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La seconda stagione di «SKAM Italia» è rivoluzionaria

Remake dell'originale norvegese, la serie Timvision nel nuovo ciclo di episodi racconta l'omosessualità

20 Dicembre 2018 | 9:00 di Giulia Ausani

Tutti dovrebbero guardare «SKAM Italia». Non solo perché è una serie fatta bene, che finalmente riesce a dare un ritratto realistico degli adolescenti e del loro mondo, ma perché la sua seconda stagione è a dir poco rivoluzionaria per l’attuale panorama televisivo italiano. E sta avendo un successo incredibile: la serie diretta da Ludovico Bessegato e prodotta da TimVision con Cross Productions sta spopolando non solo tra gli adolescenti italiani ma anche tra gli stranieri (social come Tumblr sono pieni di fanpage dedicate alla serie, con utenti italiani che traducono gli episodi in inglese aggiungendo sottotitoli per chi non parla la nostra lingua), e persino Buzzfeed l’ha nominata in un articolo sulle serie non anglofone da tenere in considerazione. Per farvi capire la portata di «SKAM Italia», vi basti pensare che ogni settimana finisce per diventare un trend topic su Twitter (il 23 novembre, cioè il Black Friday, a un certo punto ci sono stati più tweet su Skam che sullo shopping).

Cos'è SKAM

Per chi ancora non lo sapesse, «SKAM Italia» è il remake della webserie norvegese «SKAM». Composta di quattro stagioni, ognuna incentrata su un personaggio diverso, è diventata un vero e proprio fenomeno di culto tra gli adolescenti di tutto il mondo non solo grazie alle tematiche affrontate e al realismo dei suoi protagonisti, ma anche grazie al format della serie, molto vicino al mondo degli adolescenti di oggi. Un format adottato anche dai vari remake: «SKAM Italia», come i suoi predecessori, è infatti una serie crossmediale che agli episodi combina foto di Instagram e screenshot di conversazioni Whatsapp tra i personaggi, rendendo di fatto il mondo di finzione più reale e vicino al pubblico di riferimento.

Una sensazione di realismo amplificata anche dalla struttura degli episodi: quasi ogni giorno sul sito della serie viene caricata una clip di durata variabile (dai due alla quindicina di minuti), ambientata precisamente nel giorno e nell’orario di pubblicazione. La clip pubblicata martedì 11 dicembre alle 11.55 quindi mostrerà una scena avvenuta esattamente in quel momento, e l’elemento social contribuisce all’impressione generale di star davvero seguendo la vita di un gruppo di amici, come gli adolescenti fanno davvero tra like su Instagram e chat.

Se il format rischia di creare un po’ di confusione in chi è abituato a una programmazione più tradizionale, niente paura: ogni sabato su Timvision viene reso disponibile l’episodio che raccoglie tutte le clip della settimana, quindi è possibile seguire «SKAM Italia» come una serie tradizionale (gli elementi social, pubblicati sul sito della serie, non sono poi così fondamentali per la trama, quindi niente paura).

Perché funziona

Il format un po’ contribuisce alla popolarità della serie, certo, ma la vera ragione del successo di «SKAM Italia» sono i suoi personaggi con le loro vicende. Skam in norvegese significa vergogna, e anche chi ha superato gli anni dell’adolescenza da un pezzo ricorda il senso di disagio tipico di quell’età, il sentirsi spesso fuori posto. «SKAM Italia» parla proprio di questo: non dei drammi da soap opera come «Gossip Girl» e «Dawson’s Creek» né degli eccessi di «Skins»; «Skam» offre un ritratto sincero, onesto e diretto dell’adolescenza, con i suoi turbamenti e i suoi dubbi.

Il regista Ludovico Bessegato (tra i produttori creativi di «Rocco Schiavone» e «Il cacciatore») ha preso i personaggi e le storie della serie originale e li ha adattati - molto bene - al contesto culturale italiano: i protagonisti quindi sono alcuni studenti del liceo J.F. Kennedy di Roma, all’italiano mescolano espressioni in romanesco e in compagnia cantano Calcutta e Cesare Cremonini. Le stagioni all’attivo finora sono due (la seconda si sta concludendo proprio in questi giorni) e sono disponibili sia sul sito ufficiale della serie, dove si trovano anche foto Instagram e screenshot di Whatsapp, che su Timvision.

La prima stagione segue le vicende di Eva Brighi (Ludovica Martino), alle prese con le prime difficoltà di coppia, con la timidezza e con nuove amicizie. Niente di veramente rivoluzionario se non nel modo in cui amore e amicizia vengono raccontati: in maniera diretta, con onestà e senza fronzoli, «SKAM Italia» affronta il tema spesso idealizzato del primo amore e lo ridimensiona, dando spazio ai primi dubbi e alle prime incomprensioni per costruire un racconto di formazione in cui (finalmente) una ragazza di diciassette anni decide di mettere se stessa e le sue amicizie prima del sogno romantico su cui cinema e tv insistono da sempre.

Tematiche LGBT senza stereotipi

Se la prima stagione offre una ventata d’aria fresca nel panorama televisivo dedicato agli adolescenti, è la seconda stagione (iniziata lo scorso 5 ottobre) ad alzare definitivamente l’asticella per tutte le future serie teen italiane. Il nuovo ciclo di episodi si concentra infatti su Martino Rametta (Federico Cesari), sul suo percorso di accettazione della propria omosessualità e sulla sua storia d’amore con il compagno di scuola Niccolò (Rocco Fasano). La rivoluzione qui non sta solo nell’avere un protagonista omosessuale o nel portare in scena per la prima volta in Italia un adolescente che fa coming out con gli amici, ma nel modo - onesto, vero - con cui l’omosessualità viene raccontata. Bessegato e Marco Borromei hanno scritto una stagione che annienta quegli stereotipi che spesso ancora oggi caratterizzano i personaggi omosessuali, tratteggiando così un personaggio, quello di Martino, che è semplicemente un adolescente come tanti altri. Solo che gli piacciono i ragazzi.

«È importante mostrare quanto sia normale», ha detto Rocco Fasano alcune settimane fa nel corso di una convention di «SKAM» a Oslo. «Ancora oggi purtroppo i diritti LGBT sono a rischio, e le persone LGBT spesso vengono derise o aggredite. Quindi è molto importante opporsi [a queste discriminazioni] e mostrare un amore spontaneo e genuino tra due ragazzi. Perché non c’è nulla di male in esso, e il mondo deve vederlo».

«Un paese come l’Italia ha bisogno di SKAM», ha detto Federico Cesari nel corso dello stesso evento. «Io penso che la gente debba darsi una svegliata: siamo nel 2018, ognuno deve amare liberamente perché l’amore è la cosa più bella che ci possa capitare, quindi perché odiare una cosa così bella? Non ha alcun senso».


E «SKAM Italia» non manca di sottolineare quanto la società italiana contemporanea sia ancora intrisa di pregiudizi. La stagione si apre infatti con alcune vere testimonianze audio di adolescenti LGBT che raccontano le loro storie di discriminazione, di come i genitori abbiano cercato di cambiare il loro orientamento sessuale, di come siano stati aggrediti per strada perché omosessuali. È in questo quadro che si inserisce il discorso (importantissimo) di Filippo, interpretato da Pietro Turano (che fa anche parte del direttivo di Arcigay a Roma), che ai pregiudizi dello stesso Martino risponde ribadendo l’importanza di una manifestazione come il Pride in un paese come l’Italia, in cui mostrare apertamente il proprio orientamento sessuale significa anche «rischiare la vita ogni volta che esci di casa».

«SKAM Italia» non nasconde quindi quanto sia difficile essere omosessuale in Italia, ma al tempo stesso racconta una storia positiva di ottimismo e accettazione. Quella di Martino infatti è soprattutto una storia di amore, amicizia e speranza: per la prima volta in una serie italiana un ragazzo fa coming out con i suoi amici, e la loro risposta non è di chiusura o discriminatoria. Anzi, oltre ad accettarlo cercano anche di dargli consigli di cuore. Ci sono tantissimi momenti di tenerezza tra Martino e Niccolò, e la rivoluzione di «SKAM Italia» sta anche in questo: se guardiamo alle rappresentazioni LGBT sul grande e piccolo schermo, spesso e volentieri sono costellate di tragedie. Le storie d’amore LGBT della finzione tendono a finire male: da «I segreti di Brokeback Mountain» a «Chiamami col tuo nome», le storie omosessuali più famose finiscono con un cuore spezzato o la morte di qualcuno. Sembra quasi che la rappresentazione LGBT debba passare per forza dalla tragedia, ed è quindi importante che i ragazzi oggi possano identificarsi in storie positive e più quotidiane come quella di Martino e Niccolò.

Malattie mentali e amicizia maschile

Questa stagione di «SKAM Italia» non si limita alle tematiche LGBT, ma affronta un altro tema che di rado viene trattato nella tv nostrana, ovvero quello delle malattie mentali. Anche in questo caso il modo in cui la questione viene affrontata è delicato ma diretto e soprattutto realistico, visto che lo stesso Bessegato ha dichiarato di aver parlato a lungo con diversi psichiatri per poter offrire agli spettatori un quadro onesto e non drammatizzato di un preciso disturbo di personalità.

In tutto questo, uno dei temi portanti della stagione resta quello - comune a molti teen drama - dell’importanza dell’amicizia. E proprio l'amicizia adolescenziale maschile viene rappresentata ribaltando gli stereotipi di genere. La tv e il cinema ci hanno infatti abituati ad associare le discussioni sui problemi di cuore ai personaggi femminili. Non capita infatti quasi mai di vedere amici maschi parlare delle loro situazioni sentimentali, né di vederli anche solo fare del banale gossip.

Qui è diverso: Giovanni (Ludovico Tersigni), Elia (Francesco Centorame) e Luca (Nicholas Zerbini) fanno anche quei commenti triviali tipici dei ragazzi della loro età, ma parlano con Martino di Niccolò e cercano di dargli consigli sentimentali, lo accompagnano dallo psicologo, mettono a soqquadro guardaroba e bagno per prepararsi a un’uscita fuori, puliscono casa ballando e cantando Cesare Cremonini. E la formula vincente di «SKAM Italia» alla fine sta tutta qui: nella semplicità e nell’onestà con cui racconta un mondo, quello adolescenziale, che forse non è poi così impossibile da capire.