimo, che passa inosservato e che invece si rivela un fenomenale stratega capace di concepire il piano perfetto. Lo conosciamo come “Il professore” e nemmeno di lui sappiamo il nome (almeno all’inizio). Meglio mantenere l’anonimato, così se un membro della banda viene preso dalla polizia non può rivelare nulla degli altri. Ed è così che i rapinatori diventano Tokyo, Nairobi, Rio, Berlino, Denver, Mosca, Helsinki e Oslo. Ciascuno ha una competenza specifica: chi nel falsificare il denaro, chi nel forzare i sistemi di sicurezza, chi nell’uso delle armi...

Perché cantano “Bella ciao”?

Memorabile la scena in cui Il professore e Berlino, il braccio operativo durante l’assalto, cantano “Bella ciao”. Il padre del Professore era un partigiano, e lui ora ricorda gli ideali di giustizia e libertà del padre con i versi della canzone dei partigiani.