“Maid”: perché vedere la miniserie Netflix tratta da una storia vera

Margaret Qualley è una giovane madre in fuga da una relazione violenta in questo struggente dramma

Margaret Qualley e Rylea Nevaeh Whittet sono le protagoniste di "Maid"  Credit: © Netflix
7 Ottobre 2021 alle 15:39

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Maid”, titolo della serie già in streaming su Netflix, tradotto vuole dire domestica - donna di servizio. Ideata da Molly Smith Metzler, scrittrice e produttrice di successo già dietro a prodotti tv come “Orange Is The New Black” e “Shameless”, è tratta dal memoir di Stephanie Land “Maid: Hard work, low pay and mother’s will to Survive”. 

La trama

Racconta la storia della venticinquenne Alex, qui interpretata dalla magnetica Margaret Qualley, che conosciamo a letto, sdraiata di fianco all’uomo da cui sta per fuggire, portando con sé la figlia di due anni Maddy (senza carinerie, la piccola Rylea Nevaeh Whittet è straordinaria). Scampata all’ennesima aggressione verbale e da un pugno finito per il momento sul muro, Alex prende la macchina e corre lontano. 

Purtroppo però è senza soldi e completamente sola. Mentre un countdown a video ci mostra come in poco tempo finisce la piccola somma a sua disposizione, assistiamo ai suoi pellegrinaggi alla ricerca di un posto in cui stare con la figlia. Scopriamo così del suo rapporto burrascoso con la madre Paula (Andie MacDowell), un’eccentrica artista che vive in un campo roulotte, e quello inesistente col padre Hank (Billy Burke)

Dopo aver ricevuto un’ingiunzione del tribunale da parte di Sean (Nick Robinson), padre di Maddy e suo ex compagno, per l’affidamento esclusivo della bambina, Alex si rivolge ai servizi sociali e a quelli per le donne vittime di violenza, per capire come fronteggiare il problema e riuscire a ripartire. “Maid”, nel corso delle sue dieci puntate, ci mostra il percorso che Alex compie per riprendersi la sua vita, a partire da un lavoro che le consente indipendenza economica e garanzie di affidabilità per la legge.  

“Maid” è un dramma che racconta la violenza sulle donne affidandosi a una storia che ne esamina i diversi risvolti - fisici e psicologici - in modo piuttosto canonico e quindi facilmente traducibile per il grande pubblico. A volte il percorso narrativo in cui inserisce la sua protagonista - e sua figlia - è però davvero troppo doloroso: salute mentale, alcolismo, povertà, solitudine vengono servite tutte insieme su un piatto, che per fortuna viene stemperato con struggenti parentesi di tenerezza e la straordinaria performance dei suoi protagonisti. 

Uomini e donne, nella prima squadra giocano perlopiù Sean e Hank: due uomini violenti, che solo dopo l’abbandono provano rimettersi in carreggiata con la terapia. Loro contraltare è il gentile - anche perché interessato - Nate (Raymond Ablack). La seconda è composta da donne che pagano le conseguenze di una presenza maschile nociva nelle loro vite: ci sono Alex in primis e sua figlia Maddy, c’è Paula. Ma ci sono anche altri personaggi femminili rilevanti: c’è Danielle (Aimee Carrero), che Alex conosce nella casa famiglia per vittime di violenza e che non ha la sua stessa forza di uscirne; Regina (Anika Noni Rose), ricca e triste, che dopo anni di tentativi di gravidanza non riusciti, viene lasciata dal marito mentre sta per accogliere un figlio non suo; c'è Denise (BJ Harrison), che diventa per Alex un aiuto prezioso. 

Il trailer

La definizione “misery porn”, letta più volte in associazione alla serie, non è del tutto sbagliata: “Maid” è una di quelle storie che per la sua drammaticità ti fa spesso dire “basta, non può succedere ancora altro”. E invece, immancabilmente, accade. Nonostante tutto, però, riesce ad accendere anche forti sentimenti di speranza: il coraggio e la tenacia della sua protagonista, la sua capacità di toccare il fondo per poi risalire ogni volta e la forza del legame con sua figlia, rendono tutto più accettabile e positivo. 

Non solo: oltre alla bravura del cast, anche il lavoro fatto nella messa in scena da John Wells (“Animal Kingdom”, “Shameless”) nei primi quattro episodi e dagli altri registi regala a “Maid” un look profondo e realista che aiuta a entrare nel racconto, nei suoi luoghi e nei sentimenti che la attraversano.

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