Home TvSerie tv“Manifest”, ecco i segreti del volo che sfidò il tempo

“Manifest”, ecco i segreti del volo che sfidò il tempo

Numeri, analogie, richiami: le curiosità della serie mistery che sta appassionando il pubblico di Canale 5. «L’idea è nata durante un viaggio in famiglia» racconta il creatore. «All’inizio i produttori mi dicevano di no, ma poi...»

Foto: I due protagonisti principali della serie tv “Manifest”: Melissa Roxburg e Josh Dallas

24 Luglio 2019 | 14:29 di Valentino Maimone

Prendi 191 persone, imbarcale su un volo diretto da Montego Bay, in Giamaica, a New York. E una volta atterrate, fai loro scoprire che non sono passate le poche ore che pensavano, ma cinque anni e mezzo. Nel frattempo non sono invecchiati di un giorno, mentre nella vita reale tutto è andato avanti normalmente.

È la trama di “Manifest”, la serie tv che ha collezionato record di ascolti negli Usa e sta andando alla grande anche da noi su Canale 5. Merito di un intreccio spazio-temporale che non può non far pensare subito a “Lost”, capostipite del genere, con un pizzico di “Ritorno al futuro” e venature di titoli del passato più o meno di successo. Ecco allora nove curiosità da sapere sulla serie del momento.

Misteri ad alta quota

Se ci limitiamo a questo secolo, “Manifest” è la quarta serie tv che parte da un evento misterioso collegato a un aereo di linea e ai suoi passeggeri. Quelle precedenti sono l’indimenticabile “Lost” (2004, tuttora visibile su Netflix), poi “Fringe” (2008, si può ancora vedere su Infinity) e “The strain” (2014, disponibile su Now Tv). Le prime due furono prodotte da J. J. Abrams, l’ultima da Carlton Cuse, anche lui tra i creatori di “Lost”.

Viaggi nel tempo

Un altro elemento fondamentale nella sceneggiatura di “Manifest”, gli spostamenti attraverso il tempo, si ritrova in diverse serie tv degli ultimi anni: da “Revolution” a “FlashForward”, da “The event” a “Terra Nova”.

Perché “Manifest”?

La parola manifest in inglese ha più significati: in questo caso si riferisce alla lista dei passeggeri di un aereo. Ma è anche un evidente riferimento al fatto di apparire o essere presenti in un certo luogo o in un determinato tempo, proprio come accade ai fantasmi.

Un fatto di cronaca

Era in vacanza con moglie e figli, durante un percorso in auto. Fu in quel momento che Jess Rake, creatore della serie, pensò: «Cosa potrebbe costringere i membri di una famiglia a separarsi, per poi ritrovarsi a rimettere insieme i pezzi delle proprie vite?». Si presentò con la sua idea davanti ai manager di vari network, ma venne sempre respinto. Poi, nel 2014, accadde qualcosa che forse cambiò le sorti del suo progetto: la scomparsa in circostanze misteriose di un aereo della Malaysia Airlines, mai più ritrovato. In quei giorni, Rake disse in un’intervista: «Ora la mia pazza idea collegata a un volo è diventata un po’ meno irreale…». Di lì a poco ripropose il soggetto di “Manifest” alle televisioni americane. E in poco tempo ottenne un contratto dalla Nbc.

828

L’aereo al centro di “Manifest” ha un numero, l’828 della compagnia Montego Air, cruciale per l’intera serie. Compare in tutte le sue possibili combinazioni e in ogni episodio. Per esempio: il numero dell’appartamento di uno dei protagonisti, Michaela, è 414 (la metà di 828). Il totale degli episodi è 16 (2x8). In una occasione, Michaela legge ad alta voce il versetto della Bibbia 8:28. A riprova del fatto che gli autori si sono probabilmente divertiti a stuzzicare la curiosità degli spettatori appassionati di numerologia.

Ritorno al futuro

Non è solo lo spostamento spazio-temporale a collegare “Manifest” con la celebre saga di “Ritorno al futuro”: il produttore esecutivo della serie è quel Robert Zemeckis che diresse tutti gli episodi della trilogia di Marty McFly e “Doc” Brown.

Omonimie

In “Manifest” il direttore della Nsa, l’Agenzia per la sicurezza nazionale americana, si chiama Robert Vance. Stesso nome di un personaggio di “The Office”, Bob Vance, interpretato da Bobby Ray Shafer (sotto), e di uno di un’altra serie, “NCIS”. Parliamo di Leon Vance, interpretato da Rocky Carroll.

I precedenti di Josh

Non è la prima volta che Josh Dallas (il Ben Stone della serie) interpreta un personaggio influenzato dal tempo e più giovane di quanto sia nella realtà. Prima di “Manifest”, infatti, era stato Prince Charming nella serie “Once upon a time”, un trentenne con una figlia coetanea e un nipote adolescente.

A scatola chiusa

Per decidere di accettare la parte, a Josh Dallas è bastato leggere soltanto il copione dell’episodio pilota. Da quel momento non ha voluto sapere nient’altro del suo personaggio. E ha chiesto di ricevere le indicazioni di ciascun episodio soltanto poco prima di girare le scene.